il Nemico: l'archetipo del Drago e del suo Tesoro

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IL DRAGO ED IL SUO TESORO, IL SERPENTE E LA SUA MALEDIZIONE.

 

EroeDrago

 

Nella esplorazione delle meccaniche che guidano popoli ed individui è inevitabile, prima o poi, imbattersi nella figura del serpente e del drago.

Mentre il serpente è un essere ben conosciuto nella nostra esperienza poiché è diffuso in varie forme nel mondo, il drago ha una sua vitalità e realtà nel mito, nei racconti ed in ancestrali ricordi ma certo non è un incontro sperimentabile fisicamente.

Assistiamo, però, ad una tale importanza di questa figura, che è innegabile la sua realtà nel nostro mondo interiore.

Il serpente ed il drago sono intimamente connessi e cercherò di delineare alcuni collegamenti e differenze.

L'intento è aiutarvi, man mano che osservate tali figure, ad entrare in voi per vivere un passaggio interiore.

Toccherò alcuni elementi che possono essere percepiti come disturbanti così come anche nel riferimento agli eroi: fa parte del processo di ascolto chiedervi del perchè un certo ragionamento vi crei un rifiuto interiore.

Cercatene le origini, quando si manifesta, perchè saranno fonte di conoscenza.

Inoltre questo scritto contiene una ipotesi di lavoro, offerta a voi come proposta e stimolo.

 

IL DRAGO: TRA EROISMO ED APOCALISSE

 

Nelle fiabe e nei racconti di genere, questa immagine è ben conosciuta per esserci stata trasmessa in connessione al mito dell'eroe. Il drago è visto come ostacolo e finale esperienza per il cavaliere che, attraverso il suo superamento, poteva accedere a ricchezze e gloria.

Questa mitologia è riscontrabile anche nella cultura religiosa cattolica che vede santi combattere e vincere i draghi e, come archetipo angelico, Michele viene sempre rappresentato nell'atto di sconfiggere il drago/demone: questa immagine è profondamente inscritta in noi.

Quindi ad un'analisi superficiale potremmo dire che questa figura simboleggia qualcosa di interiore che potrebbe essere identificato come un limite, una paura od un passaggio personale il cui superamento permette di giungere alla ricompensa di una ritrovata ricchezza, integrità, pace.

Sempre nelle fiabe assistiamo al rapimento della principessa da parte del drago o l'offerta di fanciulle a questi esseri sanguinari.

Quindi non si parla solo di una ricchezza materiale ma anche di qualcosa di più vitale e connesso alla nostra essenza di anima, richiamata dal femminile della principessa.

In alternativa a questa figura del drago come fonte di violenza, potere e contrapposizione abbiamo la descrizione del drago, da parte delle culture orientale, che è ben diversa: nell'immaginario di tutti, ad esempio, risiede la figura del drago portato in processione durante il capodanno cinese.

Nel sud America vi è poi la tradizione del serpente piumato che è divinità principale all'interno di un antico sistema di credenze religiosa.

Negli ultimi decenni, poi, a seguito dell'acquisizione di questa figura e del suo utilizzo nella letteratura, nei fumetti e nel cinema, il drago ha riacquistato una funzione ed un ruolo positivi quale completamento e compagno dell'eroe.

Osserviamo quindi una diversificazione della sua descrizione che da “bestia dell'apocalisse” si sposta verso una rinnovata forza e contatto con la magia naturale.

I draghi, infatti, sono connessi alla magia ed agli elementi della natura quali il fuoco, la terra, l'aria e l'acqua.

Vi è quindi un dialogo tra significati ben più profondi di quelli apparenti in superficie che stimolano, in ognuno, dei processi che possono essere molto interessanti.

Procediamo in una rapida scorsa di alcuni significati del serpente che per similitudine possono aiutarci a capire dove sia il vero tesoro.

 

IL SERPENTE: DISPREZZO E CONOSCENZA

 

Il serpente può considerarsi uno degli animali che maggiormente ha ricevuto il disprezzo non per la sua natura in sé ma per i significati che ad esso sono stati collegati dalla cultura occidentale.

