l'Archetipo della Grazia Divina

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L'ARCHETIPO DELLA GRAZIA E DEL DONO DIVINO

 

lotobianco

 

Ho già illustrato il mio punto di vista su alcuni archetipi che possono rivelarsi largamente limitanti rispetto alla nostra capacità di espressione ed al nostro auto-riconoscimento e manifestazione come esseri liberi.

Ogni archetipo non va visto come a sé stante, quasi facesse parte di un universo autonomo che non coinvolga gli altri ma, bensì, concepiti come un sistema che interagisce nelle sue varie parti e che ci influenza nel suo complesso. Chi ha già letto altri articoli potrà pensare che, poiché un dato archetipo non era fortemente presente e riconosciuto nella propria vita, se ne sia indenni ma ora vi invito a pensare che se il campo collettivo ha in sé determinati significati, senza un cosciente spostamento da questa influenza ed una determinata scelta differente, comunque ne viviamo una limitazione. In ogni articolo, quindi, ho proposto una interpretazione che può essere utile per spostarsi dal significato comunemente diffuso affinchè si potesse compiere, man mano, una riscrittura dei singoli archetipi ed una modifica dell'influsso complessivo che gli stessi hanno su ognuno di noi. Ho già illustrato il fatto che lo scritto e questi articoli possono al più essere uno spunto ma che un lavoro più ampio viene svolto negli incontri.

Proseguiamo ora nell'osservazione di questo altro elemento che è fortemente presente nel campo collettivo: l'esistenza della Grazia.

 

LA GRAZIA COME FORMA PASSIVA DI EVOLUZIONE

In molti ambiti spirituali esiste il concetto della grazia divina, quale azione compiuta dall'essere ritenuto supremo nei confronti dell'individuo che, per varie motivazioni, viene ritenuto meritevole di un aiuto esterno e straordinario che cambi repentinamente la sua situazione.

Il miracolo potrebbe essere, in questa ottica, una espressione della grazia divina ma lo sono molte altri accadimenti e processi che possono coinvolgere la coscienza dell'individuo che si illumini.

La grazia, intesa come dono ricevuto, si collega con la fede che la persona può avere nei confronti della divinità da essa adorata e costituiscono spesso due elementi che interagiscono necessariamente assieme per creare il cambiamento desiderato e migliorativo.

Con il concetto di grazia si tende a pensare che l'effetto ottenuto attraverso il fenomeno fede-miracolo non possa essere creato in altra maniera e che fuoriesca dalle possibilità umane.

Si rivolge la preghiera, quindi, a forze ritenute superiori proprio per vivere una eccezione alle regole che la stessa forza superiore sembra aver decretato.

Il concetto di fede, in questo contesto, va ulteriormente specificata non come fede in senso lato verso la realtà del mondo spirituale ma quanto fiducia che la richiesta rivolta possa essere esaudita.

Quindi abbiamo un aspetto della fede che si rivolge al potere superiore e che si esprime nella capacità di modificare la realtà che si vive.

Oltre che nel fenomeno del miracolo, inteso come modifica di uno stato fisico che sembra determinato ed irrecuperabile in uno stato di guarigione, vi è anche la grazia intesa come salvezza dell'anima, nelle visioni nelle quali si pensa il singolo come destinato alla perdizione e che in virtù della grazia ricevuta ottenga la “salvezza”.

Vi sarebbe molto da dire sull'anima e sulla descrizione dell'esistenza di una “perdizione” e di una “salvezza”, ma per ora prendiamo questi riferimenti in maniera superficiale al fine di concentrarci sul processo della grazia. Difatti in base alla diversa considerazione della natura umana ed alla diversa visione della natura divina si modifica, enormemente, la funzione della grazia in questo apparente dialogo. Appare come più grande sia il giudizio di negatività rispetto alla natura umana, maggiore è ritenuta la forza ritenuta necessaria per la sua trasformazione in qualcosa giudicato come diverso e più meritevole.

Questo tipo di trasformazione da negativo a positivo, è connesso al concetto che l'essere umano sia sbagliato, erroneo, non meritevole e che la sua salvezza giunga da un potere e da una fonte diversa.

Vi sono molte credenze che possono alimentare tale tipo di visione, religiose e non, tanto che ognuno, eventualmente, potrà ritrovarne elementi nel proprio modo di concepire sé stessi e la propria vita.

