L'Archetipo della Fine dei Tempi e del Salvatore

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L'ARCHETIPO DELLA FINE DEI TEMPI E DEL SALVATORE

 

PREMESSA

Data la presenza di questo tema come parte centrale di molti apparati dogmatici e religiosi, desidero sottolineare che il presente lavoro è volto ad osservare gli effetti di questa costruzione mentale nel nostro comportamento e non criticare od entrare in conflitto con le altrui credenze.

Il mio vuole essere uno spunto di riflessione e come ogni punto di vista potrà essere difforme da altri che hanno altri obiettivi e riferimenti.

Confido, però, che in quello che scriverò, ci possa essere qualche elemento che vi possa essere utile: l'unica cosa di cui sono sicuro è che il Sapere è qualcosa di fluido e non può essere bloccato in una visione fissa, similmente la Vita è fluida e per questo ci rende ciò che siamo.

 


clessidrapassaggio

 

LA FINE DEI TEMPI ED I BAMBINI

 

Ci confrontiamo con questa idea da sempre poiché la nostra tradizione religiosa, come molte altre più antiche, ci parlano della “fine dei tempi”.

 

Ricordo che un archetipo è qualcosa che ritroviamo presente in varie situazioni ed osservarlo, nella semplicità, può aiutarci a capirne alcuni sviluppi.

 

Inizia subito ad emergere in me l'immagine dei bambini che giocano tra loro, nelle loro dinamiche divertenti e spesso drammatiche, impegnati nella loro esplorazione di sé stessi e della vita.

Questa situazione viene prima o poi interrotta, alle volte bruscamente, dai genitori che hanno diverse priorità rispetto a quelle dei bambini.

L'intervento del genitore dall'esterno ha la funzione di cambiare bruscamente la situazione che si era venuta a creare tra i protagonisti del gioco, portando scompiglio in questo, poiché esso termina o viene profondamente modificato e, spesso, vengono elargite punizioni e premi in funzione di parametri che i genitori adottano per educare i figli.

Alcuni hanno ricordi chiari di varie cose, accadute nella propria infanzia, e ritengo che tra noi ci siano coloro che sono stati dalla parte dei puniti ed altri da quella dei premiati: vorrei parlare ad entrambi.

 

Usare la metafora dello sviluppo individuale, come immagine dello sviluppo collettivo, potrà essere portata avanti per un po' e non si adatterà completamente a quello che stiamo vivendo poiché, al contrario dell'educazione di un figlio e dello sviluppo del bambino all'adulto, il collettivo ha alcune dinamiche che non è facile percepire e finalità che possono avere logiche diverse da quelle adottate nelle nostre culture.

Può risultare però comunque utile farlo, tenendo presenti alcuni elementi: l'interconnessione, la co-creazione e la sovrapposizione.

 

Ricordo che i vari aspetti che osserviamo nella nostra esistenza sono tutti interconnessi e non c'è un rapporto di causa-effetto tra ciò che abbiamo vissuto e ciò che crediamo, tra ciò che viene creduto nel collettivo e ciò che si sperimenta, ma vi è una comunicazione ed una interazione reciproca: vi sono influenze di varia intensità.

 

Essendo lo sviluppo globale una co-creazione tra diverse individualità ed una cooperazione di diverse dimensioni d'esistenza, in esso si vanno ad intrecciare molteplici punti di vista con obiettivi molto diversi.

 

Nell'esempio del gioco dei bambini, potremmo anche osservare come spesso sovrapponiamo qualcosa che ci è familiare con altro che ci è sconosciuto e, senza accorgercene, andiamo a creare una visione che può essere non soddisfacente, ai fini sia dell'evoluzione individuale che collettiva.

Consapevole di questo, vi invito nuovamente a prendere ciò che è utile da questo stimolo ed integrare con la vostra personale percezione.

 

Questa sovrapposizione è presente in questo e negli altri archetipi che possiedono vari livelli di contenuto.

Il livello che viene rappresentato dal gioco dei bambini, che vengono interrotti dagli adulti nel loro sperimentare, è largamente conosciuto perchè, seppur nelle diverse culture, l'educazione infantile è vista prevalentemente come una gestione di energie fluide e non strutturate, all'interno di parametri riconosciuti adeguati dalla visione dei genitori, affinchè si possa creare una personalità socialmente integrata.

