la Fiducia in Sè ed i Miracoli

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LA FIDUCIA IN SE' ED I MIRACOLI

 

La tematica della fiducia in sé, che per alcuni viene anche chiamata “autostima”, è da molti approcciata al fine di offrire un nuovo modo di concepire sé stessi e gli altri e favorire, così, un modo di interagire con il proprio mondo che sia più soddisfacente.

L'autostima, che è un aspetto di ciò che intendo per “fiducia in sè”, può essere migliorata da vari atteggiamenti, modi di pensare e di sentire che permettano di arricchire, migliorare, approfondire l'immagine che si ha di sé stessi.

La nostra tendenza a criticare eccessivamente i nostri comportamenti così come a sentirsi sempre nel giusto, provoca una erronea percezione delle dinamiche interiori ed esteriori che viviamo e quindi piuttosto che una equilibrata stima di sé possiamo osservare quanto sia diffusa una illusoria percezione di sé stessi quale migliori degli altri. Viceversa, dall'altro lato dell'oscillazione del pendolo, possiamo osservare come una svalutazione di sé stessi porta a vivere con drammaticità i rapporti con gli altri e con la propria quotidianità nel quale ci si vede inadeguati, incapaci.

In questo scritto non voglio dilungarmi eccessivamente su questi aspetti squilibrati, che possono essere migliorati grazie ad un opportuno ascolto di sé e successiva modifica delle dinamiche mentali ed emozionali, che possono avere le proprie radici in meccaniche introiettate nell'infanzia quanto piuttosto nella successiva educazione e conformazione sociale che tutti subiamo.

Accenno solamente come in molte strategie di miglioramento di questo squilibrio, soprattutto quando ci si percepisce sbagliati e ci si svaluta, si tenta di sovrapporre alla vecchia percezione limitata di sé stessi una nuova immagine-percezione che però è altrettanto limitata, poiché frutto di alcuni schemi ed atteggiamenti copiati da altri e che sono in parte potenzianti ma dannosi quanto una droga.

Percepirsi, ad esempio, migliori degli altri e eroi-protagonisti di una epopea che ci vede contro il resto del mondo se per alcuni offre uno stimolo che può apparire di forza, resistenza, perseveranza, decisione e persino capace di creare fortuna, per altri può apparire nel suo nefasto limite di creare una contrapposizione con il mondo che provoca una profonda infelicità.

Difatti possiamo assumere comportamenti che riteniamo “vincenti” eppure non sentirci bene dentro di noi: come mai?

 

FANTASMI E DEMONI: UNA DANZA MACABRA MA CHE MOLTI AMANO

 

Nell'ascolto personale, unica vera modalità di conoscenza di sé, che sia autonomo e profondo possono emergere immediatamente i primi “fantasmi” e “demoni” che sono stati attirati nella nostra interiorità.

Intendo per “fantasma” una rappresentazione di una meccanica sociale che sia erronea ma che ci abbia convinto della sua esistenza: il fantasma non esiste ma fa paura e condiziona le nostre azioni (mi dispiace urtare la sensibilità di chi creda nei fantasmi ma si attribuisce questo nome a qualcosa che ha una natura ben diversa dall'essere spirituale che noi siamo).

Per demone voglio richiamare una figura-archetipo anch'essa frutto della nostra creatività ma alla quale si fornisce una forza capace di influenzare la nostra vita (mi dispiace urtare la sensibilità, in questo caso, di chi creda ai demoni ma è una giustificazione ed uno strumento che è ora di abbandonare).

Mentre ci immergiamo in noi stessi, incontriamo quelle rappresentazioni di alcuni aspetti di quanto vissuto e creduto, che ci vengono incontro come fossero ostacoli verso l'ingresso nel nostro nucleo.

Possiamo includere i fantasmi ed i demoni, nel senso chiarito, come frutto della nostra elaborazione mentale che coinvolge altresì degli aspetti emozionali.

Il mondo è popolato da fantasmi e demoni creati dalla nostra mente ed ereditati da coloro che ci hanno preceduto. Essi vengono inoltre alimentati dalle idee che si diffondono nel sociale: hanno un grande potere poiché riflettono parte del nostro potere personale.