 

Il pensare esistente un qualcosa di esterno a noi che “possa salvarci” lo individuiamo sotto altre forme in altri ambiti anche lontani dalla spiritualità, ed i miti dell'Albero della Vita o della Fonte della Giovinezza intesi quali sorgenti di benessere illimitato, vengono riproposti modernamente in oggetti, status symbol, ritrovati chimici e tecnologici.

Invito ad osservare non solo l'aspetto apparentemente fisico che l'acquisizione di un oggetto o l'assunzione di un preparato possa avere ma anche l'aspetto emozionale e mentale che questo provoca.

Su questa ulteriore dimensione gioca, ad esempio, tutto il processo pubblicitario che collega all'assunzione ed all'acquisto di un certo prodotto, un benessere che va ben al di là del potenziale del prodotto stesso. Dentro di noi agganciamo l'oggetto ad uno stato interiore che si vuole sperimentare creando un grande fraintendimento e preparando l'arrivo di una delusione perchè, dopo l'euforia iniziale appena dopo l'acquisto, esso non soddisfa le nostre vere e recondite aspettative. Non essendo consapevoli di ciò verso cui tendiamo intimamente, non consideriamo tali obiettivi nella loro irrealizzabilità nei modi scelti (immaginate il voler creare un ambiente familiare sereno grazie all'acquisto di un certo cibo) e quindi sperimentiamo una insoddisfazione senza capirne la chiara motivazione.

Nella ricerca del motivo di questa insoddisfazione, poi, poniamo la causa di questa in situazioni che non sono quelle precisamente generatrici della stessa ed indirizziamo i nostri interventi in altri campi della nostra vita, creando ulteriore squilibrio: responsabilizzo gli altri componenti della famiglia del malessere del gruppo, senza comprendere il mio contributo a questo malessere e non osservando lucidamente quello degli altri poiché ho, in me ad un livello sotterraneo, la percezione di “fare tutto ciò che serviva”. Questa non completa percezione è alimentata dal fatto che si sente di aver “acquistato ciò che dovrebbe garantire la serenità” e di aver “svolto i compiti che dovrebbero essere necessari per vivere l'armonia”.

Questa non osservazione delle dinamiche interiori e dei condizionamenti esterni, pone l'individuo in una situazione di impotenza e non perchè essa sia reale ma perchè si orienta il proprio volere su aspetti non alla base del problema che viene percepito: si vive il fallimento ripetuto nei tentativi del cambiamento, demolendo man mano la fiducia in sé.

Se ci riflettiamo, però, il punto non è che siamo impotenti od incapaci ma che usiamo male le noste immense risorse a causa di questo vero e proprio miraggio.

 

I condizionamenti ricevuti dall'esterno, quindi, che operano una deviazione delle priorità ed un erroneo aggancio tra presunti problemi a presunte soluzioni non solo drenano energie economiche, un problema relativamente minore, ma diminuiscono i potenziali di risoluzione delle situazioni che percepiamo come non equilibrate e non soddisfacenti nella propria vita.

Nell'esempio fatto, siamo indotti a credere che un prodotto, un oggetto, qualcosa di esterno a noi sia la soluzione del nostro malessere mentre è “in altro posto” che dovremmo guardare.

Questo fraintendimento non è presente solo negli individui ma chiaramente anche nei gruppi sociali, generando tutta una serie di conseguenze che vanno a squilibrare ulteriormente il sistema globale.

 

Ora vi invito ad estendere quando rappresentato in questo semplice esempio, dell'acquisto di un prodotto miracoloso, al concetto della grazia ricevuta dal potere divino supremo: vi è una comunanza che risiede a livello del medesimo fraintendimento.

A seguito di questa non comprensione possiamo ritenere che la nostra evoluzione sia depositata in esperienze non generate da noi ma che hanno origine dalla benevolenza altrui.

Questo fraintendimento crea una deviazione delle nostre energie che vengono utilizzate per garantirsi questa benevolenza e non ci si adopera per creare le condizioni interiori ed esteriori che possano condurre a sperimentare un cambiamento.

Si vaga da santone ad un altro, da maestro ad uno diverso, da medico ad altro medico, ricercando il Santo Graal della nostra guarigione o la presunta illuminazione della coscienza che derivi da qualche miracoloso incontro, confidando che la agognata felicità che dipenda da qualche potente benedizione e che la salute possa essere ristabilita da qualche portentoso ritrovato della chimica e della tecnologia.

