
L'ARCHETIPO DEL DESTINO, QUALE GRANDE TRAPPOLA DELLA LIBERTA'
Vi sono infinite visioni della nostra Esistenza, una quante ogni essere umano mai apparso e che nascerà sul pianeta, ed il concetto di destino ha un ruolo molto ampio in quella che è “la meccanica” del nostro universo personale.
In questo articolo non è mia intenzione offrire una mia visione del destino nè tantomeno del funzionamento dell'universo, anche perchè desidero che mantenga una lunghezza ed una fluidità adeguata, centrando l'obiettivo di essere di servizio e non di convincimento di qualche realtà più o meno trascendentale da me accolta.
Aggiungo che molto spesso si offre come trascendentale una visione molto terrena e ve ne accorgete dagli effetti nella vostra quotidianità, in quanto a limitazioni e squilibri che crea.
Ci aiuterà, qui, partire dal concreto per rimanere nel quotidiano poiché, per me, è ora di far divenire vissuta la nostra potenziale libertà.
Resterà vostra ricerca quella di crearvi una vostra visione dell'universo che possa soddisfarvi, nel mio limitato contributo spero che possiate tenere uno sguardo attento a ciò che si crea e si manifesta, poiché una teoria che non riesce a produrre benessere (intendendo questa parola nel suo senso più ampio) potrebbe essere una grande illusione.
CHI CI HA PARLATO DI DESTINO? PERCHE'?
Provate a pensare quale sia la fonte di questo concetto. Sono diverse e possiamo dire che si può osservare un emergere di questa idea dal mito, dalle religioni e da ogni ambito culturale sino a quella popolare.
I concetti di Destino, Sorte o Fato sono universalmente diffusi e li abbiamo acquisiti in vario modo.
Anche una certa forma di astrologia, di ricerca di chi sappia “leggere il futuro” e lo stesso mito dell'oracolo, trasportato ai giorni nostri in tante forme aggiornate, alimentano questa idea.
Se consideriamo le fonti potremmo iniziare ad individuare quale sia il vantaggio che il diffondere questa idea offre e, soprattutto, chi ne beneficia.
Parlare di destino, assieme al presentarsi come “capaci di leggere il destino” e dare previsioni, è una fonte di una grande influenza sui singoli, che vi credono.
Divulgare questa idea ed offrire “la propria ricetta” per volgere il destino a proprio favore, è un'altra fonte di grande interesse e controllo sugli altri.
L'esistenza di un ipotetico destino, che scelga i suoi favoriti e rifiuti gli altri, crea il seme che legittima alcuni comportamenti altamente squilibrati.
Immaginate un popolo che si creda portatore di un sacro destino e che per far questo possa distruggere gli altri popoli, dominarli e usarli come strumenti per i propri scopi ritenuti superiori: vi vengono in mente esempi?
Anche il singolo, però, che si creda destinato a compiere qualcosa potrebbe, grazie a questa forza, vedere gli altri come strumento o come oggetto dell'azione ma non dell'interazione reciproca.
Se esiste un destino, se lo si accoglie nel proprio panorama interiore, esso porta con sé delle conseguenze che possono essere altamente contrarie al vivere in armonia con gli altri e legittimare atteggiamenti, pensieri, emozioni e scelte di una ferocia estrema. Non trovate? Provate a pensare agli esempi che abbiamo avuto nella nostra storia anche recente, sia di individui che gruppi.
Se volessimo osservare con più chiarezza, chi trae un grande vantaggio nel fatto che altri credano al destino, dovremmo osservare chi viene posto, dall'ideologia divulgata, quale beneficiario del favore “degli dei”.
Chi vuole controllare, difatti, ha una primaria necessità: che gli altri accettino il controllo.
Una credenza religiosa, culturale, un atteggiamento psicologico che favorisca questa accettazione, della gerarchia, è lo strumento migliore che i vertici possano usare.
Potremmo dire questo: se chi ambisce ad una posizione di comando reale, riesce a posizionarsi in un'azione di comando nelle credenze degli altri, ha creato dei sudditi consenzienti.
Controllare “il pensare” delle persone, manipolare questo nostro aspetto mentale equivale a controllare la persona.