 

Questo tipo di dinamica ci mostra chiaramente come funzioni e si installi il sistema di autorità ma perchè ne abbiamo bisogno come collettivo? Perchè necessitiamo di un controllore/arbitro?

Nel trattare l'archetipo della piramide ho toccato alcuni aspetti che possono aiutarci a comprendere alcune motivazioni che generano una percezione di differenziazione tra gli individui, con la conseguente individuazione di leader.

In quel caso ho già descritto che la necessità di un controllo esterno, è motivata dal voler evitare il degenerare della situazione tra i protagonisti di una certa interazione.

Tutta la percezione della dimensione “superiore” all'umanità si rispecchia in questo condizionamento che diviene una percezione di necessità.

 

Il singolo che si è visto ostacolato nell'espressione libera, può nutrire un senso di ribellione a questo tipo di gestione ma può anche, invece, accoglierlo come propria modalità e ritenerla necessaria proprio perchè percepisce il pericolo, che ripeto concreto o solo immaginato ha lo stesso effetto sul singolo.

Difatti la nostra società manifesta anche dinamiche che possono essere viste come portatrici di dissoluzione.

Le lotte tra gli individui, possiamo dire, costituiscono una delle motivazioni che hanno portato la nostra società a strutturarsi in maniera tale che i conflitti non degenerino in dissoluzione del macro-sistema.

 

La stessa funzione del Diritto, quale metodo di contenimento dei conflitti all'interno della società che lo accoglie, ha lo specifico scopo di evitare quegli eccessi che possono portare alla disgregazione.

Il modello del regola-controllo-punizione è connaturato in una società che abbia in sé elementi individuali che non abbiano sviluppato le abilità di moderazione, opportunità e scelta consapevole all'interno di un gruppo.

Questo modello si è reso necessario o, più propriamente, è emerso dal sentire collettivo al fine di poter procedere verso modelli di sviluppo differenti, che permettano di abbandonare questa tipologia di “convivenza obbligata” per giungere ad una “convivenza cooperante”.

 

Al momento, la nostra società è giudicata non pronta a passare ad un sistema senza controllori e regole, pertanto siamo ancora ad un livello nel quale si discute di come migliorare le leggi, senza però minimamente considerare il loro superamento.

Dentro di noi, però, coltiviamo il sogno del bambino che possa giocare liberamente e quindi ciò si proietta in un'attesa “del campo senza regole”, ove possiamo esprimerci completamente.

Non so se questo sia alla portata dell'umanità in breve tempo (qui il tempo si misura in multipli di generazione) ma resta un ideale, un mito, che si rispecchia nell'Eden: non un Paradiso perduto ma uno futuro.

 

Questa parentesi è servita per collegare le dinamiche sociali con la dinamica individuale: tutto è connesso alla visione della Fine dei Tempi.

 

L'Archetipo, come ho cercato di descrivere, è un linguaggio di comunicazione all'interno del sistema collettivo che è fluido.

La sedimentazione di atteggiamenti, che poi vendono tramandati ed amplificati, con il corollario di pensieri ed emozioni collegati, creano una emissione dell'informazione che dagli individui fluisce nel collettivo.

Il processo di comunicazione però è interattivo e, quindi, questa informazione nel collettivo poi fluisce e condiziona i singoli.

Ecco perchè, dal mio punto di vista, un cambiamento sociale è molto lento poiché vi è necessità di una modifica, tramite questo dialogo, sia dell'individuo che del globale.

Non essendoci, però, una dirigenza esterna superiore, questo processo è una evoluzione che prende i suoi ritmi da molteplici fattori ma che certo non è una semplice sostituzione di un concetto A ad uno B ma, semmai, una emersione del nuovo dalle radici di ciò che è.

 

Riepilogando alcuni elementi che abbiamo toccato a livello di vita individuale:

il gioco dei bambini che se lasciato libero, si evolve in maniera imprevedibile e non voluto dai genitori;

il ricordo in ognuno di noi del gioco che viene bloccato poiché appare al di fuori di certi parametri (esterni);

il ricordo del successivo intervento risolutorio delle crisi, in atto nel gruppo, da parte dei genitori;

il ricordo del premio o della punizione forniti al fine di educare i bambini ad un comportamento non naturale per loro.