Preciso che non addito le conquiste tecnologiche e scientifiche come improduttive ed anzi sono un grande strumento di evoluzione a patto di essere accolto da consapevolezze vigili.

 

In tutto questo quanto ci assumiamo la nostra responsabilità ed il nostro potere personale?

La domanda che vi pongo è: credete che la vostra vita possa cambiare grazie a qualcuno che sia diverso da voi?

Dove pensate sia la più grande forza che incida nella vostra vita?

 

IL POTERE PERSONALE E LA FIDUCIA IN SE' COME INTERAZIONE

 

Consideriamo la vita costellata da errori dai quali impariamo e questo certamente è un pensiero che ha il suo fondamento, poiché a seguito di scelte non ottimali siamo in condizione di modificare il nostro comportamento per raggiungere risultati migliori. Oltre l'azione già sappiamo che è essenziale considerare anche i pensieri e le emozioni e stiamo apprendendo vari sistemi per migliorare il funzionamento mentale e quello emozionale. Il concetto dell'errore e del senso di colpa conseguente possono essere catalizzatori di un cambiamento, certamente, ma anche fonte di un freno al nostro sviluppo. Non voglio indicare nel senso di colpa “la causa di tutti i mali” ma un eccesso di questo atteggiamento può minare il senso di avere in sè il potere di cambiare. Quindi ci si può ritrovare bloccati in un circuito autodistruttivo e che impedisce di intraprendere un processo di rinnovamento. Il senso di colpa, inoltre, apre la porta a possibilità di manipolazione esterna che facendo leva su di esso, può indurre una persona a comportamenti controproducenti rispetto ai propri interessi, per favorire interessi altrui.

L'errore ed il fallimento, quindi, vanno rivisti in una funzione di esperienza per poter innescare un processo liberante. Questo concetto è facilmente accettabile a livello intellettuale ma meno a livello intimo, ove deve essere sentito nella sua complessità per poter divenire una nuova base interiore di espressione libera.

A livello superficiale possiamo dire che la vita ci pone di fronte ad esperienze nelle quali offriamo il nostro contributo ed attraverso le quali affiniamo sempre più la nostra capacità di interagire con l'universo che abitiamo. Se fossimo capaci di non giudicarci continuamente, potremmo osservare questo fluire della vita come una grande opportunità di esplorazione di ciò che percepiamo interiore ed esteriore. Certamente comportamenti riprovevoli e non efficienti, che hanno creato volutamente o non volutamente danni agli altri, vanno ben valutati nella loro essenza ed in ciò che viene generato nelle vite altrui affinchè si possa evitare di ripeterli e quindi non intendo affermare che tutto sia da accogliere come espressione libera della propria individualità. La tendenza eccessiva, però, ad includere tutto nelle grandi categorie di bene e male, nutrendo una vasta rete di pregiudizi che impediscono di osservare molti aspetti della realtà che viviamo, ci porta a sentirci noi stessi, quali espressione e portatori di bene o di male. Poiché è esperienza di tutti che l'errore ci accompagna in molti passaggi della nostra vita, se indichiamo in questi una espressione di un male e di una macchia che non possa essere elaborata dalla nostra coscienza ma fonte di una inevitabile condanna, non riusciremo a riscattarci ai nostri occhi. Ricordo che il giudice più inflessibile e dannoso siamo proprio noi stessi.

E' evidente che quando si offre l'opportunità, dall'esterno, che in qualche modo ci si possa “redimere” o “pulire i propri peccati” compiuti, ciò garantisce una forte presa sulla propria individualità, da parte di chi offre questo tipo di aiuto.

Se però ripensiamo il tutto valutando come l'esperienza fatta, se compresa, permetta di migliorare il proprio modo di pensare, sentire ed agire poiché espressione di una consapevolezza più matura ed evoluta, ecco che l'errore può essere superato e si concepisce questo passaggio come parte del processo di crescita. Non è valido un atteggiamento che indulga in comportamenti squilibrati ma allo stesso tempo qualora se ne fossero compiuti, questi non sono ostacolanti ad una percezione di sé stessi come meritevoli, integri e degni.

