L'ARCHETIPO DELL'ESSERE UMANO SUPERIORE

Questo archetipo si mostra in diverse varianti che possono essere più o meno evidenti e porterò l'attenzione su alcune di esse, che possono mostrare elementi utili ad una personale riflessione.
Sono osservabili diverse tipologie poichè sono espressione delle diverse caratteristiche che sono alla base del giudizio di separazione dagli altri.
L'essenza della meccanica interiore che scatta quando si accoglie un tale tipo di pensiero/convinzione è nella percezione di sé stessi come portatore di significati, atteggiamenti, qualità, cultura, caratteristiche genetiche che si considerino migliori di quelle altrui e che legittimano tutta una serie di comportamenti che possono sfociare persino nella negazione dei principi basilari di fratellanza tra esseri umani.
Il ricordo di quanto accaduto nel secolo scorso, in forma dell'ideologia della razza ariana, è forte in tutti e quindi penso sia sufficiente richiamare l'attenzione a quella follia collettiva, che ha pervaso l'Europa ed il mondo, per vedere cosa porti questo tipo di atteggiamento nelle sue estreme conseguenze pratiche.
Il sentirsi superiore a qualcun altro porta ad un conflitto che può svilupparsi interiormente od anche esteriormente. Ciò impedisce una reale comunicazione poiché il filtro interiore impedisce di riconoscersi nell'altro o, comunque, di cooperare in un senso di reciproco rispetto. Se la comunicazione è parziale si nutrono risentimenti e le proprie rispettive differenti visioni, andando ad alimentare una sempre più vasta incomprensione e rivalità.
Nel tempo quindi abbiamo visto e vediamo che si vive tale archetipo di superiorità, motivando l'origine di tale diversità in elementi che possono essere dei più vari e che svolgono la funzione, all'interno del gruppo di appartenenza, di alimentare e dare la base ad un reciproco riconoscimento.
Eccone alcuni esempi (non esaustivi):
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razza (racchiude vari elementi),
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appartenenza culturale,
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appartenenza territoriale,
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qualità del dna,
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qualità intellettuali,
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qualità emozionali,
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qualità spirituali,
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ideologia accolta (credo religioso).
Inoltre osservando questi esempi possiamo indicare come esistano due modalità diverse di individuazione del gruppo favorito: grazie ad attributi acquisiti “per nascita” od assimilati ed acquisiti a seguito di un percorso personale.
L'espressione “popolo di dio” può richiamare un fenomeno che nel medioevo ha generato guerre tra la cultura cristiana e mussulmana, che ancora oggi sono in parte attive sotto diverse sembianze, dimostrando come si può utilizzare qualsiasi elemento per differenziare e distruggere il diverso.
Anche il sistema delle caste è espressione di questo meccanismo.
Molte ideologie che accolgono il concetto di “destino di un popolo” possono nascondere questo tipo di elemento di superiorità/inferiorità al proprio interno.
Un fenomeno attuale che osservo in grande espansione è una identificazione in una tipologia di essere umano che si dice sia frutto dell'evoluzione che la distingue dalle precedenti generazioni, differenti tipologie ed un suo uso deviato in relazione all'archetipo di cui scrivo.
Soprattutto in ambiti di ricerca spirituale e di “crescita personale” si alimenta questo fuoco che rischia di divampare nella personalità portandola ad un evidente squilibrio.
Poiché ci si sente portatori di un nuovo modo di concepire la vita si rischia di etichettare tutto ciò che è diverso come negativo e da superare.
Questa generalizzazione, che alimenta il proprio punto di vista senza entrare in comunicazione con l'altro, può assumere vesti molto “luminose e romantiche” ma nascondere al proprio interno la meccanica disgregante e distruttiva dei rapporti sociali.
Distinzioni tra anime vecchie e giovani, esseri umani con anima e senz'anima, vecchia energia e nuova energia, figli di dio e figli dell'ombra, extraterrestri e terrestri, umani ed umanoidi se visti in contrapposizione l'uno dell'altro stanno ripetendo, con termini diversi, il medesimo schema: qualcuno è superiore ad un altro.
Non significa, ad esempio, che non esistano anime vecchie o giovani, che è un concetto accoglibile all'interno di specifici credi ed ideologie e che non può essere da me contestato in base ad elementi oggettivi.