 

Ora gli elementi a livello sociale:

la percezione della tendenza al conflitto in ognuno e nella società nel suo complesso;

la presenza del conflitto come espressione di una mancanza di un atteggiamento di cooperazione;

l'osservazione che la nostra società è retta da un sistema comando-controllo-punizione;

la necessità, percepita e pratica, di un sistema di contenimento e di salvaguardia dei singoli;

l'ideale che molti nutrono di una società futura, senza regole ed equilibrata.

 

Quindi in questo tipo di visione, la “Fine dei Tempi” può essere inserita proprio nell'intervento esterno, di “autorità”, attuato dai genitori e dai governanti che bloccano un gioco che viene percepito come al di fuori dei parametri precostituiti.

 

Alcuni di questi parametri possono essere: il mantenimento della sicurezza del singolo, la salvaguardia della sicurezza del gruppo, la dinamica creata dal gruppo che viene considerata errata rispetto alle regole, la fine del tempo concesso per il gioco, la salvaguardia dell'habitat.

 

Questo blocco viene poi seguito dall'inizio di una nuova dinamica con diverse regole (il nuovo mondo).

 

Se facciamo ora un collegamento con ciò che si vive in quella parte di umanità che percepisce una fine del tempo, spesso con connotati apocalittici o salvifici, è chiaro che vedrete questi elementi riproposti, con diversa intensità.

 

Troverete descritti e predetti una serie di eventi che irrompono nel “campo da gioco”, che è la stessa manifestazione della società come la conosciamo.

Questa irruzione determina il fermo dell'esperienza, il fermo del gioco, per controllare cosa sia accaduto.

Dopo questo controllo vi è una correzione profonda, come nelle ipotesi intermedie richiamate dal mito del diluvio universale, o una definitiva conclusione dell'esperienza che è propriamente “la fine dei tempi”.

 

Connessa al raggiungimento della fine, vi è l'elemento educativo che proviene dall'esterno, una divinità-padre che istruisce i suoi figli umani, attraverso metodi arcaici, caratterizzati dal riconoscimento dei meriti e l'attribuzione di sofferenza a coloro che non ne hanno acquisito.

L'amore, quindi, diviene il premio per coloro che hanno ben operato e la sofferenza eterna la risposta/minaccia per chi non lo ha fatto.

Il “ben operato”, l'azione, viene considerata centrale tanto da oscurare l'Essere individuale.

Se “rileggete” ciò che viene raccontato e che è stato scritto su questo argomento, potrete trovare questi aspetti.

Sono tutte conseguenza di una visione dell'essere umano quale erroneo nella sua natura, da plasmare poiché dannoso, con un autorità superiore che ha attributi di gerarchia e comando molto marcati.

La fine dei tempi, in questo quadro, diventa una grande tragedia universale che permea, coloro che vi credono, di un'attesa preoccupata che è il portale di una profonda manipolazione esterna.

Questa manipolazione non è certamente attuata da ipotetiche e reali entità ma, piuttosto, da coloro che sono riconosciuti come rappresentanti nella società delle Regole del sistema.

 

I partecipanti al gioco percepiscono sé stessi e gli altri come sbagliati e colpevoli.

Inoltre si giudicano disfunzionali in una dinamica libera di reciproco riconoscimento e, pertanto, accettano tutte le forme di controllo, premio e punizione, che permette di proseguire nel gioco.

Chi ha il controllo delle regole ma soprattutto della sua applicazione, nella società odierna, ha un ruolo fondamentale che dovrebbe essere riservato agli individui con il maggior senso di cooperazione e visione d'insieme.

Nella società attuale questo non accade poiché possiamo osservare quale sia la nostra esperienza ed ecco che, poiché questo livello è esso stesso disfunzionale, si rimanda l'aspettativa di un futuro equilibrio ad un livello superiore religioso o spirituale/trascendentale: il passaggio dal vecchio al nuovo mondo dovrebbe risolvere gli squilibri.

 

Il tema centrale e conclusivo di questa visione è : “La Terra è perduta e si guarda il Cielo, dal quale verrà la Salvezza.”