La valutazione che ho descritto non è quindi un qualcosa che venga dato dall'esterno ma un'attitudine interiore che permetta di imparare dalle proprie esperienze ed evolvere.

In questa ottica ogni tipo di promessa che vada a descrivere una possibilità di “redenzione” senza una vera presa di consapevolezza sono ostacolanti.

Questo tipo di pensiero ed atteggiamento, inoltre, può essere mantenuto da coloro che non desiderano cambiare pienamente poiché, seppur in maniera squilibrata, permette di compensare “il male fatto”. L'esempio evidente è quello di infliggersi dolore perchè si ritiene così di espiare qualche peccato. Si utilizza, quindi, una modalità autodistruttiva e di rifiuto di sé piuttosto che una compressione di sé stessi e egli altri, verso una trasformazione ed una espressione più equilibrata. Costituisce, questo, un dei tanti modi per ostinarsi nell'atteggiamento squilibrante.

Sono circuiti che si auto-alimentano, poiché se io nego le fondamenta di un equilibrio interiore, continuerò ad attuare sistemi che con la forza cercano di indurre un cambiamento che, però, alimentano un sempre più grande dolore interiore che provoca persino atteggiamenti ancora più squilibrati e che possono sfociare persino in comportamenti e tendenze che potremmo definire di “perversione”.

La vita è combattuta e si è in conflitto con sé stessi: in questa dinamica non c'è una trasformazione di crescita ma un circuito di progressiva degenerazione.

 

Ad un approfondimento che contempli ambiti più vasti della nostra esistenza, che non sia solo posizionata in una ricerca di piacere e vantaggio personale, osserviamo che l'espressione di libertà vera spesso coincide con comportamenti che poi risultano essere in armonia con il benessere degli altri. Qui si tratta di ridefinire il concetto di libertà personale come espressione vera del nostro nucleo vitale che è profondamente armonico e comprendere che la libertà non è fare ciò che si vuole ma possedere un pensiero che sia espressione di autonomia interiore, di comportamento e di relazione. Se più individui danno voce alla loro armonia interiore, i rapporti che si creeranno tra di loro saranno espressione di questa origine.

 

FARE ED ESSERE IL CAMBIAMENTO

Come non fermarsi solo sul piano mentale ed intellettuale? Se abbiamo compreso che la consapevolezza evolve al fine di raggiungere nuove forme di espressione che siano progressivamente sempre più soddisfacenti ed equilibrate, espressione delle profonde e vere tendenze che spingono la vita stessa, tutto ciò che depotenzia questo processo di osservazione di sé e presa di responsabilità, al fine di operare un cambiamento concreto, non fa altro che alimentare ciò che apparentemente si vorrebbe cambiare e, come alcuni affermano, combattere,

In questi anni l'Archetipo della Grazia ha assunto forme molto variegate mantenendo, però, la stessa funzione squilibrante. Negli archetipi del Destino, del Salvatore, della Pietra Filosofale ed in altri trovate elementi che si connettono in sistema con quello della Grazia imprigionando la nostra coscienza in circuiti che non riescono a sfociare in un reale benessere.

In questo momento sono per ognuno di noi disponibili grandi strumenti di trasformazione che possono mutare profondamente tendenze che ci hanno condotto, sino ad ora, in una situazione non ritenuta soddisfacente.

Questi stessi strumenti, però, risultano inefficaci se non si libera il proprio panorama interiore da queste limitazioni: vi siete mai chiesti perchè molti che si adoperano in pratiche, tecniche, percorsi e strategie di crescita personale poi non manifestano un equilibrio? Vi siete domandati perchè la tecnica che avete appreso apparentemente non funzioni? Avete riflettuto sul perchè si senta questo vuoto interiore che porta incessantemente alla ricerca esterna dell'ultimo libro, ritrovato, tecnica, prodotto, esercizio per poter rinascere? In tutte queste ricerche il grande assente è proprio il vostro sé, oscurato da tanti legacci e catene che risiedono in diversissime componenti di questa rete di archetipi, incomprensioni ed illusioni.

 

E' oggi più importante che mai ricordare che il cambiamento siamo noi, riempiendo questa espressione della comprensione che l'attendere la Grazia di un potere esterno a noi, ci farà inevitabilmente permanere in una situazione di sofferenza non superabile se non per brevi e fugaci momenti.