Poiché vi crediamo, poniamo fiducia in ciò che ci è stato insegnato e nella interpretazione della realtà che abbiamo vissuto, queste rappresentazioni vuote si riempiono letteralmente del nostro potere creativo tanto da poter sortire effetti nel quotidiano.

Un ottimo esempio di fantasma è l'apparente necessità di lottare per ottenere il proprio benessere ed un valido esempio di demone è la percezione che l'umanità sia corrotta e decaduta.

L'illusione della necessità della lotta crea una serie di atteggiamenti aggressivi-difensivi che si auto-alimentano impedendo, di fatto, la nascita di rapporti basati sulla cooperazione.

La concezione dell'umanità quale sbagliata e negativa favorisce una serie di scelte che non conducono ad un miglioramento della vita quotidiana ed una riscoperta del bello che in ognuno è presente ma al contrario, ad alimentare comportamenti squilibrati.

Questi fantasmi e demoni sono sostenuti perchè sono un vero e proprio strumento, sia per coloro che se ne servono per esercitare un certo potere sugli altri che per gli individui che accolgano queste errate percezioni, poiché forniscono un'ottima scusa per comportamenti altrimenti censurati: “vivo in un mondo di fantasmi e demoni e quindi sono autorizzato a fare ciò che faccio, è una necessità”.

Si inizia ad intuire perchè siamo così affezionati alle figure del “fantasma” e del “demone”.

Suggerisco che sia tempo di mandare in dissoluzione tutti i fantasmi e demoni che ci hanno servito sino a questo momento, poiché possiamo procedere oltre.

 

FEDE, EQUILIBRIO E FORZA CREATIVA

 

Nella immersione in noi stessi, superate le illusioni e gli insegnamenti che costituiscono i limiti che ci affliggono e che sono, come detto, di carattere mentale ed emozionale possiamo proseguire verso la sorgente di un grande equilibrio interiore e forza creativa.

Alcuni lettori potranno dire che non sia semplice superare questi limiti ma gran parte del mio lavoro è proprio orientato a questo e, nei vari scritti, troverete alcuni spunti di lavoro. Molti però sono già avanti in questo processo di liberazione e per loro, nonché per coloro che ancora si dibattono ma che amano avere una prospettiva in più, indirizzo questi pensieri.

 

Man mano che si rafforza l'autostima si giunge in un più ampio panorama che è la fiducia in sé.

La fede è una forza interiore molto potente che viene quasi sempre messa al servizio di un riferimento esterno a colui o colei che la sperimenta.

Cos'è la fede? Si potrebbe definire in molti modi ma qui condenso la sua molteplice varietà in una singola parola: certezza.

Di cosa si può essere certi? Di cosa siete certi nella vostra vita?

 

Si può orientare la fede-certezza verso l'esterno come in molti casi avviene nel fenomeno religioso. Per questo intendo non solo le sue più diverse manifestazioni di credo strutturato con dogmi, apparati chiericali e templi ma anche di natura apparentemente diversa come concezioni sul funzionamento della vita e della natura che alcuni divulgano come scienza.

Si possono facilmente osservare una moltitudine di moderni scienziati-chierici che pontificano dogmi-leggi facendoli passare per l'unica realtà possibile quanto, invece, al più si tratta di ipotesi: avrete così chiaro il meccanismo in atto sia nelle religioni che in molti altri ambiti.

La fede viene indirizzata verso un concetto, una regola, una teoria, un dogma che legittima e rafforza il comportamento dei singoli che sia in armonia con l'oggetto di fede. Coloro che definiscono l'oggetto di tale potente atteggiamento hanno la possibilità di muovere letteralmente le masse poiché ne condizionano i pensieri, le emozioni e le azioni.

La fede verso l'esterno ha caratterizzato l'epoca passata e sta ora crollando sotto le ondate di richiesta di rinnovamento che si stanno muovendo in questi decenni.

 

La fede può essere rivolta verso l'interno, verso noi stessi: lo trovate un concetto nuovo o per voi è qualcosa di conosciuto? Cosa significa l'espressione “fede in sé stessi”?

Possiamo compiere un errore pensando che con questo ragionamento voglia legittimare l'espressione di ogni tipo di pulsione interiore, anche distruttiva, poiché frutto di ciò che emerge da dentro di noi.