 

Nel fare questo, però, si descrive e conforma la realtà “superiore” attribuendole quanto è percepito ai livelli più vicini alla nostra quotidianità.

Tutto però è inquinato dal ricordo del rapporto ed intervento bambino-genitore, che educa nel sistema descritto e questo lo riflettiamo nel collettivo ed universale.

La fine dei tempi, quindi, può assumere delle vesti catastrofiche perchè ci si percepisce sbagliati, incapaci e meritevoli di punizione come umanità nel suo complesso.

 

Osservate il cortocircuito? Ciò che è individuale, viene trasmesso nel sociale ed il disagio interiore si trasmuta in uno squilibrio collettivo.

 

Si potrebbe dire che sia un quadro che potrebbe lasciare poco spazio alla speranza ma questa è solo una deformazione che può essere modificata.

Anticipo che l'Amore per sé ed il Benessere armonico sono la chiave rivoluzionaria che può ribaltare questo processo, verso una società diversa che sia oltre la fine dei tempi.

L'Amore e l'Armonia nel Benessere è qualcosa da sperimentarsi e creare individualmente, grazie alla propria autonomia e capacità espressiva: non potrà mai arrivare dall'esterno.

 

LA FINE DEI TEMPI ED IL 2012

 

Ogni tanto tocco questo tema poiché è un elemento molto importante nel collettivo occidentale, che comunque ha una immediata influenza su di noi, in questo periodo.

Film, trasmissioni televisive e radio, internet, libri, riviste ne parlano e ne parleranno ed attraverso questi canali osserviamo e giungono a noi improbabili profezie, mistici di antica o nuova veste, scienziati riconvertiti in divulgatori, educatori, religiosi.... l'umanità nelle sue forme si sta esprimendo su questa domanda: stiamo vivendo la fine dei tempi?

Nel giungere a questo quesito, però, si è già compiuto un passo, sottintendendo che la fine dei tempi possa essere una realtà.

Chi afferma però che qualcosa come la fine dei tempi debba necessariamente esistere? Solo un archetipo, una idea collettiva rinforzata da esperienze individuali.

Poiché questa domanda vede una risposta affermativa, pur non basandosi su alcuna reale necessità, ci si ritrova ad interrogarsi se la fine sarà positiva o negativa, se avremo il premio o la punizione e di come fare, in extremis, a “vincere la lotteria” e l'amore del genitore/divino.

 

A questo ragionamento appena svolto molti si contrapporranno dicendo: non credo a queste fandonie, non credo a religioni e profezie, vivo la mia vita con serenità.

Per alcuni ciò sarà vero ma possiamo dire che sia pienamente così e che l'archetipo non stia lavorando occultato in altre scelte?

 

Pensate che il mondo politico sia allo sfacelo ed irrecuperabile?

Pensate che l'economia sia destinata a crollare e fonte di enormi problemi non risolvibili?

Pensate che l'istituto della famiglia sia stato irrimediabilmente perso?

Pensate imminente una catastrofe ecologica senza precedenti?

Che tipo di umore vivete come vostra tendenza generale?

 

Questi sono alcuni indizi del mascheramento ed in che ambito cercare: sottovalutare queste influenze che si esprimono in maniera evidente in queste visioni apocalittiche, non aiuta nella presa di consapevolezza e liberazione personale.

 

Le profezie hanno sempre affascinato e le tracce storiche si perdono nelle profondità del passato.

Alcuni aspetti di questa “ricerca del destino” sono stati trattati precedentemente e possono giovare anche in questo sviluppo: gli archetipi dialogano tra loro in sistema, interagiscono e possono andare in conflitto come in amplificazione reciproca.

E' una dimensione molto fluida ed articolata.

Se credo nel destino, credo nelle profezie ma è anche possibile che non creda nel destino individuale ma solo in quello generale che ritengo possibile: in questo ultimo caso posso trovare comunque ostacolo nella mia espressione.

 

Nell'esempio che ho portato dei bambini/genitori è facilmente comprensibile e visibile il rapporto di questo riferimento di esperienza individuale con ogni ideologia, aspettativa, previsione che veda Poteri esterni intervenire al di là delle nostre capacità.

 

Questo potere, che oggi può persino prendere le sembianze di un disco volante o di esseri evoluti costituiti di luce, si percepisce attraverso i condizionamenti che emana nel loro “operare”.

