L'impulso della Liberazione: il motore dell'autonomia

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IL RISVEGLIO DELL'AUTONOMIA E DELLA RICERCA INTERIORE

 

Nell'ambito delle tecniche e strategie volte al miglioramento personale, possono essere riconosciuti diversissimi approcci che non si differenziano solo per i contenuti di quanto svolto ma anche per una “scelta di fondo” che spesso non è ben evidente.

In effetti per quanto riguarda la possibilità di compiere dei passaggi di miglioramento, è importante comprendere come siano davvero molteplici i punti di vista e le modalità per vivere questi miglioramenti.

In ogni proposta può essere distillato qualcosa di utile e, come da molti riconosciuto, non esiste una via esclusiva all'evoluzione. Ognuna ha i suoi punti di forza e di debolezza e si tratta, per ognuno, piuttosto di verificare la sintonia con sé di quanto sviluppato da un'altra persona.

L'aspetto che però voglio portare alla vostra attenzione è qualcosa che ritengo centrale: la capacità di creare la propria autonomia.

Il tema che mi spinge nella mia ricerca è la libertà che non è direttamente connessa alle conoscenze, capacità e risultati che vengono ottenuti ma quanto, piuttosto, al modo di funzionamento interiore che permette di riconoscersi o meno quale Essere che può abbandonare vecchi schemi di riferimento.

Tra questi schemi-archetipo possiamo riconoscere la dinamica del maestro-discepolo che però spesso è cammuffata in meccanismi di ammirazione-timore più sfumati ma altrettanto limitanti.

Anche nella diffusione di tecniche proposte da personaggii noti, all'interno del panorama olistico, vi è una sorta di reverenza verso l'iniziatore-divulgatore che viene percepito quale differente da sé ma non in una modalità equilibrata ma, bensi, creando un distacco incolmabile tra questi e coloro che seguono l'insegnamento.

Perchè accade ? Perchè molti hanno il bisogno di imitare gli altri (clonando comportamenti, modi di fare, modi di pensare...) piuttosto che far emergere la propria Unicità?

Cercherò di offrire alcuni spunti su questo tema.

 

LA PAURA DEL PROPRIO POTERE E LA RESPONSABILITA'

 

Concordo che vi è una paura per il proprio potere, inteso come capacità di cambiare sé stessi ed il mondo che ci circonda, tanto da attivare meccaniche interiori che fanno sentire la persona limitata, a tal punto che osserva come praticabile solo alcune opzioni che, spesso, non sono di vero cambiamento. Piuttosto che intraprendere una modifica profonda del proprio modo di pensare, pur intuendo che vi sia qualcosa “di oltre”, ci si ferma sulla soglia inserendo alcune novità all'interno del vecchio panorama interiore ma senza rivoluzionarlo ed abbandonare vecchie ancore e fondamenta.

Ciò può essere espressione di una crescita graduale ma alle volte anche sintomo di un vero circolo senza uscita, che imprigiona la coscienza in una negazione delle vere proprie attitudini e potenzialità.

Il potere persone che ognuno di noi può esprimere è ampio tanto da poter creare e trasformare abitudini, pensieri, emozioni e di conseguenza azioni provocando un concreto cambiamento nell'ambiente che si condivide con gli altri.

Tutta la ricerca degli archetipi ha mostrato, spero, come siamo capaci di modificare anche tendenze millenarie affinchè, superandole, si possa abbracciare un nuovo modo di concepire ciò che era considerato granitico, indiscutibile, “vero”.

Anche tutta la ricerca nel campo delle cure alternative ed olistiche evidenziano come siamo capaci persino di modificare i nostri corpi e guarirci in maniera miracolosa, trascendendo quelle che sono regole dettate da menti infarcite di nozioni e definitesi “razionali”.

Osservando anche grandi personaggi abbiamo esempi espressi di capacità portate ad un livello tale da poter “cambiare il mondo” e noi stessi, nella nostra esistenza, abbiamo potuto sperimentare direttamente grandi eventi generati dalle nostre scelte, intuizioni e forza interiore.

Eppure noto come vi sia una tendenza a “ritornare indietro” nel senso che anche quando si sia sperimentato un evento di grande importanza, che potrebbe dare un riferimento positivo al proprio successivo percorso, si torna a creare dubbi sulle proprie capacità e rifugiarsi in sistemi strutturati da altri che si ritiene “migliori”.

Le emozioni possono darci alcuni indizi: di fronte ad una sincronicità, cioè ad un evento che si manifesta come armonico e con un Senso, capace di offrire una opportunità prima insperata e non generata da un fenomeno di causa-effetto, tanto da poter sembrare miracoloso, possiamo provare stupore, incredulità, dubbio ed avere reazioni non ottimali. Si può anche decidere di rimanere distaccati ed intellettuali.

