L'ARCHETIPO DELLA CADUTA DELL'UMANITA' E DEL PERDUTO EDEN
Nella trattazione che segue ed in quelle precedenti, ho evidenziato come l'Archetipo sia un linguaggio che opera all'interno del sistema che ci interconnette, come individui, in un sistema complesso ed interdipendente.
Vi sono diversi livelli o dimensioni degli archetipi, da quelle primordiali a quelle derivati: di quest'ultimi tratto nel mio lavoro.
Al fine di una evoluzione personale e liberazione da condizionamenti molto penetranti, possiamo interagire soprattutto con quelli derivati che si mostrano essere riconoscibili e modificabili, offrendo una conseguente agevolazione nel miglioramento della nostra quotidianità.
“Ciò che si crede di essere, si vivrà” , questa affermazione che alcuni potrebbero contestare, se viene estesa nel significato di “credenza” a tutto ciò che si muove sotto il livello della consapevolezza, può assumere un significato più chiaro ed accettabile.
Se si sgombera il nostro spazio interiore da legami e limitazioni non più attuali, potremo sempre più avvicinarci all'espressione piena di ciò che siamo, che è sinonimo di libertà personale.
La libertà personale, inoltre, confluisce in una libertà sociale che è costituita da individui liberi, responsabili e coscienti.
Approfondire la tematica degli archetipi, leggendo i miei articoli, può essere un primo passo al quale va fatta seguire una vera trasformazione e manifestazione nella pratica.
Il mero teorico arricchisce la mente che si illude di essere libera, mentre l'esperienza nutre l'Essere che può vivere la sua libertà.
La mente, quindi, diviene uno strumento di esperienza e non la guida dell'esperienza.
Il ribaltamento di tante abitudini parte dal riposizionamento, nel suo ruolo centrale, di ciò che io ho indicato come Cuore, Centro ed Essenza.
Il tempo è Ora, perchè quando il tempo collassa nella percezione della sua illusione, l'Ora e l'Essere emergono come unica realtà.
Ciò che percepiamo come passato e immaginiamo come futuro sono solo distrazioni, l'opera di trasformazione ed espressione è nel presente, dove possiamo applicare il potere di modificare il nostro cosmo interiore ed esteriore.
Chi ha letto anche gli altri articoli forse troverà noioso questo ulteriore avviso, ma è importante che venga ben compreso che non sto muovendo una critica a credenze religiose che voi od altri possiate vivere nella vostra vita. Il mio intento è offrire un punto di vista ulteriore, affinchè possiate liberare il vostro mentale da alcuni fraintendimenti che, però, condizionano pesantemente la capacità di compiere le scelte più opportune.
Mantenete le religioni, se volete, ma combinate questo aspetto della vostra esistenza con la Bellezza che è in voi: la mia attenzione è centrata su questa e non sul resto.

LA CADUTA DELL'UMANITA': DALL'EDEN ALLA SOFFERENZA
Ripercorrere questo mito, che poi è divenuto parte dei vari insegnamenti religiosi che più conosciamo nel nostro tempo, non è opportuno ai fini del lavoro che voglio svolgere.
Se però andrete ad approfondire la tematica, osserverete che il concetto di una perdità, da parte dell'umanità, di un originario stato di benessere ed armonia, è universalmente diffuso.
Sia che ci venga descritta una creazione ad opera di forze superiori e sia che l'apparire dell'umanità sia descritta in altre forme, ci viene comunicato che da una situazione armonica si è giunti ad una attuale, con sempre crescenti caratteristiche di squilibrio.
In alcuni casi questo sarebbe stato dovuto ad un errore compiuto dai nostri progenitori ed in altri casi non è ben definito.
Ci vengono narrate, in varia forma, esperienze collettive nelle quali a causa di scelte errate, da parte dell'umanità, la stessa natura si sia rivolta contro coloro che ne avevano perturbato gli equilibri.
Che siano state guerre fratricide piuttosto che punizioni “celesti” ad allontanarcene, il vago ricordo di una passata età dell'oro è installata dentro di noi.