Ho messo le virgolette perchè noi possiamo percepire soprattutto l'operato dei rappresentanti in terra di queste forze, che ci trasmettono il loro punto di vista, di esperienze ai limiti della fantascienza.

Nascono così nuove forme di aggregazione fideistiche che hanno operato una sostituzione di vecchie divinità a nuove divinità: osservate gli effetti sui singoli.

Seppur non credete alla fonte, potrete però osservare gli effetti delle credenze altrui e, questi, possono portare conseguenza nella vostra vita.

Se essi ampliano la loro capacità di esprimere in maniera armonica sé stessi e la propria unicità, allora possiamo pensare che lo stimolo, seppur non condiviso, possa comunque reputarsi equilibrato e liberante.

Se osserviamo squilibrio, lotta e conflitto, critica degli altri e paura allora sono in opera altre meccaniche che possono essere interiori, della persona che osserviamo, ma anche condivise con il gruppo di appartenenza.

 

Ripeto che non sto contestando l'esistenza di queste forme di espressione dell'Uno e non voglio convincere di una loro non esistenza, verificata da esperienze dirette ed indirette di alta qualità, ma sto portando all'attenzione a cosa noi pensiamo e cosa provocano in noi.

Comprendere che qualcosa esista è solo il primo passo per adottare poi un rapporto equilibrato con una realtà diversa da noi.

 

Abbiamo consapevolezze “bambine” che si aspettano punizioni e premi dal padre celeste o fratelli maggiori (controllori) in qualsiasi forma questo li si veda, chiami, descriva.

Alle volte la trasposizione di questa meccanica è talmente lampante che si legge di “esseri superiori, fratelli maggiori, che intervengono, come baby sitter, a seguito di un richiamo paterno”.

Si afferma che “sia stato lanciato l'allarme ed essi hanno risposto per venire a salvarci”.

Osservate e riflettete su questo.

 

Tutto il fenomeno religioso, neo-religioso, pseudo-religioso è di centrale importanza nella percezione di come l'umanità si sia evoluta e si stia evolvendo, quindi vedo in tutto questo qualcosa di utile, importante e bello nel suo genere ma che può essere analizzato, senza distruggerlo, in alcune componenti che possono essere considerate pericolose per la libertà individuale e per lo sviluppo sociale.

Queste componenti, se male interpretate, possono creare grandissimi errori di valutazione e comportamento.

Sino a che vendo tutti i miei beni ed acquisto una casa sui monti, in attesa dell'onda della catastrofe, o costruendomi il mio personale bunker, ciò non crea gravi problemi ma è la paura che nutro in me e che immetto nel campo collettivo, ad alimentare ulteriori squilibri.

Andiamo in montagna, se vogliamo, ma con il cuore sereno.

 

In definitiva come sarà il 2012? Sono sicuro che sarà un anno stimolante!

Molti vivranno l'attesa della fatidica data, in maniera fiduciosa.

Altri la vivranno con paura e timore, più o meno manifestato.

I più la guarderanno con curiosità come fenomeno millenaristico.

Tutti però partecipano alla mente collettiva ed interagiscono quindi, cosa accadrà?

 

Si attiverà un formidabile meccanismo di illusione/delusione che sarà un altro evento enorme a livello di individuo e collettivo.

 

Quando cadono le illusioni, come sappiamo tutti, ritorniamo a noi stessi.

Ritornare a noi stessi è propriamente la via per riprendere in mano la nostra vita.

Quando cade una macro illusione,

l'onda di trasformazione nel campo collettivo è molto importante.

 

Senza entrare nei singoli credi, nati nell'ultimo decennio e che riprendono schemi precedenti al 2000, in ognuno potrete osservare elementi molto significativi del vero cambiamento di coscienza che sta realmente avvenendo.

 

Se chi sviluppa e divulga un credo di tipo apocalittico, sia che si pensi inserito nei “salvati” piuttosto che nei “dannati”, manifesta appena la punta dell'iceberg della coscienza di massa e se volgiamo lo sguardo sotto l'acqua, nella parte dell'iceberg sommersa, possiamo vedere molte altre dinamiche sociali che, forse con meno clamore, stanno operando scelte in sintonia con questa percezione di fine.