Non intendo nemmeno negare la realtà extraterrestre e della presenza di una differenza di “energia” tra ciò che era in passato e ciò che è ora.
Ad ognuno lascio la propria esplorazione ma sottolineo l'uso che si fa di questi concetti: se creano incomprensione, separazione, giudizio siamo al primo passaggio per giungere alla violenza espressa nelle sue diverse gradazioni (psicologica e fisica).
Ora vi suggerisco di fare una rapida scorsa di quello che credete vero nella vostra realtà di vita e verificare se vi siano delle idee che possano alimentare il giudizio negativo degli altri in base agli elementi che ho accennato.
Vi sentite superiori agli altri? Perchè?
Vi sentite inferiori agli altri? Perchè?
Vi chiedo di non dare per scontate queste domande perchè è possibile scoprire come anche ideologie e panorami disegnati da moderni “guru dell'evoluzione personale” possano avere delle tinte fosche che inquinano l'intero disegno.
Alle volte non si percepisce immediatamente ma l'usare argomentazioni di grande complessità, profondità e maestria, non significa che si sia indenni da questo archetipo.
Posso “parlare di Gesù” e nello stesso tempo alimentare negli altri la violenza: non è la prima volta che accade, non trovate?
LA NUOVA ERA RISCHIA DI ESSERE UNA VECCHIA ERA
Mi piace giocare con le parole ed in questa espressione “la nuova era rischia di essere una vecchia era” potrete trovare diverse chiavi di lettura.
Metaforicamente l'affermare che “una pistola sia nuova e che da ora in poi sia capace di cucinare le torte” non è cosa rara di questi tempi.
Poiché è percepito da un ampio numero di persone il cambiamento che stiamo vivendo, alle volte ci si può far affascinare da alcune ricostruzioni del cambiamento che altri ci portano come una verità.
Quindi si collega qualcosa di non pienamente corretto per noi, perchè proveniente da un altro e quindi difficilmente espressione della nostra piena realtà, a qualche elemento che sentiamo in noi come “vero”, creando così un vero e proprio “innesto”.
Per innesto intendo una idea fornita da un altro che riesce a prendere forza da tendenze interiori personali preesistenti e drenarne la forza. Il frutto però non sarà quello ottimale per sé ma spesso quello più adatto ad altri scopi, non sempre prevedibili e visibili.
Ecco che dinnanzi alle “moderne pistole per torte” è necessario essere attenti a sé ed ascoltarsi: apparenti moderne ideologie possono nascondere vecchi schemi ed il recupero di antiche tradizioni, manipolate ad arte, possono portare a risultati molto diversi da ciò che era concepito originariamente.
Ecco che molti di coloro che cercano potere e riconoscimento possono cavalcare l'onda del cambiamento cercando di deviare il processo di crescita per propri scopi: le manipolazioni sono diversificate e davvero difficili da individuare se ci si ferma solo sul piano mentale. Inoltre questo atteggiamento può essere persino non pienamente consapevole in chi lo attui ma non per questo si rivela meno dannoso.
Ecco che suggerisco sempre più di allenare il discernimento che è espressione dell'intuizione e sentire interiore, oltre la mente.
MECCANISMO DELL'ARCHETIPO
Perchè si alimenta questo archetipo? Innanzitutto appare evidente come il sentirsi superiore agli altri permetta di unire il gruppo in una solidarietà e complicità che può essere diretta nei più svariati modi.
E' il principio tribale che “simile sta con il simile e si difende dal diverso”. Gli appartenenti ad un gruppo che si autodefinisce portatore di elementi di superiorità osserva il mondo quale minaccia o territorio di conquista: in entrambi i casi non vi è condivisione con gli altri ma solo la creazione di rapporti utilitaristici e strategicamente rivolti ad un aumento della forza personale e del gruppo di riferimento.
In questi gruppi è presente la probabilità che emergano dei leader e che conducano il gruppo stesso nel proprio movimento. Uniscono le forze fungendo da catalizzatore per una coagulazione degli impulsi dei singoli. Il leader usando (ma anche spesso essendone vittima) certi riferimenti ideologici riesce a muovere gli altri. Egli risulta, agli occhi dell'appartenente al gruppo, essere espressione della tipologia superiore e quindi meritevole di guidare i propri simili nell'estensione della propria sicurezza, influenza, ricchezza, potere e, per usare una formula antica, "entrare nella nuova terra e nel nuovo cielo ad essi riservati". Vi è anche una identificazione/ammirazione che alimenta questo riconoscimento e per cui delle qualità espresse dal leader vengono viste come appartenenti a sé poiché uniti nel gruppo.