Vi possono essere varie motivazioni per le quali questa visione sia così diffusa e potremmo trovare varie spiegazioni dotte ma, certo, non capaci da sole di aiutarci a modificare questo “senso dell'essere sbagliati”, di aver commesso un errore e di una certa nostalgia che può rimanere presente in noi.
La “caduta” alle volte può essere riferibile all'umanità direttamente od anche ad esseri non propriamente umani che, però, hanno determinato squilibri nel cosmo di cui la nostra progenie faceva parte. Angeli e divinità cadute che, impegnati in una lotta universale, hanno trascinato con loro molti altri esseri.
In questo caso oltre il senso di perdita, vi è anche il sentimento di essere vittime di una ingiustizia, aggravando l'entità del condizionamento che i sentimenti e pensieri connessi possono dare.
Negli ultimi decenni si è parlato sempre più spesso di antiche civiltà che avrebbero posseduto un grado di evoluzione e benessere maggiore sino a che, per qualche motivo, tutto veniva perso.
Vi cito, come sempio, quanto raccontato su Atlantide e Lemuria.
L'approccio a queste passate civiltà alle volte viene compiuto con un atteggiamento di curiosità e studio, altre volte quasi nel voler ritrovare in esse le testimonianze di questi splendori perduti.
Indubbiamente se solo si osservano alcuni inspiegabili reperti archeologici, davvero comprendiamo che abbiamo molto da imparare ancora del nostro passato e ciò che studiamo normalmente è molto lontano da ciò che realmente è accaduto.
Il passaggio ulteriore, però, di pensare queste civiltà come più evolute della nostra, spesso è eccessivamente forzato e contribuisce ad una percezione della nostra cività come degenerata.
Parlare di degenerazione è chiaramente un giudizio e che non avendo, oltretutto, alcuna chiara testimonianza sull'eventuale presenza e sviluppo di civiltà evolute, che possedessero non solo conoscenze ma anche coscienza più ampia di quella espressa nel presente, immotivata.
Non si riesce a cogliere il senso di quanto successo e delle possibilità che ora si presentano a noi.
Eppure tale percezione rimane, la troviamo in moteplici visioni sia spirituali che non: perchè?
Quale può essere la motivazione di fondo per la quale anche noi, interiormente, percepiamo che la società si sia degradata e che ora noi stiamo vivendo una situazione ben lontanta da immaginati antichi standard?
La combinazione di questo archetipo che individua qualcosa di irrimediabilmente perduto con l'archetipo della Fine dei Tempi e del Salvatore (potete leggere il precedente articolo), crea un sistema complessivo nel quae viene dipinto l'essere umano quale erroneo ed incapace di tornare all'eden senza un aiuto esterno.
La sua permanenza ed esperienza sul piano presente, è vista come una transizione ed un recupero di uno stato che già si possedeva ma dal quale si è stati allontanati.
Il sentimento che “questa valle di lacrime” sia una punizione, emerge con forza e si coltiva la speranza che tutto possa finire, per poter andare oltre.
La vita, quindi, non viene amata ma sopportata quale strumento di espiazione.
Vivere questo tipo di costruzione interiore, non motivata da reali fatti, impedisce di vivere pienamente ciò che è possibile sperimentare.
Questi effetti possono essere più o meno presenti a livello consapevole e sperimentati con una diversa intensità ma largamente presenti sotto il livello della consapevolezza.
LA CACCIATA ED IL RITORNO AL PARADISO: UNO STATO D'ESSERE?
Se volessimo indicare in questo racconto mitologico, che si rispecchia nel sentire interiore individuale e collettivo (qui la sua funzione di archetipo), una metafora di una stato di coscienza che si possedeva e poi ora non è più accessibile, forse potrebbero aprirsi alcuni chiarimenti.
L'eden e l'età dell'oro potrebbero rappresentare una maggiore armonia con l'ambiente circostante ed, in qualche modo, rimandare ad un passato ideale dove alcuni popoli erano maggiormente a contatto con i cicli della natura.
Anche questa interpretazione, pensando che con la civilizzazione abbiamo perso questa armonia e ci siamo distaccati dalla natura stessa, potrebbe rispecchiare questa critica di fondo a ciò che l'uomo ha costruito nel suo procedere e giudicare, quanto realizzato, altamente squilibrato.