 

Il più ampio, che mi è dato osservare, è l'apparente caos economico che sembra essere ora sempre più evidente e di come un vecchio sistema stia mostrando la sua incapacità di procedere oltre.

 

In effetti se volessimo dare un significato più equilibrato all'espressione “fine dei tempi” basterebbe modificare una parte dell'espressione: “fine di un tempo”.

Di quale tempo si parla? Ci si può riferire a questo come un cambiamento di mentalità, trasversale in varie popolazioni ed ambienti sociali, che vede uno spostamento da un equilibrio ad uno nuovo.

 

Questo nuovo, come ho già anticipato, sta emergendo dal collettivo e nessuno sa cosa accadrà, nel senso che ognuno vi contribuisce e la situazione è molto fluida.

 

Lo stesso evento oggi non ha il medesimo impatto sul collettivo che nel passato: portate il ricordo agli eventi del 1986 a Cernobyl ed a ciò che stiamo vivendo in questi giorni a seguito di ciò che è accaduto in Giappone.

Negli anni siamo cambiati e questo enorme disastro naturale ed umano ci sta riportano a nuove scelte più equilibrate, molto più che in passato.

Eventi di questa importanza creano delle vere e proprie onde collettive che modificano la strutturazione precedente e, nel pratico, inducono nuovi comportamenti i quali iniziano quel circuito di cambiamento che vede il collettivo influenzare l'individuale e l'individuale il collettivo, in un processo di rapida trasformazione.

 

Queste onde di cambiamento nella coscienza, creano una percezione “di fine gioco” che, se avete compreso ciò che cerco di dire, confluisce ad alimentare queste visioni della fine dei tempi.

 

Quindi concepire la possibilità di una fine dei tempi, con la sospensione di questo livello di realtà per giungere ad un altro, è una metafora che viene trasformata in eventi concreti.

 

Questo movimenti di consapevolezza (dal collettivo all'individuo e viceversa) crea come un volano che si autoalimenta: vi è una grande energia che però va indirizzata da ognuno nella direzione più favorevole per il proprio benessere, armonico con il benessere collettivo.

Qui entra in gioco la nostra personale scelta ed anche la possibilità di riscrivere alcuni passaggi di tale sistema-archetipo.

 

Sottovalutare cosa sta accedendo può essere una perdita di opportunità ma, per coglierla, serve recuperare la propria consapevolezza.

 

IL SALVATORE COME PROTAGONISTA E COME ESEMPIO DELLA PERCEZIONE DI IMPOTENZA, SIA CHE SI ASPETTI LA FINE DEI TEMPI CHE NEL PROPRIO TEMPO PERSONALE

 

Il Salvatore, come figura con attributi speciali ed unici, che appare in circostanze particolari e che apporta il suo contributo in un riscatto dei “giusti” e di punizione di coloro che non lo sono, è universalmente presente in diversi aspetti, sia come parte di visioni religiose ma anche più collegate a dinamiche sociali di apparente diverso genere.

 

La figura del Salvatore, di un entità o principio superiore che abbia la forza di trasformare ciò che è, in maniera repentina, è percepita come necessaria se, come base concettuale e di sentire, si giudica l'umanità come incapace ed errata.

 

Ecco che l'incapacità viene sostituita da una capacità superiore in termini di poteri trascendentali o tecnologici che, in alcune nuove visioni, si miscelano diventando un ibrido cybernetico (vi invito a leggere la parte che riguarda la mente-macchina nell'articolo sull'Unicità).

Ecco che l'errore (ritenuto) viene superato con una sovra-imposizione di un nuovo ordine che sia anche questo di origine trascendentale, oppure dovuto a un nuovo tipo di governo planetario, oppure indotto da fenomeni cosmici.

Tutti hanno attributi di costrizione, pena l'annientamento.

 

La riflessione che vi propongo è: adattarmi ad una minaccia e l'obbedienza, sono gli attributi di una vera evoluzione interiore che faccia acquisire il diritto di essere nel Paradiso?

Alcune riflessioni le ho fatte nell'articolo su Abramo.

 

Come vedete, quindi, la figura del Salvatore può assumere tante vesti ed, in base al proprio sentire, magnanime quanto terribili.