Mi potreste dire che non c'è solo il pensiero e che noi siamo molto di più e che, quindi, non basti controllare il pensiero.
L'affermazione è vera e ci sono aspetti dell'essere umano indomabili ma proprio per questo, oltre al livello di condizionamento connesso al destino ed al piano delle credenze direttamente connesse, chi voglia creare un sistema di dominio, affianca altre strategie che disattivano la comunicazione tra i diversi aspetti delle persone.
Depotenziano, in pratica, la personale autonomia.
La più evidente è l'uso della paura che blocca l'ascolto della voce interiore, della saggezza personale, per dare preminenza al sistema di difesa azione-reazione nelle persone che non offre scelte lucide.
Altro evidente è un certo tipo di dubbio, molto sottile, instillato nelle persone alle quali si offre una risposta preconfezionata, rassicurante ed apparentemente razionale ma che ha, a diversi livelli, agganci di controllo.
Il dubbio su ciò che si sente, la perdita della fiducia in sé, disattiva l'ascolto e l'autonomia per arrivare rapidamente alla dipendenza da coloro che rivestono il ruolo di “chi sa risolvere il problema”.
Poi possono essere creati ed alimentati dei sistemi di controllo reciproco, tra gli appartenenti alle fasce sociali che si voglia indirizzare, che portano ad identificare nel “nemico” coloro che si spostano da un certo ordine di idee. Nel sistema non solo si creano dei controllori esterni, quindi, ma dei controllori interni che sono quelli più efficaci.
Vi invito, nuovamente, a pensare alla nostra storia recente ed al nostro presente per osservare tutte queste strategie.
Sono le più evidenti ma ve ne sono di molte, che interagiscono, in sistemi molto efficienti.
Ora potrete trovare da soli chi beneficia dell'accettazione, da parte degli altri, del concetto di destino.
Affermo con chiarezza che non sto cercando “dei colpevoli”: se l'acqua può entrare è perchè si sono aperte le porte, se il re esiste è perchè in qualche modo risolve alcuni dei problemi ai sudditi, se vi è chi manipola è perchè altri accettano a qualche livello di farsi manipolare.
Siamo portati ad identificare i responsabili di queste manipolazioni, per intraprendere una guerra di liberazione (altro vecchio schema di controllo) ma io vi suggerisco di non pensare ad un “chi”, con nome o cognome, ma un “quanto”: quanta responsabilità avete voi nel sostegno di questo sistema manipolato e manipolabile?
Scoprirete anche attraverso questo scritto che ognuno di noi ne ha molta.
CREDERCI E NON CREDERCI.
Di fronte all'idea dell'esistenza di un destino possiamo subito osservare due atteggiamenti: crederci e non crederci.
Vi possono essere molte sfumature ma direi che quelle più evidenti sono le estreme, le più facilmente individuabili.
Ci sono alcuni che mostrano un rifiuto del concetto ed altri, invece, trovano in esso persino forza e rassicurazione.
Chi rifiuta il concetto è mosso da varie motivazioni e tra queste vi è la necessità di mantenere inalterata la percezione della propria autonomia.
Difatti è innegabile che il concetto di destino, come vita che sia preordinata nei suoi aspetti fondamentali, offende profondamente la sensibilità di chi percepisce centrale la propria capacità di creare la propria vita.
Diciamo che chi non accetta il concetto, dal mio punto di vista, ha già intuito che in esso si nasconda una grande trappola che è quella della predestinazione, quale fattore superiore a qualsiasi attività consapevole di cambiamento individuale.
Chi ha questa posizione interiore di solito non si affida, per coerenza, ad ipotetiche letture del futuro ma poggiandosi su ciò che riesce a concepire ed intuire, si basa su ciò che è concreto e su ciò che esiste, per orientare le proprie scelte: giuste o sbagliate che siano, sono in minor misura condizionate.
Non credere nel destino è una posizione estrema che, rispetto alla opposta, offre dei margini di autonomia maggiore che certo può essere persa a causa di altre idee e credenze, come ad esempio la “forza superiore del gruppo sul singolo”, ma che appare una scelta efficiente.