Certamente ci sono molti ambiti della vita sociale e personale odierni che sono altamente disarmonici ma una critica totale a tutto il processo di crescita è, comunque, eccessiva.
Promuovere, inoltre, un ritorno a modi di vita originari, rinunciando a tante possibilità offerte dalla moderna tecnologia è difficilmente praticabile ed accettabile, non favorendo un ulteriore progresso ma semmai una involuzione.
Sta nascendo, invece, una rinnovata percezione del sistema olistico del quale facciamo parte che contempla anche il pianeta, quale essere vivente, e tutte le specie presenti in esso.
Quello che realmente si può proporre è un uso della tecnologia in senso armonico e non solo come predazione dell'ambiente: questa sensibilità sta sviluppandosi sempre più e la tecnologia, quindi, non è un male se ben utilizzata.
Essa diventerà, guidata da coscienze armoniche, uno strumento per creare una maggiore armonia nel rapporto umanità-ambiente.
Se quindi consideriamo questo “passato eden” e “futuro paradiso” come uno stato di coscienza, questo si può vivere anche nella società tecnologica odierna.
In questo senso la vita verrebbe completata grazie ad una espressione interiore ed esteriore che possa esprimere questo diverso stato di coscienza.
Il processo è individuale, seppur agevolato da stimoli esterni, ed è nella responsabilità di ognuno acquisirlo: la liberazione da limiti interiori, come quello che si tenta di agevolare con questo scritto, ne costituisce un aspetto.
Quindi potremmo dire che in precedenza l'umanità avesse questo stato di coscienza espanso, rispetto agli standard odierni, e che una certa evoluzione (deformazione) ha portato una perdita di tale stato?
Se rispondiamo affermativamente, praticamente andiamo a recuperare l'archetipo della Caduta da un altro punto di vista ma che, ancora, può essere di ostacolo.
Potremmo tendere alla ricerca di soluzioni guardando al passato ma questo non è sempre corretto.
Un certo equilibrio, che può essere percepito come armonia, è adeguato ad una società in un determinato ambiente ma che, ora, non è possibile riproporre senza recuperare alcune caratteristiche presenti nel passato.
Queste però possono essere oramai non più accoglibili ad una mentalità moderna e quindi bisogna integrare questi aspetti in altro modo.
Immaginate alcuni culti di cui abbiamo notizia storica: non possono più essere adottati nell'odierna società.
Quindi seppur si possa cercare ispirazione da esperienze passate, è evidente che è nostro compito creare nel presente qualcosa di nuovo e di adeguato a questa ricerca di miglioramento.
Il sentirsi distaccati, da questa passata età dell'oro della coscienza, non aiuta ed anzi può indurre in alcuni errori.
Il ciclo nel quale si dipinge un distacco da una situazione ottimale, un peregrinare per poi ritornare ad uno stato assimilabile all'origine, seppur lo trasportiamo come simbologia di un viaggio della coscienza, non ci aiuta.
Seppur pensiamo che vi possano essere dei cicli cosmici che inducono le consapevolezza verso una minore o maggiore apertura verso l'armonia, può essere fortemente limitante se si pensa che il presente ciclo sia uno di allontanamento (in alcune tradizioni questi passaggi durano molte migliaia di anni, lasciando poca speranza alla possibilità di una evoluzione in tempi ragionevoli).
Un altra connessione si potrebbe compiere tra questa percezione e la nostra esperienza come esseri umani che attraversiamo una infanzia, per passare nelle varie fasi della crescita sino allo stato adulto.
L'infanzia è spesso percepita come innocenza, felicità, mancanza di problemi e questo potrebbe aver lasciato un residuo che si trasforma in questo ricordo dell'eden che sarebbe, con semplicità, una riproposizione dello stato infantile sotto un altro aspetto.
Tutte le connessioni fatte tra l'archetipo della Caduta e queste diverse possibili origini, lasciano irrisolto il sentimento di malinconia, perdita e di inadeguatezza che sono elementi di grande ostacolo al nostro procedere.