Se concepiamo la nostra struttura interiore come multidimensionale e comprendente vari aspetti e fra essi quelli condizionati dalla cultura, dalle esperienze personali negative e dalle credenze in qualche modo acquisite, è evidente che non è opportuno indirizzare la nostra fede verso il frutto di queste pulsioni che appaiono interiori ma che hanno la loro origine all'esterno di noi.

E' come dare forza ad un eco, un suono nato all'esterno che rimbalza in noi e che crediamo frutto del nostro libero sentire: la libertà di percepire noi stessi è una capacità che va allenata soprattutto nel superare queste rappresentazioni di ciò che non è “sè”.

Superati i fantasmi ed i demoni, riconosciuti e superati questi riflessi dell'esterno in noi ecco che possiamo giungere nella fonte, sorgente primaria di noi stessi.

E' su questa sorgente vitale che possiamo riporre la nostra fede.

Sperimentando la fede per la fonte interiore dal quale siamo sostenuti e che interagisce con il cosmo in molteplici modi ecco che abbiamo stabilizzato un ciclo positivo che nutre il nostro sviluppo ed il nostro procedere.

 

Superare gli “ostacoli” di cui ho scritto potrebbe sembrare cosa molto difficile e lo può diventare se si sceglie un approccio articolato e macchinoso ma può semplificarsi se si segue la via diretta verso ciò che produce il più grande senso di amore in noi stessi.

Non è un labirinto della mente ma è un sentiero del cuore: bisogna imboccarlo ma esso ci porterà al nucleo.

 

Mi rendo conto che parlare di fantasmi, demoni, illusioni, labirinti e sentieri potrebbe essere per alcuni solo frutto di un mero esercizio di parola ma attraverso queste immagini compio un tentativo, spero valido, di offrire degli stimoli. Chiaramente il passaggio è personale, vostro: al più posso “raccontarvi della strada” ma viaggiare è un vostro privilegio e capacità.

 

L'equilibrio si può manifestare man mano che vengono superati quegli elementi che ci legano a false percezioni dell'esterno e che allo stesso tempo ci impediscono di comunicare davvero con i nostri simili, quasi come fossimo chiusi in una invisibile prigione. Quando osservate una persona che ha riposto la fede in qualche ideologia e che non riesce più a dialogare con gli altri e percepire ciò che accade attorno a sé, capirete cosa intendo per prigione: questa è di carattere soprattutto mentale, rafforzata da emozioni che alimentano un circuito senza uscita.

 

Ricordo anche come si possa confondere la fede in sé con l'esaltazione della personalità che può condurre la persona in un nuovo dramma.

 

Come potremmo descrivere la fede in sé? Non si tratta di un ragionamento o di una descrizione articolata che possa essere creata attraverso una ricerca di imitazione di un altro.

La fede in sé è soprattutto una sensazione che alimenta una visione di quanto accade da un punto di vista diverso da quello usato quanto scegliamo in base alla paura, alle credenze, alle illusioni.

Alcuni parlano di come sia importante vivere nel “qui ed ora” e di come si possa descrivere il risveglio come la capacità di sperimentare la vita attraverso uno stato di coscienza diverso.

Questo è essenziale e potrebbe aiutarci a comprendere cosa sia la fede in sé.

 

Come raggiungere questo stato di consapevolezza e sensazione? Esso sembra esistere al di sotto di quanto acquisito nella nostra personalità come insegnamenti, regola, esperienza, dogma.

Posso suggerire che nella ricerca di uno stato di coscienza ampliato, del risveglio e della fede in sé non serve porsi un obiettivo ed attuare una strategia mentale che non ci aiuta, ma è utile piuttosto liberare il campo da ciò che ostacola, per far emergere ciò che esiste ed è stato offuscato da quanto inserito a livello di convinzioni, credenze, esperienze di vita.

La via del Cuore non prescrive regole, non attua strategie ma fluisce nella emersione di quello che ci rende ciò che siamo.

La scoperta o, meglio, riscoperta di noi non è un obiettivo da raggiungere e da creare ma ha una sua gran parte in un'attività di disimparare e distaccarsi da ciò che abbiamo raccolto lungo la via.