La trasformazione e l'evoluzione sono una attività interiore ed individuale, che affonda le proprie radici nella fiducia in sé, di ciò che si è e nel proprio potere creativo, libero dalle gabbie alla quali spesso offriamo la nostra forza per la loro permanenza.

 

“L'unica rivoluzione possibile è quella interiore”, altra espressione molto sentita, ma possiamo apprezzarla intendendola nel senso che è importante rivoluzionare le meccaniche che, nelle varie nostre dimensioni, impediscono di far emergere questo nucleo vitale che ci rende ciò che siamo.

 

Il cambiamento è pratica ed è questo che è importante tenere ben presente, pratica quotidiana dell'espressione di sé e della liberazione da quello che non si è.

 

SCHIARIRE LA LENTE

Per lente intendo il complesso mentale-emozionale e fisico che esprime nella realtà percepibile ciò che di noi risiede in reami non percepibili con i sensi.

Se la fonte, sorgente, del nostro essere è pura ed onnipotente, ciò che può limitarla, deviarla e creare manifestazioni squilibrate è proprio la lente con la quale questa fonte, simile ad una luce, viene espressa nella materia.

Se usate una lente, in una giornata di sole, osserverete come questa sia capace di concentrarne la forza in un punto specifico tanto da appiccare un fuoco.

Così il nostro complesso mente-emozioni-corpo può creare gradi cose a patto di essere capace di focalizzare il sole del nostro sé senza oscurarlo o deformarlo.

Una lente opaca, non potrà svolgere la sua funzione di concentrazione della luce in maniera efficiente.

Quindi similmente a come tentereste di schiarire la lente per utilizzare al meglio la forza del sole, così possiamo schiarire le nostre dinamiche interiori liberandoci da ciò che impedisci alla luce di emergere. Lo schiarire però non è mera teoria ma è intervento e modifica.

E' un percorso intenso, con molte sfaccettature e non sempre facile da compiere ma che è quello che ci porta a ri-conoscerci e ri-trovare noi stessi.

Molti possono offrire facili strumenti e vie, promettendo grandi trasformazioni con un apparente poco sforzo interiore, ma spesso ci si rende conto di quanto ciò sia un tentativo di giustificazione della non volontà di guardarsi per ciò che si è e di rimanere nello stesso stato.

Si ha paura del demone e si evita di guardare anche l'angelo, si ha timore delle proprie imperfezioni e ci si impedisce di guardare la propria Bellezza.

Attraverso lo studio di questi archetipi forse qualche stimolo potrà giungervi ma non è certo sufficiente.

Dopo aver ricevuto uno stimolo è necessario operare ed essere il cambiamento.

Alcuni aspettano la Grazia e l'intervento divino che ristabilisca una giustizia perduta ma in realtà siamo noi coloro che creano e distruggono la giustizia, che è concetto umano, e siamo noi i protagonisti della nostra vita.

Non escludo in questo, chiaramente, tutta l'interrelazione con l'intero cosmo, di cui ho già ampiamente parlato, ma per essere unici nell'unicità va riscoperta quest'ultima ed anche il proprio potere all'interno del sistema cosmico.

Libertà si affianca a responsabilità e potere personale: essere liberi significa aver ritrovato la fiducia in sé stessi, nella propria natura e nel proprio sentire interiore.

 

RISCRIVERE L'ARCHETIPO

Possiamo riscrivere l'Archetipo comprendendo che la Grazia già è in noi. Sia che vogliate mantenere la percezione di una divinità che offre i suoi doni e sia che non l'accogliate come vostra realtà, in entrambi i casi possiamo dire che la Grazia è la nostra Consapevolezza.

Aspettare che una grazia arrivi in un futuro ipotetico ci pone in balia di una serie di meccaniche di dipendenza mentre comprendere che la nostra Consapevolezza è la più ampia grazia e miracolo che si possa chiedere, ci riporta al centro di noi stessi.

Una vita nella quale si svolge la nostra esperienza solo per meritarci l'amore di una entità, principio ed intelligenza diverse da noi è cosa che nega la bellezza che la vita stessa, invece, ci offre ogni istante.

Ognuno di noi è già espressione di amore e meritevole di ogni benessere ma ciò va costruito da noi, attraverso il nostro procedere, momento dopo momento.