L'ARCHETIPO SI MUOVE NEL TEMPO POICHE' L'ESSERE E' OLTRE IL TEMPO
La riscrittura di questo archetipo, per ciò che sento, non è soddisfacente se operiamo la sua lettura come stato di coscienza che da uno espanso, si restringe per poi tornare al suo precedente equilibrio.
Non offre una accoglienza di ciò che siamo e non crea una spinta armonica ad una ulteriore crescita che sia libera da zavorre emozionali e mentali.
La modalità di riscrittura, quindi, può essere svolta efficacemente se modifichiamo la percezione di ciò che noi chiamiamo “tempo”.
Si dice che “il tempo aggiusta tutte le cose” ma si opera una sostituzione ed una incomprensione di chi sia il vero agente del cambiamento.
Nel nostro caso il cambiamento, difatti, viene svolto dalle persone e non dal tempo.
Il tempo è solo un concetto che descrive il susseguirsi di scelte e stati che producono differenti situazioni interiori ed esteriori nonché nuove scelte.
Parliamo del tempo e di come viene osservato dalla mente.
Il mentale è impegnato a “leggere la vita” come fosse un lettore musicale: questo nello scorrere le informazioni presenti su un supporto cd, attraverso i suoi apparati elettronici, decodifica tali informazioni in suoni che sono emessi dai diffusori.
Se osserviamo il cd potremmo, con semplicità, affermare che in esso vi è contenuta la musica ma che non sia la musica: questa potrà esprimersi solo attraverso l'opera di lettura.
Se poi non conoscessimo i brani che sono stati scritti sul cd, sapremmo solo che qualcosa è scritto ma non cosa sia, sino a che non venga letto.
Il mentale può gestire una quantità limitata di informazioni che costituisce la nostra percezione del mondo, dell'ambiente e degli altri.
Nel far questo il tempo è una guida che sembra necessaria per una interpretazione ed interazione adeguata tra noi e ciò che percepiamo differente da noi.
Ma è davvero tutto così lineare? E se il tempo non esistesse?
Immaginiamo di eliminare il tempo da questa situazione: avremmo un lettore ed un supporto con delle informazioni.
Non essendoci una progressione che da A (passato), arrivi a B ( presente) e vada verso C (futuro), noi potremmo trovarci solo nel B (presente).
In questo stato tutte le informazioni del cd possono essere osservate contemporaneamente.
Non avremmo riferimenti sul tempo ma solo sul contenuto: saremmo investiti da una sollecitazione che è costituita da tutte le informazioni compresenti o potremmo casualmente selezionare e scegliere, con il nostro lettore, quale informazione far emergere.
Immaginate ora che su quel cd vi sia la storia della vostra vita.
Se esiste il tempo, possiamo inserirlo in un lettore e “vedere i fatti” nella loro successione, quella che ricordiamo.
Poiché la nostra mente funziona in base al tempo, la storia è comprensibile nel suo sviluppo come causa-effetto, antecedente e conseguente.
Eliminando il tempo, la mente entra in grande difficoltà perchè si troverebbe od a percepire tutto in contemporanea o solo un singolo episodio.
Come nel caso del lettore, potrebbe scandagliare tutto il contenuto del cd senza però vederne la successione.
Saremmo posizionati in uno stato nel quale vedremmo mutare in maniera vorticosa attorno a noi tutto, come compresenza di tutti i potenziali possibili sino a che non decidessimo di osservarne uno specifico.
La domanda che vi pongo è questa: i sogni sono legati al tempo?
Se ci riflettete in attimo vi rendete conto che il reame dei sogni ha regole di tempo/spazio diverse dalla veglia.
In che “reame” dimorano gli archetipi secondo il vostro sentire?
Essendo un linguaggio collettivo e connettivo risiederebbe nel sistema che è oltre il tempo.
Essi fanno parte del sistema di decodifica del lettore, nell'esempio, e nella visione della realtà che ognuno di noi ha.
Se gli archetipi sono oltre il tempo, essi potrebbero descrivere non uno stato passato, che si ripete, ma uno stato futuro che influenza il passato: non trovate?