Lo stupore è una emozione iniziale che sento equilibrata sino a che non diventa altro, inquinato da processi mentali limitanti e che cercano di ricondurre quanto accaduto in schemi già accettati. L'incredulità ed il dubbio, che di per sé sono atteggiamenti utili in una ricerca, possono diventare poi la forza che ci tiene imprigionati poiché, originatesi nella mente ed a causa di passate esperienze riportano la persona, che pure ha sperimentato qualcosa di nuovo, nel vecchio sistema e visione della vita. La reazione che non è azione ottimale ma comportamento che trova la propria origine in schemi già preimpostati dentro di noi, produce dei grandi squilibri poiché se siamo abituati ad un certo sistema, ad esempio, osservare qualcosa che ne fuoriesce e che non rientra in quello che conosciamo scatena un fenomeno di rifiuto, paura, condanna. Il distacco che tanto può aiutare in certe situazioni se diventa incapacità di vivere, poi, costituisce il soffocamento del cuore e della spontaneità nella prigione intellettuale.

 

Cosa permette questo scivolamento in un atteggiamento negativo e limitante rispetto ad una evoluzione? Lo stupore, il dubbio, l'incredulità, la reazione, il distacco sono tutte emozioni/atteggiamenti utili a patto che non siano eccessivamente frenanti.

Il discernimento, cioè la capacità di saper prendere il meglio dagli stimoli esterni, depurandoli da quando dannoso per il proprio sviluppo, rimane una qualità fondamentale che va allenata.

Il discernimento, però, è qualcosa di non cristallizzato e meccanico ma collegato direttamente al nostro Sentire profondo.

Questa comunicazione interiore può essere difficile da instaurare immediatamente ma è la grande “bussola” per navigare nelle nostre esperienze.

Nel discernimento potrebbe sembrare che si manifestino le emozioni di cui ho parlato ma sono parte di un processo più ampio.

Quando invece, ad esempio, nell'osservare qualcosa che ci accade permaniamo in queste forme di paura (paura del nuovo, del proprio potere, di modificare la propria visione...) non riusciamo a compiere un passo decisivo.

Viviamo il miracolo ma vi costruiamo attorno un'elaborata architettura mentale che ci rende inaccessibile in nucleo e l'insegnamento che da esso avremmo potuto trarre.

Ma anche questo è solo uno degli aspetti della dinamica che è molto più dannosa quando la rivolgiamo verso noi stessi: non crediamo in noi stessi e nelle nostre capacità.

Quindi pur riuscendo ad ottenere dei risultati nella nostra vita poi si svalutano i processi vissuti e si immagina la propria incapacità di riprodurre quanto già sperimentato.

Vi è una connessione profonda, inoltre, al fatto che se ci si rende conto che la propria vita sia nelle proprie mani non si ha più la possibilità di giustificare una situazione inadeguata e di sofferenza.

Ciò però implica che se vivo qualcosa di “negativo” in realtà esso è frutto di specifici atteggiamenti e scelte: con altre scelte si può modificare lo stato.

Questa modifica però, nonostante quanto apparentemente si affermi, quanto è voluta davvero? Quanto si vogliono mettere in gioco le proprie sicurezze? Quanta responsabilità si è capaci di accogliere e quanto, invece, la si rifiuti?

 

Quindi osservo come molti preferiscano porre il proprio potere in tecniche, maestri, gruppi, modi di pensare, influenze ed intelligenze esterne piuttosto che accoglierlo pienamente.

In questo modo è possibile l'auto-sabotaggio che altrimenti sarebbe molto più difficile.

Ritengo e sento importante chiarire che non concepisco il singolo distaccato dal cosmo nel quale vive ma parte integrante e, da ciò che posso comprendere, il potere personale è espressione del potere del cosmo intero quindi nel parlare di autonomia non sto descrivendo una situazione nel quale il singolo si senta “capace e libero di fare tutto a prescindere da ciò di cui è parte” ma recuperando una visione di armonia dell'insieme, le possibilità di trasformazioni individuali sono ampie oltre la nostra immaginazione ma il limite, appunto, può essere solo quanto immaginato.

Ecco che se non si hanno grandi sogni non si potranno attivare grandi processi di cambiamento ed è una parafrasi, questa, dell'insegnamento: “chiedi e ti sarà dato”.

 

RADICAMENTO NELLA CONSAPEVOLEZZA DI SE'

 

Intendo come consapevolezza di sé la percezione di quello che in noi è unico, canta e danza mentre posso indicare come “ciò che penso di me” l'insieme di credenza, opinioni, false certezze che nutriamo nei nostri confronti.