L'aspetto limitante, di questa credenza di autonomia e rifiuto di credenza della predestinazione, è che non si osservano lucidamente alcune dinamiche, che potrebbero sembrare connesse al destino ma che, in realtà, potrebbero essere espressione di altre spinte e fenomeni.
In questo senso parlo della predisposizione individuale e dei potenziali collettivi che riprenderò poi in seguito.
Posso chiarirvi, quindi, che sento più vicino ad una tendenza verso una espressione piena del singolo, questo tipo di atteggiamento: si manca qualche aspetto di comprensione e visione ma i benefici sono superiori ai limiti, da ciò che posso osservare.
Quindi chi non crede nel destino può smettere di leggere? Vi suggerisco che se avrete pazienza anche voi potrete trovare qualche stimolo utile e siate sicuri che il mio intento non è convincervi che esista un destino o qualcosa di simile ma, semmai, offrirvi ulteriori strumenti di autonomia interiore.
Se il ragionamento precedente appare chiaro, ora si tratta di osservare il perchè vi siano altri che credono nel destino.
Sappiamo che per far si che un condizionamento abbia un effetto, esso deve offrire un qualche vantaggio.
Se è pur vero che si possono modificare i pensieri grazie a strumenti martellanti ed ipnotici, che operano sotto il livello della consapevolezza, prima o poi questi non riescono a bloccare la reazione interna che il nostro Essere mette in opera.
Le malattie, come forse avranno ben studiato chi si interessa di guarigione olistica, sono propriamente una reazione a questo disagio interiore.
Si potrebbe dire che una persona libera, tende alla salute. Una persona condizionata, tende alla malattia. La libertà interiore è produttrice di espressione personale (sono reciproci aspetti) e di equilibrio. Chiaramente non tutti i malati sono condizionati ma si può porre, la connessione che ho indicato, come un aspetto importante di comprensione ed esplorazione.
Quindi è evidente che chiunque decida di diffondere un condizionamento, se non lo munisce del “premio” che si riceve nell'accettarlo, fallisce in partenza.
Veniamo al destino ed al vantaggio che esso offre a chi lo accoglie.
Questo è direttamente connesso al mito-archetipo dell'eroe, che è oggetto di un mio specifico approfondimento sia pratico che teorico (troverete qualcosa sul sito).
Archetipo di una potenza enorme, sia come strumento di sostegno del singolo che come trappola collettiva. Al momento ne osservo la vastità di espressione nella nostra società che mi lascia impressionato, per la sua pervasività ed efficienza.
Continuo portando la vostra attenzione al fatto che se esiste un destino, vi sono coloro che ne sono favoriti ed altri meno.
Se chi crede nell'esistenza di questa distinzione, fittizia e non reale, si pone dalla parte dei favoriti, acquisirà una forza enorme per il proprio agire.
Chi si crede eroe, si sente eroe e predestinato al successo, ha una sorta di “marcia in più” che corrisponde ad un vero e proprio doping mentale ed emozionale.
Lo avete sperimentato? Direttamente od indirettamente? Se lo avete sperimentato direttamente, ricordate come vi sentivate e capirete la forza di questo “carburante”.
Chi crede di essere favorito e che l'intero universo cooperi con sé, praticamente aumenta le proprie possibilità di successo.
Sarà sostenuto da una capacità di sopportazione delle difficoltà superiore, avrà la possibilità di osservare le sincronicità in maniera più lucida, sarà fornito di una forza di convincimento maggiore, avrà un livello di timore più basso, il fallimento viene visto come un avvicinamento al successo finale che è certo, ecc...
Sentirsi eroe e baciato dalla fortuna (altra faccia del destino) alimenta un circuito positivo interiore e poi esteriore.
Abbiamo tanti esempi di tecniche di evoluzione che installano questo tipo di credenze perchè risultano efficienti.
Esse richiamano tutta la mitologia, antica e moderna, alla quale siamo esposti: letteratura, film, fumetti, videogiochi, teatro... tutto ci parla di questo.
Approfondirla qui è al di fuori dello scopo dell'articolo ma, penso avrete capito, se si crede al destino e che questo sia dalla propria parte, si è sostenuti.
Da cosa si è sostenuti? Riprenderò il discorso alla fine ma intanto iniziate a valutare cosa sentite.