Spesso la figura è sdoppiata in una dualità nero/bianco, distruttore/costruttore che si ripropongono come alternanza di eccessi.

 

Osservo una certa connessione tra una mentalità che vede nelle strutture imposte ai singoli, la soluzione definitiva, con questa tipologia di visione della figura del Salvatore come portatore di un nuovo ordine.

Questo tipo di ideale allena il pensiero individuale ad aspettarsi una risoluzione esterna che non vede il singolo quale reale protagonista ma solo come colui che, se ha ben rispettato certi precetti, avrà “il biglietto del viaggio”.

Si nega il principio di libertà e responsabilità, limitandolo ad obbedienza e disobbedienza.

Percepisco l'estremo squilibrio in alcuni casi dove si afferma che nel semplice atto di fede, in una figura esterna esterna, sia sufficiente per salvarsi, anche senza un'azione adeguata ai precetti.

 

Altre volte il principio del Distruttore/Salvatore diviene molto concreto e, in questa tipologia, molta risonanza ha avuto l'ipotesi Nibiru ed, anche qui, osserviamo come qualcosa di esterno (un pianeta) si introdurrebbe nel sistema solare, mutando le condizioni di vita sul pianeta Terra.

Qui l'effetto sarebbe creato dall'interazione tra pianeti nonché tra coloro che lo abiterebbero e la nostra società .

 

Altra tipologia di visione si alza da questa ricostruzione molto semplice, per aggiungervi connotati leggermente meno spersonalizzanti e con una diversa concezione del Salvatore che si dissolve in un principio od una energia più sottile.

Energia che deriverebbe, secondo alcuni, con il racconto dell'allineamento che si avrebbe tra corpi celesti ed eventuali “fasce” nella quale il sistema solare si muova, determinando questo mutamento.

 

Questa figura sfuma ulteriormente quando la si percepisce come una nuova mentalità che va ad influenzare il collettivo ed i singoli: il Salvatore, quindi, viene integrato in un principio che deve essere reso interno.

Ognuno deve diventare salvatore di sé stesso.

Profezie, credenze, pianeti, onde cosmiche vanno a sfumare nella percezione di altro che si muove interiormente.

 

Sembrerebbe che con questo ultimo passaggio, il fenomeno possa essere vissuto con equilibrio ma se non abbiamo disattivato il meccanismo regola-controllo-punizione, il salvatore interiore avrà il viso del giudice che potrebbe portarci in una limitata espressione di noi stessi e persino nell'autodistruzione.

 

Se la fine dei tempi si accoglie come fine di un tempo interiore e di una mentalità, se il salvatore ritorna ad essere parte di noi e se abbiamo ridefinito il circuito regola-controllo-punizione in un sistema inconsapevolezza-comprensione-esperienza consapevole allora ecco che abbiamo allontanato alcuni aspetti squilibranti.

 

 

La Consapevolezza permette all'individuo di ritornare al centro di un cosmo interconnesso, in cui tutti sono un centro.

Si ritrova la centralità del procedere personale, senza invadere il procedere altrui in una maniera aggressiva.

Si percepisce l'armonia interiore, senza alimentare le dinamiche giudice-colpevole che portano disgregazione interna e poi concreta.

 

Il passaggio che suggerisco ora è condensato da questa domanda: perchè abbiamo bisogno di un salvatore?

Se eliminiamo la necessità di giungere ad un premio/punizione, la funzione del salvatore cessa di esistere perchè senza senso.

Se la fine dei tempi si riscrive, come percezione, in un ciclo interiore che si chiude per aprirne un altro anche le figure esterne non serviranno.

Ci libereremo della fine dei tempi e dei salvatori per divenire espressioni consapevoli di noi stessi.

Per chi sente l'esistenza di altri esseri in questo piano di realtà, essi saranno nuovi amici e collaboratori ma non salvatori/padroni.

 

Per chi quindi aveva già individuato alcuni aspetti devianti della “fine dei tempi” e del “salvatore”, tenendosi a debita distanza da ambienti nei quali queste idee sono coltivate, il passo ora è di verificare se in sé queste meccaniche operino sotto altra veste.

 

Additare come “stolto” colui che crede nella profezia, senza aver disattivato la profezia interiore, significa procedere bendati verso la realizzazione di un potenziale non ottimale.