L'Unicità danza poiché è in costante trasformazione mentre il pensiero di sé è una maschera che poniamo sopra processi molto più dinamici che, però, sembrano non offrire sicurezza.

Da dove deriva questa necessità di sicurezza? Di cosa poi? Della sopravvivenza?

Perchè si è sviluppato un meccanismo mentale per il quale (assieme alle emozioni) sostituiamo la percezione diretta di quanto accade in noi con il pensiero razionale-meccanico?

Qui la ricerca potrebbe estendersi oltre l'intento di questa condivisione ma le domande sono comunque di stimolo per la personale riflessione.

 

Radicarsi nella percezione di sé può intendersi come la possibilità che ci si concede di ascoltare le spinte interiori, che emergono e che possono più o meno essere seguite, che hanno la forza della vita e non della previsione utilitaristica.

Ciò non esclude un processo che permetta di selezionare e creare la modalità migliore per ottenere un certo risultato ma esso non va ad eliminare la spinta iniziale.

Avete dei sogni? Qual'è il vostro più grande sogno? E' un sogno originale e lo avete preso da altri? Cosa state facendo per raggiungerlo?

Alcuni potrebbero scoprire di non avere un proprio sogno: avete spento l'ascolto interiore a favore dell'accoglimento di un collettivo che non sempre soddisfa le personali doti e caratteristiche.

Siamo vittime di un compromesso che ci ha avvelenato a tal punto che nell'espressione “ritornare bambini” si richiama quella velocità e pulizia nel percepire ciò che da dentro di noi chiama soddisfazione.

Si è però punita questa propensione poiché considerata contraria al vivere civile ma ciò, seppur può avere alcuni aspetti da mantenere, è diventata la diga dietro al quale abbiamo chiuso l'umanità.

Abbiamo paura di ascoltarci perchè la società che viviamo, nel modo nella quale la sperimentiamo, è per molti versi una gabbia per il nostro vero essere.

Questa ultima espressione non deve essere intesa come una condanna al fenomeno sociale ma una indicazione, semmai, di un cambiamento ora necessario ed auspicabile del modo di vivere il sociale.

Un artista può trovare il modo di esprimersi nella società senza dover distruggere il suo rapporto con essa ed, anzi, offrendo il proprio contributo.

E se vi dicessi che siamo tutti artisti e geni? Inaccettabile, incredibile o troppo pericoloso per il mantenimento di ciò che è conosciuto?

Si iniziano ad intravedere alcuni elementi interessanti per poter procedere ad un radicamento, una permanenza nella consapevolezza di sé.

Abbandonare l'immagine per vivere l'essenza: ridiventare essere umani equilibrati.

 

SOLO ALCUNI O TUTTI?

Gli archetipi dell'eroe, del maestro, del prescelto e del superiore confluiscono in una percezione di sé stessi inadeguata rispetto alle difficoltà percepite e nel raggiungimento di una stato migliore di vita.

Con questa percezione interiore di inadeguatezza si scende a compromessi rispetto al cambiamento ed allo stato da raggiungere così da “puntare più in basso” e rallentare di molto il proprio processo di evoluzione: anche qui è importante sottolineare come ritenga essenziale non intraprendere viaggi con una meta che sia al di fuori delle proprie possibilità ma dove finisce la prudenza ed inizia la paura? Alle volte riteniamo irraggiungibili cose che, in realtà, sono in nostro potere.

 

Ci si può percepire, inoltre, differenti dai grandi personaggi che si reputano “facciano la storia” e quindi permanere in una dimensione di sufficienza piuttosto che puntare al miglioramento.

Osservo che molti pur conoscendo pratiche di evoluzione personale, anche concepite e divulgate da altri, non riescano a raggiungere il livello di competenza del creatore delle stesse: come mai? Dove è nascosto il limite?

In alcuni casi è lo stesso sistema che ha in sé dei limiti che non permettono l'espressione piena della propria individualità ma altre volte è proprio la concezione di essere “meno” dell'altro, di colui che è visto come molto più capace, che blocca dietro una barriera che separi dal vero potenziale: ma è proprio insuperabile?

Suggerisco che se ognuno di noi, pur beneficiando dei suggerimenti altrui e di quanto possa essere appreso dagli altri, sviluppi il “proprio modo unico ed elegante di interagire con la propria realtà” allora potrà essere raggiunto un nuovo livello di trasformazione.

Per far questo, però, osservo che i passaggi sono molteplici e diversi per ognuno.

Vi sono diversi aspetti sui quali intervenire, eccone alcuni:le credenze limitanti, le paure ed i traumi emozionali, la fiducia/sfiducia in sé , la capacità d'ascolto di ciò che emerge da dentro di noi, gli archetipi collettivi che ci ostacolano, le influenze di varie dimensioni del nostro sistema...