Il prezzo però è altissimo e come ogni doping può portare all'autodistruzione.
Certo è che una credenza del genere è comunque allettante, perchè man mano che la si accoglie essa genera una serie di effetti che vengono percepiti positivi, mentre le controindicazioni si vedranno solo in seguito.
Ecco come chi manipola, può utilizzare un interesse e vantaggio personale di chi è suddito, per farsi riconoscere l'autorità ed il vantaggio superiore.
Il mito ci racconta molto bene la distinzione tra eroe e regnante, approfonditela e troverete cose interessanti, se vi liberete dal codice interno che abbiamo installato da millenni riuscirete a vedere con altri occhi.
Quali sono le controindicazioni?
Innanzitutto il fatto incontestabile che gli eroi soffrono e spesso periscono per la “causa”. Questo schema se usato, viene richiamato anche in questo potenziale sviluppo.
Se l'obiettivo che si sceglie è altamente squilibrato (immaginate l'ideologia della superiore razza Ariana), il dolore che si crea collettivamente ma anche individualmente è immenso.
L'eroe e chi è favorito dal destino, si sente diverso dagli altri e quindi emerge una profonda solitudine.
Il predestinato si può percepire favorito a fronte della maggioranza che è svantaggiata: non riesce ad insegnare agli altri ad evolvere ma si sacrifica per loro.
Il predestinato è legato ad una certa ideologia o visione del mondo: non può lasciarla altrimenti perde il beneficio (il favore degli dei).
Queste sono alcune considerazioni, tra quelle che mi sono emerse evidenti.
Ho connesso la tematica del destino con quello dell'eroe perchè quando il predestinato si sente favorito (eroico), vi è una sovrapposizione degli archetipi che si rinforzano a vicenda ma anche con una comunicazione di contenuti.
Quindi apparirebbe ancora vantaggioso adottare la credenza del destino? Se guardiamo gli effetti positivi e quelli appena elencati ci potrebbe essere ancora qualcuno che potrebbe affermare: “meglio un giorno da leoni che una vita da pecore”. Questo motto può essere interpretato in maniera diversa, a più livelli, persino di controllo se unito ad altri corollari del ragionamento.
Ora vi chiedo: quanti predestinati dalla sorte in senso positivo vedete nella vostra realtà?
Sono la maggioranza? O piuttosto sono la grande minoranza e nemmeno stabile nella loro “fortuna”?
Il gioco, il nucleo del gioco al quale partecipiamo attraverso questo archetipo è qui, in questa semplice considerazione.
I favoriti sono pochi e la stragrande maggioranza subisce.
In una società a struttura piramidale (vi rimando all'archetipo della piramide per altri approfondimenti) sono pochi ad avere le risorse di godimento e di gestione a fronte di una grande quantità di altre persone che, pur costituendo il sistema, accettano questo stato di cose.
Il destino imbriglia la capacità personale di essere padrone della propria vita e capace di cambiare le proprie sorti.
Se ci si sente in quella parte dell'umanità non abbracciata dalla fortuna, credendo che questo stato di cose sia predeterminato da altre motivazioni, si è ostacolati nella propria creatività e nella risoluzione dei problemi.
Il doping attrae, inizialmente, perchè permette di vincere delle gare e battere dei record, ma oltre l'autodistruzione, l'effetto limitante nei confronti degli altri che non lo usano è enorme poiché talenti naturali, che hanno uno sviluppo diverso da quelli dopati, non emergono.
Il doping, nelle sue varie forme, è un dramma collettivo molto ampio e crea danni allo sviluppo globale.
Quindi a livello collettivo con la diffusione del mito-archetipo del destino osserviamo che nella società viene facilitata una divisione tra meritevoli e non meritevoli, predestinati al successo e predestinati al fallimento creando una profonda spaccatura.
Attraverso queste separazioni, chi ha la visione lucida della sua esistenza e delle sue dinamiche, ha un vantaggio immenso.
Si avrà quindi una piccola quantità di persone che si sentono predestinate e favorite, facilmente manipolabili in base alla credenza che in loro crea questo effetto amplificatore, ed una grande quantità di persone che nella vita si sentiranno di non poter emergere ed esprimersi.