 

Osservare gli altri che sono maestri nel farci percepire alcune dinamiche, forse in misura espressa mentre noi non la esprimiamo, ci permette di amarli poiché nel procedere collettivo loro ci offrono un insegnamento di fondamentale importanza.

 

TUTTO E' FALSO ED E' UNA ILLUSIONE?

 

Alcune considerazioni personali sul 2012 e sulla fine dei tempi.

 

Tutto ciò che viene raccontato è falso? No, perchè in ogni descrizione vi è un qualche aspetto ed elemento che potremo vivere individualmente o collettivamente.

 

Tutto è inutile e sono giochi della mente? No, tutto è utile ed anzi questo processo che ruota attorno a questa fantomatica data ed al mito della fine dei tempi è funzionale alla nostra evoluzione.

Servirà a molto e servirà ad ascoltarci e conoscerci ulteriormente.

 

Non cambierà nulla e tutto ciò che si fa è inutile? No, anzi, molte cose cambieranno. Il cambiamento però non è prevedibile ma dipenderà da ognuno di noi, si per quanto riguarda la nostra vita che per il collettivo.

 

Tutti i profeti, tutte le descrizioni, tutte le previsioni e le ricerche compiute in questi anni stanno confluendo in quella che sarà ed è un grande evento nella coscienza collettiva che potrà aprirci davvero a nuovi orizzonti, come tanti dei passaggi che abbiamo già attraversato e come tanti di quelli che ora ricordiamo.

E' un momento splendido per essere presenti ed è un momento speciale per offrire la nostra personale visione del mondo: è sempre così poiché la vita è questo.

 

TUTTI CO-OPERIAMO.

 

Osservare non significa deridere o combattere ma rendersi consapevoli di cosa accade.

 

Ecco che, allora, il 2012 e la Fine dei Tempi sarà una grande opportunità personale ma che deve essere colta dall'interno.

 

L'umanità esprime man mano livelli di evoluzione sempre maggiore che, attraverso meccaniche non sempre dolci, vanno a calibrarsi.

Ogni nostro pensiero, sentimento ed azione contribuiscono in maniera determinante all'equilibrio emergente.

Siamo il Centro della massima libertà potenziale e della massima responsabilità di espressione del nostro potere: essere della Vita.

 

La fine dei tempi, ridefinita in ognuno che lo vorrà fare, porterà la fine della necessità di salvatori e potremo concretizzare un nuovo modo di essere in società, attraverso un equilibrio interiore che stiamo costruendo e che sarà la nuova dimensione.

 

 

Riscrivete l'archetipo pensando anche che non è “il Tempo” ed “il Luogo” ma “il Chi”:

sarai tu a compiere questo passaggio?

Perchè “il Come” deriva da questa centrale scelta.

 

Se la risposta è affermativa, portiamo il tempo all'Adesso e lo spazio al Qui.

 

Benvenuti e ben-ritrovati.

 

IL NOSTRO TEMPO E IL NOSTRO SPAZIO VEDRANNO EMERGERE CIO' CHE SIAMO

 

Come vivere al meglio questa onda collettiva?

Molti usano l'immagine dell'onda che in seguito approfondirò ed offre molti stimoli.

Questa, come ben sanno chi è andato in mare in una giornata con il vento, può essere fonte di divertimento o di dolore, si movimento o di travolgimento.

Colui che sa che vi è l'onda in arrivo, riesce a percepirne il movimento e si fa aiutare nel suo movimento: spesso richiamo l'immagine del surfista che “produce arte nella danza con l'onda”.

Colui che non percepisce l'onda può essere colpito e sentire fastidio e disagio.

Voi che leggete queste righe sapevate ed ora, forse, osservate da un altro punto di vista l'onda.

Come la trasformerete all'interno della vostra vita?

Che realtà vi creerete?

Quindi la consapevolezza e la scelta saranno gli elementi determinanti, come sempre, in questo come in altri momenti della nostra esistenza.

 

Riprendiamoci il potere di creare armonia e pace, rilasciando le meccaniche che archetipi e vecchie concezioni della vita hanno costruito in noi ed attorno a noi, che ora non sono più soddisfacenti.

 

Luca Ferretti

 

www.trasformazioneconsapevole.it

 

 

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