Volare nel Vuoto: percepire il Centro di noi stessi

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IL PASSAGGIO

 

Ho spesso affermato quanto, per molti aspetti, nella nostra crescita personale siamo soli. Questa affermazione non vuole togliere nulla al fatto che siamo interconnessi e che ognuno influenza l'altro in maniera sottile o anche molto evidente, nemmeno voglio sminuire la nostra partecipazione a dimensioni invisibili delle quali non abbiamo pienamente consapevolezza ma che sono “al nostro fianco” e parte di noi.

E' anche vero, però, che in precisi momenti quando un certo percorso ha esaurito la sua forza e quando abbiamo acquisito una certa maturità in una determinata “tematica di vita” ecco che ci possiamo trovare nel vuoto e lì possiamo percepirci soli.

Questo vuoto da molti è stato descritto in vario modo e per sua natura esso accoglie ogni definizione, tante sono le possibilità di percezione che ognuno ha. In queste righe posso esprimervi il mio punto di vista affinchè possa emergere, alla mia consapevolezza e forse anche in quella di coloro che sentiranno di leggere questo scritto, ulteriori elementi.

 

IL VUOTO E LA VALIGIA

 

Nel vuoto sappiamo che è celato alla nostra percezione il pieno, cioè il multiuniverso in tutta la sua varietà e potenzialità di manifestare la vita e l'evoluzione. Parliamo spesso di vuoto ove, in realtà, difettiamo nella nostra capacità di percezione.

Queste riflessioni possono esserci utili anche quando sperimentiamo il vuoto come sensazione. Accade che in alcuni momenti, giornate, periodi sentiamo di aver smarrito qualcosa o di essere mancanti di un elemento che prima ci era familiare ma che non riusciamo ad individuare chiaramente. Un certo tipo di vuoto dal quale spesso si fugge è quello che si genera quando le nostre attività vengono fermate, per vari motivi come un improvviso cambio di abitudini o di possibilità (immaginate colui che è abituato a lavorare tutto il giorno e che si trovi senza impiego), quando qualcuno con cui condividevamo molto non c'è più (immaginate l'allontanamento di una persona amata o amica). Questo vuoto è spesso collegato alla nostra incapacità e disabitudine a stare con noi stessi e lo chiamiamo solitudine, in mancanza di altro termine più chiaro.

Il vuoto di cui parlo però differisce da questo, poiché è di altra natura ed esprime un altro aspetto di disorientamento.

Nel processo di profondo cambiamento che tutti noi stiamo sperimentando, penso anche che voi che leggete queste righe ne siate molto consapevoli, stiamo smantellando aspetti sempre più vasti della nostra personalità per ricreare un nuovo strumento di esplorazione.

Cos'è lo strumento di esplorazione? Ho già toccato questo argomento ma per chi non avesse familiarità con il mio modo di concepire il cambiamento e la nostra esperienza di vita, voglio suggerire che possediamo un nucleo fondamentale che è la Sorgente del nostro essere, accessibile consapevolmente attraverso il Cuore, che è per natura oltre la nostra percezione del tempo e dello spazio. Questa parte però non può interagire direttamente con la nostra realtà se non tramite la personalità, che è una espressione di questo Centro, del Sé, quale strumento che può essere plasmato a piacimento. Lo strumento di esplorazione della nostra vita è la personalità.

In questa transizione epocale ed individuale, che ci pone di fronte alla necessità di riscoprire chi siamo per creare una personalità equilibrata e che possa viaggiare in questo turbolento passaggio, scopriamo che molte cose vanno lasciate, abbandonate, per alleggerire il nostro procedere ed aumentare il potenziale di accogliere quanto di meglio possa accadere nella nostra esplorazione. E' un viaggiare “con le valige leggere” ma questo è un obiettivo per molti, non è un dato acquisito automaticamente. Nella nostra vita abbiamo accumulato tanto e lo vediamo anche sotto la forma di abitudini ed attaccamenti. Perchè è così difficile cambiarle? Ognuno di noi si è trovato dinanzi alla necessità di modificare qualcosa della propria quotidianità e sperimentata la difficoltà nel farlo. Molta della nostra sicurezza appare appoggiata su quanto, invece, è deleterio per noi eppure non riusciamo a liberarcene. Perchè? Suggerisco di esplorare la possibilità che sino a quando opereremo a livello di personalità (mente, emozioni, corpo) non riusciremo a spostarci con agilità e fare spazio nella “nostra valigia” per accogliere il nuovo. Se invece ci spostiamo nel Sé, nel Nucleo, ecco che “il fare spazio” sarà molto più naturale, veloce e soprattutto non creerà trauma ed insicurezza. Non ci sentiremo perduti, come accade invece quando siamo completamente centrati sulla personalità e quando siamo completamente identificati con essa.