Ecco che per questi è pronta l'illusione del premio dopo la morte, ed il circuito è completo.
Chi si sente destinato in questa vita, per non ben chiari motivi (alcuni utilizzano in concetto di karma in maniera squilibrata per individuare delle cause) a soccombere, confida in un post mortem migliore che possa vedere recuperata una situazione di benessere ed, aggiungo, veder soffrire o penalizzati coloro che in vita hanno operato con “il vento a favore”.
Il diffondere ed alimentare questo archetipo sostiene il controllo sui pochi che si sentono fortunati e sui molti che si sentono sfortunati: come vi sembra questa riflessione?
E' un punto di vista ma provate ad elaborarlo facendo riferimento alla vostra vita ed al vostro personale punto di vista.
Il concetto di destino crea separazione tra le persone e la separazione è la fonte delle più ampie ed efficaci manipolazioni.
Divide et impera: avete mai sentito questo motto antico? Chi ha costruito gli imperi del passato e del presente lo conosce ed applica in maniera scientifica.
Questo principio però non è solo valido a livello sociale, per descrivere come una separazione delle forze avversarie praticamente le depotenzi, ma anche interiormente alle singole persone.
Paura, dubbio, credenza di essere predestinato e tante altre programmazioni mirano proprio a creare una frattura interiore che, come risultato, crea dei sudditi.
Un doping che ha un costo altissimo, socialmente ed individualmente.
Quindi se qualcuno alla domanda che ho posto in precedenza, preferisca vivere un giorno da leone piuttosto che una vita da pecora, forse è utile che si ricordi che il leone è un simbolo solare che richiama la fusione e la creazione di forza, attraverso l'unità interiore.
Non basta una pelliccia da leone per avere libertà ed, aggiungo, molti cacciatori sanno che un leone ben grasso offre una pelliccia più ampia e preziosa.
Spero di aver offerto una visione diversa di questo motto.
IMPOTENZA E DESTINO, POTENZA E LIBERTA'
Se il destino appare un modo per affermare l'esistenza di spazi nei quali l'essere umano non possa intervenire nella sua stessa vita, la libertà sembrerebbe offrire una grande potenza in ogni settore e dimensione.
Ciò è verosimile ma non così semplice da vivere, poiché partecipando a processi collettivi siamo stimolati da ciò che si sviluppa oltre noi, anche se abbiamo una più ampia autonomia.
L'individualità, infatti, si coordina in una collettività con la quale interagisce a livelli diversi e molteplici.
L'esempio che vi propongo è quello del fiume: se si scende il fiume con una canoa e vi è corrente, se si è lucidi posso muovermi affinchè, quando lo si ritiene utile, si possa usare a proprio favore la corrente e quando invece si vuole diminuirne l'effetto, mi sposto in una zona più quieta.
Il fiume però non è un modo per recuperare il destino tramite una figura diversa: immaginate una rete di fiumi, ognuno con la propria corrente e tutti connessi.
Una ipotetica canoa potrebbe muoversi tra i tanti fiumi, sfruttando le differenti possibilità di incrocio e spostarsi sul fiume più adeguato a sé.
Ma chi crea la rete dei fiumi e dei percorsi? Di nuovo qualcuno sta operando delle limitazioni?
In Matrix (il film) il protagonista raggiunge un livello tale di coscienza, in forza della quale riesce a plasmare tutto l'ambiente nel quale si muove.
Questa opera di piena creazione, però, viene raggiunta passando attraverso livelli intermedi di interazione amplificata e libertà sempre più ampia.
Dopo il risveglio dal sonno (dove si accetta di subire il gioco altrui), si inizia a prendere dimestichezza con le regole del gioco sino a modificarle a proprio piacimento.
Nella fase che osservo vivere, siamo appena dopo il risveglio e stiamo imparando di noi stessi e del mondo con occhi nuovi: suggerisco di alimentare la tendenza ad un più profondo risveglio e liberazione, perchè gli orizzonti sono davvero interessanti.
Questa parantesi ha voluto esprimere una mia percezione di un processo di liberazione che è ancora lontano dall'essere compiuto e che, nell'esempio, percepiamo ancora i fiumi e le correnti che possiamo sfruttare lucidamente piuttosto che subire: è un passo in avanti importante ma non definitivo.