Gli individui che si riconoscono reciprocamente quindi si compattano, trovano strategie comuni, si riferiscono gli uni agli altri e alimentano l'influenza sottile ma molto presente anche quando non vi sia una struttura organizzativa concreta. Ciò non sarebbe problematico di per sè ma lo diventa quando questa coesione è rivolta contro altri.
Molti leader, “insegnanti” o “maestri” adottano questa strategia che permette di ottimizzare i vantaggi e limitare gli svantaggi poiché acquisiscono forza e riconoscimento altrui, che si manifesta anche in aiuti economici e pratici, ma in caso di deviazione di alcuni elementi in atteggiamenti eccessivamente squilibrati, permette di non essere coinvolti direttamente.
Lo squilibrio violento, in questa dinamica, prima o poi avviene perchè il sentirsi migliore, in combinazione con le pulsioni individuali non sempre socialmente costruttive, possono facilmente degenerare.
Il gruppo man mano che acquisisce appartenenti aumenta la propria forza e può alimentare meccanismi di modifica anche negli equilibri sociali, un tempo con guerre ed ora con influenza economica e politica.
Chi ha letto l'articolo sul sistema piramidale potrà notale che qui la piramide si esprime a livello di gruppo e non di singolo. Inoltre questo tipo di archetipo comunica ed interagisce con l'archetipo del destino e dell'eroe, del maestro e del discepolo e di molti altri, portando la dinamica a livello ampio:
ecco che riappare in altra veste “il popolo guida degli altri, destinato a regnare sugli altri grazie al favore degli dei, legittimato a conquistare, usare e depredare”.
Rimando anche alla lettura dell'archetipo dell'obbedienza.
La catena creata da questo meccanismo è talmente forte che chi vi si trovi diventa vittima e carnefice al tempo stesso poiché si instaura un processo che alimenta continuamente la progressiva e sempre più ampia separazione dagli altri, sino a che si giunge a disconoscere l'altro quale appartenente alla medesima natura degna del medesimo rispetto e tutela fondamentale.
L'essere umano diverso, quindi, viene degradato a meno di un animale.
L'ingresso in questa dinamica può iniziare nel sentirsi diverso ed isolato (spesso è molto frequente nella giovinezza), in seconda fase si è affascinati da chi propone un quadro nel quale questa diversità diventa comune ad altri ed anzi segno di distinzione e qualità, qui si innesta l'archetipo che porta a giudicare gli altri sbagliati e si pensa sé nella verità, più evoluti, incompresi dalla società malata ma più capaci. Con il giudizio si instaura, da una parte, la separazione da una porzione di umanità e dall'altra una più ampia solidarietà tra simili: da rigettati ci si sente accolti, ritrovando una famiglia di appartenenza non biologica ma ideologica e di sentire. Come potrete vedere alcune dinamiche che possono essere di evoluzione vengono incanalate e deviate verso un risultato di chiusura nel proprio recinto ed un reciproco progressivo rafforzamento per potere affrontare gli altri. Non vi è comprensione personale e degli altri ma preparazione alla lotta al diverso. Gli altri, semmai e nelle ideologie che lo permettono, sono avvicinati per accoglierli nel gruppo ma malamente allontanati se non sono degni, rispettosi, simili: queste meccaniche le vedrete molto chiaramente espresse nelle sette ma anche in alcune frange di tifoserie sportive, solo per fare alcuni esempi che sembrano molto distanti l'uno dall'altro.
L'archetipo poggia e si nutre sulle radici della solitudine, incomprensione, paura dell'altro nonché sulla voglia di prevalere e di rivalsa.
Tutto questo si unisce in un sistema che, seppur mascherato da belle parole, poi produce quel frutto amaro di cui parlavo: la lotta con altre parti della società considerate diverse, non meritevoli, inferiori, limitate.
FINE PRIMA PARTE.... presto la continuazione
Luca Ferretti
www.trasformazioneconsapevole.it
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