Nelle descrizioni religiose è con il serpente che si identifica il Nemico per eccellenza: il Tentatore.

Questo passaggio, però, è piuttosto recente se immaginiamo che in precedenza al serpente fossero attribuite ben altre qualità e rimandi simbolici.

Nella cultura Greca, ad esempio, Asclepio (Esculapio) dio della medicina era associato alla figura del serpente.

Serpenti poi troviamo nel simbolo del Caduceo che ancora oggi associamo alle arti mediche.

Oggi sui serpenti potrete trovare davvero una miriade di ricerche e rimandi ai quali io non voglio dare troppo spazio qui, perchè non sono parte di ciò che è l'archetipo di riferimento di cui parlo quanto, piuttosto, spesso delle deviazioni di simboli verso altri significati, che fanno molto riflettere su una rinnovata ricerca del “nemico” da combattere.

Quindi la figura del serpente mostra questa doppia valenza: da una parte fonte di tutti i mali o coautrice della caduta e della perdizione, meritevole per questo di distruzione, e dall'altra espressione dell'arte che più onora la capacità umana, la guarigione, nella sua pienezza di rinnovamento e rigenerazione.

Con il drago vediamo, quindi, una similitudine ed una connessione molto stretta.

Il drago si mostra come essere in gran parte di natura rettile pur includendo attributi ulteriori quali la forza, la capacità di volare, gli artigli e le fauci da leone in una miscela che rimanda per ogni elemento ad ulteriori significati.

Tra il serpente ed il drago, però, la presenza di significati apparentemente opposti (positivi/negativi) ci lascia intravedere una via di ricerca interiore che può portare frutto.

 

ASCOLTARE IL PRESENTE INTERIORE

 

Potrebbe essere molto interessante ripercorrere le due figure nell'arco dei documento storici e letterari in nostro possesso ma questo tipo di ricerca è stata ben sviluppata in altri luoghi e da altri ricercatori e troverete molteplici riferimenti, se sarà di vostro interesse.

Il serpente ed il drago sono tematiche molto diffuse in araldica, ad esempio, e potrebbe essere entusiasmante ripercorrere le vie di diffusione di queste simbologia sino al limite della conoscenza storica.

Sono figure, entrambe, che smuovono dentro ognuno di noi delle forze indubbie ed una curiosità infinita.

Questo ha un motivo ancora più forte che rimandare alle suggestioni di testi, quali il racconto della presunta cacciata dal Paradiso o leggende medievali, di film e romanzi.

Piuttosto si potrebbe dire che questi traggono la loro forza da qualcosa di preesistente che è corretto chiamare archetipo.

Il simbolo che è connesso ai due significati, un drago/serpente che sembra avere una forza maggiore dell'eroe ed il serpente/drago che ha una preminente saggezza, conoscenza ed astuzia rimandano entrambi alla stesso profonda forza che possiamo individualmente esplorare in noi.

Per poter trovare l'originalità dei significati di quelle componenti sotterranee e non percepite, che confluiscono negli stimoli che poi diventano pensieri, emozioni e comportamenti la miglior guida è la propria innocenza.

La difficoltà di procedere ad una esplorazione interiore è data da tanti significati ed insegnamenti che si sono acquisiti durante il nostro percorso di vita.

E' però recuperabile questa originarietà che diventa originalità attraverso l'innocenza che il nostro essere, la nostra essenza esprime.

Innocenza, quindi, non è intesa come ingenuità ma come libertà da tutte le varie zavorre culturali, religiose e di pregiudizio che abbiamo assorbito.

Il processo di svestirsi di tutto questo per trovare la fiducia in ciò che si sente è il passaggio fondamentale che viene richiesto ora, al fine di trovare nuove soluzioni alle presenti situazioni di difficoltà.