Se descrivono funzionamenti, relazioni, dinamiche essi possono trarre origine anche da un futuro e noi, in qualche maniera, percepirlo interiormente.
Si ha una comunicazione oltre il tempo: qualcosa del futuro che interviene sul nostro passato e presente.
Se questa ipotesi, che penso stia “dando da fare” alla vostra mente, vi pare affascinante ora compiamo un altro passaggio:
l'Eden, lo stato di coscienza che riteniamo perduto non è un ricordo del passato ma del futuro.
A livello interiore abbiamo percepito collettivamente qualcosa che si è posto nel passato ma che, invece, è nel nostro divenire.
Come fare per far si che divenga presente, concretezza e venga sperimentato?
Osserviamolo, scegliamolo e creiamolo.
Se abbiamo sganciato l'eden dal passato e dalla perdita, se abbiamo compreso che esso può rappresentare uno stato di coscienza, siamo in condizione di richiamarlo e sperimentarlo nella nostra vita immediatamente.
E' un potenziale che si credeva realizzato nel passato e che abbiamo collegato a queste storie di antiche popolazioni illuminate e super-evolute, mentre invece stavamo guardando noi stessi nel momento in cui scegliamo di diventarlo.
Non c'è errore: nulla si è perso.
Non c'è malinconia: tutto è alla nostra portata.
Non c'è sofferenza: se non quella che si decide di vivere.
Non c'è risentimento: poiché non siamo stati puniti.
Siamo esattamente quello che ci permetterà di compiere un salto evolutivo che avevamo relegato in un tempo (passato e futuro) mentre esso è Ora.
Si tratta, quindi, di una questione di scelte: quale potenziale vuoi diventare?
Il menù è infinito poiché contiene tutte le variabili concepibili.
IL TEMPO ED IL NON TEMPO: STATI INCOMPATIBILI
La mente in questo nostro stadio evolutivo necessita del tempo per poter interpretare la realtà.
Non conosco cosa accadrà in futuro ma non pongo limiti.
Per chi ora voglia entrare nel “non tempo”, non può farlo con la mente ma attraverso ciò che si può chiamare Percezione.
La percezione dei potenziali, nel caso specifico, si può mostrare alla mente ma non è un processo che la mente può gestire come suo stato normale.
Non è possibile vivere la vita, come la conosciamo, in questo stato di sovrapposizione dei potenziali.
Ecco che la mente non fa altro che mettere in sequenza i potenziali che man mano osserviamo e si crea la percezione del tempo, della sequenza e l'illusione della causa-effetto.
Come molti avranno appreso, dai miei scritti e da altre fonti, la sincronicità esce dal sistema causa-effetto e costituisce una prima osservazione di un tessuto della realtà che va oltre il tempo.
Quindi se siete riusciti a raffigurarvi la sovrapposizione di potenziali, che ho cercato di rendere ma con i limiti dettati dalla necessità di descrivere l'indescrivibile, lo avrete fatto come esercizio mentale e, forse, qualcuno anche sperimentarlo ma poi siete tornati nello stato di percezione del tempo.
L'archetipo però viaggia sulla interconnessione che c'è tra tutti noi e non risente del tempo, ecco perchè lo percepiamo, ma l'eden è qualcosa che descrive uno stato espanso della nostra consapevolezza e di grande benessere, che possiamo creare nella nostra vita: non tra secoli, millenni o dopo un giudizio ma Ora.
Non vi è già stato e poi perduto ma è da creare e ciò dipende da noi.
Liberi dal senso di colpa, di perdita, di errore è importante procedere in questa esplorazione di noi stessi e di permettere che, in vari modi, si possano disattivare tutte quelle dinamiche che creano la persistenza del dolore fisico, emozionale e mentale.
Come ho già scritto, il dolore è un messaggio che se interpretato permette di evolvere ma non è uno stato da mantenere.
Questo al contrario viene mantenuto, come molte altre espressioni di vita quotidiana disarmoniche, poiché non siamo stati abituati a trasformare in noi ciò che ci è di ostacolo.