Poiché non vi è uno stato fisso di beatitudine da raggiungere ma piuttosto è uno stato di Coscienza quello che sentiamo poter creare per noi stessi, che ci offra la più ampia percezione ed interazione con il cosmo, ecco che la Grazia, intesa come possibilità di raggiungere questo stato interiore, mostra un aspetto accoglibile in equilibrio.

L'essere umano, connesso all'intero multiuniverso attraverso la sua Coscienza multidimensionale, può creare letteralmente il paradiso in terra ma questo emergerà da quanto pensato, sentito e compiuto.

Delegare a qualche forza esterna il nostro capolavoro, poiché una vita equilibrata è un grande lavoro di artista, è smarrire ciò che dentro di noi ci rende una espressione meravigliosa della consapevolezza universale.

Ritornare a noi, anche se non si vuole necessariamente negare l'esistenza di un principio che possa aver messo in moto la Grande Esperienza, significa riprendere il potere che è nostro per natura ed utilizzarlo in maniera da esprimere la saggezza della quale è espressione.

Gli errori ed i fallimenti vissuti sono stati occasioni di apprendimento ed è opportuno ricordare che attraverso la sperimentazione concreta di ciò che è inizialmente pura teoria, si possono compiere dei passi successivi nella manifestazione di un più ampio equilibrio e maggiore armonia.

In questo sperimentare, il fermarsi in una situazione di auto-limitazione e limitazione altrui è una delle tante opzioni che possiamo affermare essere non funzionali per lo sviluppo più grande che il cosmo, attraverso di noi, può manifestare.

Abbiamo la grande opportunità di trasformare un concetto in qualcosa di concreto e per far ciò disponiamo di una enorme capacità creativa.

Ritorcere contro noi stessi questa capacità è l'unico modo per poterla bloccare in un circuito che ne disperda l'energia. Questa energia dispersa può essere utilizzata da coloro che hanno dimenticato, essi stessi, il loro potere e che cercano, quindi, di manipolare gli altri.

Se però ci accorgiamo di questo incredibile gioco nel quale siamo immersi, possiamo staccare il circuito che non è più nostro volere far proseguire, per indirizzare ciò che siamo verso qualcosa di diverso.

Poiché man mano che si procede nella propria liberazione ci si rende consapevoli delle grandi capacità e potenziali di cui disponiamo, emerge la Grazia che abbiamo dimenticato e barattato in cambio di illusioni di poco valore.

In realtà il valore delle illusioni è proprio quello di percepirle come tali e vederne il funzionamento per poter scegliere, di nuovo, la nostra originaria purezza.

Nulla è corrotto ma tutto è ancora espressione della forza originaria, primaria, seppur questa va richiamata dalle profondità della dimenticanza.

Attraverso l'esperienza, quindi, si sperimenta la Grazia che è da noi stessi recuperata quale forza di espansione e di amore.

Non dobbiamo, quindi, compiere qualche compito per ottenerla o guadagnare la benevolenza di qualcuno o qualcosa per averla perchè è già in noi, parte della nostra natura originaria.

Non verrà dall'esterno, a seguito di congiunzioni planetarie, interventi celesti od altri strani accadimenti quanto piuttosto emergerà dall'interno come un candido fiore che emerga dal nostro quotidiano sperimentare.

Un fiore che è ora seme in noi ma che può essere sviluppato e fatto crescere con ogni pensiero, sentimento ed azione che sia in sintonia con la nostra sorgente.

L'espressione nella pratica, quindi, diviene il modo per alimentare questa emersione che non è fatta di sole parole ma di contributo, azione, cooperazione.

Ricordo che ognuno di noi è inserito quale appartenente e costituente di una inimmaginabile complessità che tutta coopera verso ciò che sentiamo di sperimentare.

Ognuno di noi è tutt'altro che solo ma può rinchiudersi dentro una campana di piombo fatta di pensieri limitanti, sensi di colpa e dolore, paura e dipendenza.

La Pietra Filosofale della nostra Consapevolezza trasmuterà questo piombo per far divenire trasparente ciò che ora è opaco, per far si che il grande sole interiore ritorni ad accendere e modificare la realtà, rendendola ancora più vitale.

La vita che abbraccia la vita, in un fluente processo di evoluzione consapevole.

 

Che queste parole possano essere di stimolo.

 

Luca Ferretti

 

 

www.trasformazioneconsapevole.it

 

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