Man mano che aumentiamo la nostra libertà, aumentiamo il personale potere di creare la propria realtà consapevolmente e ci allontaniamo dall'espressione di una vita cristallizzata da un immaginato destino.
E' importante rimanere attenti al fascino del gioco: chi comprende i meccanismi è tentato di usarli a proprio beneficio, a scapito degli altri.
Questo è un livello di controllo e manipolazione più elevato perchè chi diventa complice del gioco, sostiene il gioco e la propria prigionia.
E' la caduta del mago che diviene stregone, è il simbolo del potere che corrompe e della perdita dell'innocenza: per chi ama i film e la letteratura vi ricordo la figura di Saruman (Il Signore degli Anelli - Tolkien).
Esporre il gioco, dal mio punto di vista, permette una più ampia liberazione collettiva perchè quando i meccanismi sono in vista, si può scegliere di non subire e si può seguire dove il gioco porta il più ampio beneficio. Può sembrare che ci si possa appropriare del gioco ed arrivare al livello massimo, al ruolo di beneficiario finale, ma anche questa è una illusione.
Esistono giochi dentro giochi ed il modo per vivere davvero sé stessi è puntare con forza alla fuoriuscita di queste dinamiche che, come un grande orologio formato da più livelli (come una multipla matrioska), una volta compresi possono essere disattivati individualmente ed anche collettivamente.
Se ci si accontenta di piccoli vantaggi, si diventa complici e sostenitori del gioco: non trovate?
Se ci si accontenta di piccoli vantaggi non si procede nella ulteriore liberazione perchè, invece di essere autonomi, ci nutriamo dei frutti del gioco che, necessariamente, tenderemo a riproporre.
Il fascino del potere sugli altri è un veleno per la libertà personale, il vero potere personale è quello autonomo e che è radicato dentro di sé.
In questa ricerca i modi e gli obiettivi sono in sintonia: il fine non giustifica i mezzi ma, in questo caso, i mezzi possono allontanare dal fine.
PREDISPOSIZIONE, POTENZIALI E POTERE INTERIORE
Si parla di predisposizione individuale con riferimento alle capacità che ognuno di noi possiede, diverse, che possono far risultare l'attività in certi ambiti agevoli e più efficienti.
Immaginate la struttura fisica di un atleta, le capacità mentali di un ricercatore scientifico e le capacità artistiche di un musicista.
Vengono chiamate comunemente doti ed alcune vengono viste come capacità superiori.
Posso suggerire, però, che molte capacità non vengono notate da noi stessi perchè non rientrano in scelte di comportamento, dettate da ideali standardizzati e veicolati dalla società, che si sono sovrapposti alle nostre reali aspirazioni.
Un artista costretto a fare un lavoro contabile, chiaramente non potrà far emergere la sua dote.
Vi sono caratteristiche che offrono benefici in ambiti che non sono nemmeno considerati e quindi non sono usate al loro meglio.
Possiamo però dire, con chiarezza, che se una persona mostra una spiccata qualità in un settore che socialmente viene riconosciuto, riceverà stimoli a sviluppare tale capacità e costruire la propria vita in funzione di tale predisposizione.
Includere nella nostra osservazione l'esistenza della predisposizione non significa accogliere un concetto di predestinazione ma ci può portare a cercare, in noi, in cosa siamo più capaci affinchè ne possiamo trarre la massima soddisfazione, liberandoci da schemi sociali limitanti e la credenza che solo in pochi siano dotati.
La maggioranza non si riconosce le proprie qualità personali: è qui il limite da superare.
Possiamo dire, invece, che per potenziali possiamo intendere una probabilità più alta di altre rispetto all'accadimento di un certo fatto, tra i tanti possibili.
Se pensiamo a tutte le predisposizioni individuali, alle condizioni dettate dall'ambiente ed ad altri molteplici fattori, possiamo intendere che vi siano probabilità maggiori di un certo flusso di eventi.
Ogni scelta individuale, però, può modificare il tutto e quindi anche qui non abbiamo destino ma, semmai, possibilità.