Tutto è come un cespuglio di rovi nel quale districarsi sino ad arrivare al centro del nostro potere.

Questo si raggiunge alle volte ma poi sembra sfuggire e, di nuovo, si ritorna in uno stato non soddisfacente.

E' qui che intendo il radicamento, in questo centro di potere e consapevolezza personale (dimensioni della stessa unica realtà), che una volta raggiunto permette davvero di attivare una forza interiore inarrestabile.

Quanti di voi lo desiderano? Lo avete mai cercato? Lo avete mai concepito? Lo avete sperimentato?

Ritenete quanto vi stia dicendo frutto di una mente ma lontana dalla realtà? Cosa scegliete?

 

IL MOTORE INTERIORE

Cosa permette di superare gli ostacoli, le situazioni di difficoltà che sembrano frapporsi tra noi ed una reale creazione di una nuova vita, un nuovo equilibrio, una nuova armonia?

Nel mio percorso non ho osservato, pur nella varietà di esperienze e di quanto riferito, trasformazioni radicali e definitive che poi non abbiano visto, in qualche modo, la necessità d una conferma nel quotidiano vivere.

L'archetipo della Grazia, di cui ho già parlato, che ha anche un elemento di stabilità apparente può condurre in errore, come un fraintendimento sussiste nel concetto di risveglio ed illuminazione come qualcosa di statico e definitivo.

Già in altri scritti ho affermato quanto, dal mio punto di vista, l'illuminazione ed il risveglio siano stati di coscienza dinamici e non una qualità permanente.

La tendenza a manifestare, quindi, uno stato di coscienza che rientri in ciò che potremmo definire “di risveglio” od “illuminato” ha la sua fondamenta altrove, dentro di noi, in un motore che generi questa forza interiore che rimane sempre in pulsazione, come un faro ed una guida che conduca i nostri pensieri, emozioni ed azioni in una direzione di espansione, crescita e benessere.

Questo impulso interiore non è facile da percepire, se non negli effetti, e soprattutto da attivare poiché può essere impedito, nel suo accendersi, da innumerevoli ostacoli, catene e blocchi interiori.

Certo è che, una volta avviato, esso permane come una forza inarrestabile che sostiene la sempre maggiore espressione di sé stessi nella realtà.

Un impulso, un motore, un suono che possiamo immaginarci facente parte del nostro stesso corpo informativo-energetico, il Campo di cui parlo, in quanto espressione della nostra Consapevolezza.

Impulso che davvero può spostare le metaforiche e concrete montagne!

Impulso sul quale concentro la mia attenzione e la mia opera da sempre seppure, in effetti, solo ora lo sto guardando in maniera più chiara.

 

TECNICHE ED INSEGNAMENTI SENZA FORZA

Quando ci si (s)forza a fare qualcosa possiamo certamente dire, con un gioco di parole, che ciò che compiamo non possiede la vera forza.

Invece quando un atteggiamento, un'azione, un sentimento, un pensiero sono espressione della nostra passione, di ciò che ci rende vivi, del nostro sogno sappiamo per esperienza quotidiana che nulla è insormontabile.

Anzi tutto appare facilitato e spesso vengono osservate quelle sincronicità che mostrano l'armonia di quanto andiamo sperimentando.

Quindi l'approccio all'evoluzione personale fatto di sforzo, tecniche e discipline pur avendo indubbi vantaggi e portando a risultati concreti, alla lunga, non si dimostra la strategia migliore.

Se attiviamo questa forza interiore che possa rendere viva ogni nostra azione, poiché infusa di emozioni e pensieri armonici, tutto il processo di sviluppo e cambiamento assumerà la veste di una grande onda dell'oceano che con eleganza e forza, inarrestabile nel suo procedere, abbraccerà la costa.

 

Ecco l'immagine-archetipo che ora sento possa aiutare: essere noi stessi l'onda che cavalchiamo, intendendo con questo l'armonia che l'apparente personalità vive in comunione con il cosmo dove ritrova la sua vera luce ed essenza.

 

Chi può arrestare l'onda che è mossa dal vento dell'amore di sé e della passione per la vita?

Cosa potrà davvero resistere alla forza di cambiamento che nel tempo modifica la materia?

L'impulso diviene realtà e dalla luce che emerge dal centro di ognuno di noi verrà manifestata l'armonia della materia.

Accendere il motore interiore: il tempo è ora ed il protagonista sei tu....al di là delle differenze la vita suona la sua melodia.

 

(....presto ulteriori approfondimenti....)


Luca Ferretti

 

 

www.trasformazioneconsapevole.it

 

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