Avendo posto fede nell'esterno (ad esempio nelle regole e dai consigli che abbiamo raccolto nel nostro percorso di vita) abbiamo man mano dimenticato che possediamo una saggezza interiore vasta e sempre presente a causa della credenza fondamentale che “siamo incapaci, ignoranti, perduti, errati, inadeguati, decaduti, malvagi....”.

 

Man mano che ci permettiamo di accedere a questa più grande parte di noi stessi verificheremo un rinnovato (per alcuni nuovo) equilibrio nei rapporti con gli altri e con le esperienze della nostra vita ed amplieremo la nostra capacità creativa.

 

Creare una nuova vita che sia più soddisfacente, in quello che sto descrivendovi, non è l'adeguarsi a nuove regole ma anzi abbandonare tutte le regole, per ascoltare il nucleo del nostro Essere.

Porre fede in questa parte di noi apre una nuova dimensione che si caratterizza per essere più libera e soddisfacente di quella già sperimentata.

 

IL MIRACOLO

 

Ho la fortuna di assistere ai miracoli, fatti che potrebbero risultare inspiegabili rispetto a molti parametri comunemente accettati ma che, incuranti di questo, accadono ugualmente.

Molti sono attratti da questa tematica cercando di carpire il “segreto per compiere i miracoli”.

Di nuovo è in atto una ricerca esterna nella convinzione che manchi qualcosa, in sé, e che ciò debba essere appreso od acquisito da qualcuno.

Quando orientiamo la nostra attenzione all'esterno e poniamo il potere di cambiare in qualcosa o qualcuno di diverso da noi siamo sulla via per crearci frustrazione, se non otteniamo quanto voluto, e prigionia quando avviene ciò che desideriamo.

E' possibile sperimentare un miracolo grazie ad una preghiera, un pellegrinaggio, una tecnica olistica, una pratica magica, un rituale tribale.... il miracolo ha sempre accompagnato l'umanità. Tutte le religioni conoscono i miracoli, vi sono molteplici guarigioni miracolose che avvengono con i più disparati (e spesso strampalati) metodi: come mai accade questo?

Suggerisco di approfondire la potenza della fede in questa semplice affermazione: se ci credo, avverrà.

 

Se voglio, quindi, modificare la mia vita posso legarmi ad un potere esterno da me e, tramite di esso, avere il cambiamento desiderato. Questo però è un vincolo perchè siamo costretti a sottostare alle “regole del gioco” che abbiamo accettato di svolgere. Il prezzo pagato spesso è molto alto in termini di espressione e libertà personale.

Otteniamo forse il vantaggio desiderato ma esso accade grazie alla fede che abbiamo posto nella persona che svolge il rituale, nel potere invocato, nella fondatezza della pratica eseguita.

Il cosiddetto effetto placebo non è altro che una dimostrazione lampante di questo fenomeno. In funzione di ciò che credo ed in cui ho fede, realizzerò nella vita.

Come sappiamo però l'effetto placebo non può replicarsi sempre perchè vi sono altre componenti che impediscono la guarigione di tutti coloro che sperimentano il finto farmaco.

Uno dei motivi per cui non si ha sempre risultato è perchè la fede è riposta all'esterno: come sentite questa affermazione?

Avendo fede in sé stessi si attiva un processo di sempre più ampia armonia tra ciò che si è con ciò che si manifesta ed i miracoli diventano una modalità usuale di sperimentazione della vita.

 

Ecco che l'immagine metaforica di “scacciare i fantasmi e liberarsi dai demoni porta alla rinascita in una nuova vita” acquista un senso più ampio.

 

Dissolvendo queste deviazioni della nostra vera forza, specchi deformati di ciò che siamo pienamente, arriveremo man mano a percepire una sempre più ampia fede in noi stessi che potrà esprimersi in una nuova armonia con gli altri ed il cosmo.

Difatti la disarmonia esiste solo negli strati superficiali della personalità, imprigionata da catene ed obbligata a vagare in labirinti, ma non nel nucleo.

Dirigersi verso il nucleo, sorgente e matrice di noi stessi, è il suggerimento che vi offro consapevole che il processo evolutivo è comunque individuale e che, al meglio, possa darvi uno stimolo momentaneo.

 

Luca Ferretti

 

 

 

 

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