Per far si che si possano realizzare i potenziali di maggior benessere collettivo, è importante concentrarci individualmente sulla realizzazione del benessere individuale che non deve, però, essere concepito come espressione di schemi sociali che ci indicano un certo risultato come migliore (ricchezza, successo lavorativo, partecipazione ed acquisizione di status symbol, ecc...) ma di far emerge, da noi, il nostro modo di esprimere noi stessi.
Il potenziale è mutabile poiché ogni passaggio individuale modifica il flusso collettivo ed è possibile modificare l'influenza alla nostra esperienza collettiva, che provenga da qualsiasi fonte immaginabile.
Il vero potere interiore, che tutti abbiamo custodito in noi, può plasmare letteralmente la nostra vita e contribuire ad un cambiamento importante del collettivo.
Il lavoro individuale di crescita e conoscenza interiore permette di accedere a porzioni sempre più ampie di questo potere.
Qui si aprirebbe un discorso molto ampio ma il concetto di destino si contrappone al potere personale espresso in libertà.
Tutto ciò che è condizionamento ed accettazione di questo, va a posizionare filtri al potere creativo che potrebbe esprimersi direttamente e liberamente.
Molti cedono il proprio potere agli altri od all'esterno, andando ad alimentare il sistema di prigioni nelle quali ci muoviamo.
La via per procedere concretamente allo smantellamento dei condizionamenti culturali, mentali, emozionali che sono presenti nella società è l'ascolto interiore, la conoscenza di sé e l'espressione di ciò che si è.
Sono formule generiche che possono richiamare infinite scuole di pensiero e filosofie che ci hanno accompagnato da sempre.
Il fatto è che molte di queste fanno parte della prigione.
Al momento sento che la via che possa aiutarci a divenire maggiormente autonomi punta direttamente dentro di noi, senza l'intermediazione di concetti formulati da altri e l'operato altrui, se non in veste di stimolo.
Se alimentiamo l'autonomia ed iniziamo ad agire in funzione di questa autonomia potremo vedere dei cambiamenti.
L'autonomia personale, però, è espressione di un ri-conoscimento personale al quale è volto l'impegno e la ricerca di tanti.
Confido di poter essere uno stimolo in questa vostra ricerca.
Il destino esiste solo se lo creiamo noi, e ne diventiamo vittime in ogni caso.
Il destino non esiste se recuperiamo la vera fonte della creazione, nella nostra vita, che è in noi.
Un insieme di predisposizioni e potenziali può essere percepito come destino e persino previsto da chi dica di “leggere il futuro” ma il potere di cambiare è in noi:
ognuno di noi E' il destino di sé stesso.
Cambia te stesso, recuperando ciò che realmente sei, e cambierai il tuo destino.
Per ultimo una domanda di stimolo: da dove prende il suo potere l'eroe?
Quel doping emozionale e mentale da dove trae la sua origine?
Non è possibile negare gli effetti di questa credenza ma ora vi invito a cercarne l'origine.
Abbiamo detto che non si tratti di destino e “favore degli dei”.
Abbiamo ricordato che non è semplice predisposizione o dote.
Da dove giunge se non da ciò che io chiamo “potere personale”?
Sento questo: ognuno di noi ha in sé il creatore supremo del proprio cosmo.
Semplicemente il credersi eroe è un modo per accedere a questo potere ma si paga il prezzo degli elementi limitanti di questa scelta.
E se divenissimo e recuperassimo la capacità di utilizzare questo potere direttamente?
E se si diffondesse questo approccio che crea delle persone maggiormente libere, potenti ed espressione di benessere armonioso?
Non vi sembra un potenziale da coltivare?
A voi la ricerca e l'opera, ognuno nella propria vita.
Luca Ferretti
www.trasformazioneconsapevole.it
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Commenti
Personalmente sto' ancora lavorando sui condizionamenti mentali che ancora mi affliggono e, mi creano difficoltà nella mia presa di coscenza quindi nel co/creare il mio destino. Anche per questo sono grata a chi come te, ricorda cose cosi' importanti che assolutamente necessitano di essere comprese e applicate durante il "cammin di nostra vita". Liberarsi dal condizionamento imposto dal "Divide et impera" è un dovere che dobbiamo a noi stessi.
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