 

L A NUOVA PERCEZIONE

 

Quindi suggerisco come la sensazione di vuoto che percepiamo in alcuni passaggi, in alcune giornate, non sia solamente la mancanza che sentiamo di persone od attività che prima ci impegnavano ma qualcosa di più profondo. Un concetto che voglio introdurre e che ho appreso nelle mie ricerche e sperimentazioni è quello del sentire la mancanza di “qualcosa” di indefinito, come se avessimo perso il contatto con qualche parte di noi che prima era sempre presente e che ad un tratto non ritroviamo più. In effetti quando si compie un passaggio importante accade che i “vecchi circuiti informativi” attraverso i quali transitavano energie e stimoli vengono dismessi. All'interno del nostro essere si sperimenta un vero e proprio “ricablaggio” e sto usando parole che non rendono pienamente la realtà ma che hanno degli aspetti di comprensione che confido di vostra utilità. Questo ricablaggio avviene “in corso d'opera”, cioè mentre sperimentiamo la vita: non andiamo a farci revisionare spegnendo il motore, come le auto, ma noi siamo un Campo di coscienza in costante trasformazione ed attività. Ora avviene che in certi casi compiamo un vero e proprio salto nel quale da un certo regime di funzionamento passiamo ad uno nuovo. Attraverso il nostro processo di crescita ci apriamo a sperimentare nuove potenzialità ed un vero e proprio mondo diverso da quello precedente, fatto di incontri e relazioni diverse da prima e di attività svolte ad una qualità che non ha riscontro in precedenza. Cambia persino il modo di rapportarci a noi stessi e la nostra comunicazione interiore. Questo passaggio è un salto che per essere compiuto necessita di una fase nella quale vengono staccati i vecchi circuiti e, dopo una transizione, implementati nuovi modi di funzionamento interiore. Vi sembra strano tutto questo? Provate a richiamare il ricordo di come eravate tempo fa e notate le differenze. Provate a pensare se avete sperimentato momenti di transizione in cui sembravate “in mezzo al guado”. Pensate e riflettete anche se è ora, in questo periodo, che vi sentite così. Quando la personalità si modifica necessitiamo di un certo periodo per abituarci a questo nuovo modo di funzionamento ed alle volte la mente ci riporta un ricordo passato, creando una certa confusione perchè “non ci riconosciamo più”.

Abbiamo svuotato la nostra valigia un po' di più.

 

RI-CONNETTERSI AL CENTRO, RI-CONOSCERE LA PERSONALITA'

 

Questo flusso di pensieri che condivido sono spinti dall'intento di fornirvi qualche punto di riferimento che potrebbero esservi utili. Ogni giorno possiamo dedicare un certo tempo a ri-conoscerci. Se osserveremo solo la personalità potremmo bloccare il processo di cambiamento perchè cerchiamo di confermare, nel contempo, che “io sono ciò che ero”. Se osserviamo la personalità con più distacco e senza una completa identificazione possiamo renderci conto che “io sono io”. Cioè le mie abitudini di pensiero, sentimento ed azione non definiscono in maniera statica chi sia davvero.

Chi pronuncia la domanda “chi sono io?”: se lo fa la personalità le risposte saranno un elenco di abitudini, capacità, preconcetti, ideologie, sentimenti, scelte che abbiamo composto nella nostra vita affinchè formassero una entità coerente (almeno nella sua struttura fondamentale). Noi siamo gli architetti ed artefici della nostra personalità e la edifichiamo come faremmo con un altro strumento. Poiché questa fase di costruzione è in gran parte estranea alla nostra osservazione e vista la tendenza dell'educazione che riceviamo a non toccare certi aspetti dell'auto-osservazione, perdiamo l'abitudine e la dimestichezza con questa attività di costruzione e trasformazione.

Ora però la possiamo recuperare. Se ci ri-connettiamo al nostro Sé, se riprendiamo a vivere il nostro Centro e ci disentifichiamo dalla personalità-strumento, riacquistiamo tutte le doti creative in maniera consapevole: possiamo modificare la nostra vita profondamente ed in maniera che non era prevedibile in precedenza. Difatti se alla domanda “chi sono io?” rispondo la nostra Essenza, tutto la nostra esperienza di vita cambia e viene vivificata. “Io sono l'io sono” è una formula che può essere più che compresa, sperimentata, solo dal Centro altrimenti è solo un gioco di parole.

Quando ci troviamo a sperimentare il vuoto può essere sintomo di un grande cambiamento nella personalità e di un distacco dalla stessa che però ancora non ci è chiaro. Suggerisco di accogliere questi momenti con disponibilità poiché sta avvenendo un miracolo: il miracolo del riconoscimento nel vuoto che è pieno della nostra Vita.

Riformulare la nostra espressione nel mondo, quando proviene dal nucleo, permette di donare all'universo la manifestazione di una parte inedita del divino multidimensionale che risiede in noi.

Tutto attende che il nostro canto venga espresso ed alle volte un momento di silenzio, una pausa, è in realtà parte di questa melodia che è la nostra opera d'arte vivente che si sviluppa nella nostra esistenza.

Nel vuoto e nel silenzio abbracciate il vostro Nucleo poiché è da lì che potrete emergere rinnovati e rigenerati.

Luca Ferretti

 

www.trasformazioneconsapevole.it

 

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chisono

 

 

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