Molte programmazioni di base che fanno parte del nostro bagaglio esistenziale, individuale e come espressione del collettivo, ci impongono di vivere una data situazione anche se non ottimale.
Il lavoro su di sé attraverso la conoscenza di sé e l'emersione delle nostre potenzialità, permette di creare quello spazio nel presente che può accogliere l'eden nella personale esperienza di vita.
La caduta, quindi, non è una immagine corretta che può ancora essere riproposta perchè se una persona osserva un evento nel futuro che può essere considerato più armonico, può avvicinarsi alla sua realizzazione gradualmente od anche istantaneamente.
Se però si ha una percezione del tempo invertita, osservando dal futuro il passato, l'avvicinamento può apparire un allontanamento ed una caduta.
Ecco che l'archetipo si riscrive invertendo il tempo: siamo orientati verso quello stato di benessere e di espansione.
Per far si che non rimanga irraggiungibile, innanzitutto percepiamo che è “avanti a noi” nella linea del tempo sino a che non riusciamo a realizzarlo nel Presente.
Il passaggio finale è questo: l'eden inteso come stato di coscienza e come realtà di vita, è un potenziale accessibile che se non si riesce a sperimentare, ciò è connesso ad elementi di disturbo che risiedono a vari livelli.
Intervenire affinchè questi elementi vengano trasformati, permetterà di realizzarlo nella vita.
Non vi è promessa di “qualcuno” ma è l'evoluzione della consapevolezza umana che riprende il suo posto centrale, oltre il tempo, oltre la mente ed oltre gli archetipi.
E' questa la scelta.
UTILIZZARE IL SENTIRE E LA CONSAPEVOLEZZA
Il termine “percepire” che ho utilizzato può essere non chiaro ma è quello che, per ora, ritengo utile.
Quando la nostra consapevolezza interagisce con elementi ed informazioni nell'ambito di uno stato di coscienza diverso dall'ordinario, la porta di accesso di questa interazione che permette che al mentale giunga qualche riverbero, è il “percepire” nella sua accezione più vasta.
Molto spesso non risulta possibile descrivere cosa accade e delimitarlo all'interno di una parola ed espressione, perchè risulta sfuggente e non fisso.
Attraverso le percezioni, però, noi possiamo interagire con dimensioni diverse e persino ampliare la nostra esplorazione in quelle ove il tempo non è un limite.
Tale tipo di percezione non deve essere confuso con ciò che appare nella mente come immagini: può essere anche accompagnato da immagini ma è qualcosa di globale che abbraccia tutti i nostri sensi ed aspetti.
Questo tipo di lavoro viene agevolato proprio negli incontri poiché, la trasmissione e la facilitazione di tali esperienze, può avvenire proprio in virtù del fatto che si interagisce in una maniera piena e multidimensionale.
Ho già descritto l'oscillazione quantica in un precedente articolo e può essere vista, in questo contesto, nell'ingresso nel “non tempo”, ove si possono compiere azioni precluse nel sistema abitudinario, per poi “rientrare nel tempo”, ove si svolge la maggior parte della nostra esistenza.
Ciò che viene modificato ha i suoi effetti nella nostra quotidianità e potremo sperimentare dei cambiamenti sostanziali e concreti nel fluire delle nostre vite.
L'essere umano è capace di compiere questo ed altro, danzare in diverse dimensioni e realtà, tutto cooperanti nell'espressione di quella unica esperienza che ognuno di noi desidera realizzare.
Non servono aiuti esterni, seppur la condivisione di esperienze con altri, allenati a far questo, può certamente aiutare ed, in definitiva, è il tipo di supporto che offro.
Poiché, però, ognuno è un universo a sé, creerà un proprio unico “eden” che si armonizzerà con gli altri.
Ecco perchè sistemi troppo rigidi non possono aiutare più di tanto, poiché la creazione di questo stato di consapevolezza e la riscoperta di sé, sono processi individuali ed unici.
La libertà non si può dare a nessuno ma è possibile solo stimolare, coloro che la desiderano, verso la realizzazione della propria espressione unica.
Luca Ferretti
www.trasformazioneconsapevole.it
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