Può sembrare un esercizio inutile adoperarsi in questo ascolto ma la capacità di connettersi e vivere questa originarietà, permetterà ad ognuno di vedere il mondo di cui fa parte in un nuovo modo.

Attraverso il percorso degli archetipi si attua un processo di graduale liberazione da influenze non visibili e, portandole alla luce della consapevolezza, poterle rimodellare.

Ogni volta che voi procedete ad un esame interiore e riscrivete ciò che è dentro di voi, modificate “a cascata” tutto ciò che era connesso alla iniziale visione.

Questo è ben evidente nello sviluppo dei bambini che nell'acquisire informazioni ed istruzione modificano i loro atteggiamenti.

Alcuni direbbero che “maturano”, io spesso osservo quanto siano imprigionati in misura sempre maggiore dentro gabbie intellettuali ed emozionali.

Non tutto è limitante ma nella nostra società possiamo affermare che molto lo sia.

E' tempo di cambiare direzione.

 

IL CONFLITTO

 

C'è da riflettere sulla necessità indotta di combattere per qualcosa o per qualcuno.

 

Nelle raffigurazioni che vi sono degli scontri tra draghi ed eroi e tra serpenti e persone, vi è un seme profondamente squilibrato che offre un frutto molto amaro.

 

Sia che si voglia intendere queste raffigurazioni simboliche quali aspetti interiori od esteriori, il risultato è quello di provocare, in cui le acquisisce, il concetto che la vittoria e l'evoluzione siano la medesima cosa.

Vi è in questo un profondo fraintendimento che ha pervaso l'intera nostra società nelle molteplici manifestazioni.

Osservo ad esempio come sia aperta una guerra all'ego, da parte di molti ricercatori.

Osservo un costante impegno all'aggressione nei confronti di aspetti di sé stessi, senza riconoscere questo profondo errore di metodo.

Si pensa che vincendo uno scontro, questo provochi una crescita e questo potente fraintendimento è diffuso universalmente in tutti gli aspetti della nostra cultura.

 

Provate a sentire in voi quanto sia importante sentirsi ed essere un vincente?

Il vincente può essere tale se abbiamo un perdente con il quale raffrontarci.

Nella vostra vita quali sono i vincenti e quali i perdenti?

Risulta facile poter fare questa distinzione per quanto, in effetti, è inserita in noi ma se ci distacchiamo dal meccanismo vediamo che non esistono perdenti e vincenti.

Mi si potrebbe rispondere che in una lotta vi sia sempre un perdente, forse non sempre un vincente, ma sull'esistenza del perdente pare non vi siano dubbi: non trovate?

Eppure la lotta è già una espressione di una scelta ben più profonda poiché essa non è altro che la manifestazione finale di una credenza ben radicata in noi.

Molti affermano di volere la pace e di combattere per la pace.

Si è diffusa anche la definizione di “guerriero spirituale” che onestamente mi ha lasciato sempre perplesso.

Vi è infatti un tentativo di abbinare un valore positivo alla parola ed al ruolo del guerriero, un po' come quando si sogna il mito del cavaliere di ventura, romantico e religioso, dimenticandosi che il filo della spada non canta poemi e preghiere ma crea la fine di una vita.

Questa non vuole essere una dissertazione intellettuale su quanto possa essere ipocrita l'affermazione di libertà, pace attraverso l'imposizione di regole e guerra.

Se andiamo maggiormente in profondità, potremmo cogliere questa sovrapposizione che abbiamo accolto dentro di noi e che sperimentiamo quotidianamente.

Se osserviamo cosa sta accadendo a livello collettivo e del perchè la maggioranza delle persone accetti e concordi con l'uso della violenza, al livello molto alto espresso nella nostra storia, vi deve essere davvero una spinta poderosa che risiede in ognuno.

Oltre al ruolo del guerriero che viene esaltato nella sua presunta funzione sociale, che nei secoli ha vestito sempre un connotato di giustizia e spiritualità, in diversissimi popoli ma con il medesimo risultato, vi è la contrapposizione della figura del codardo che viene utilizzata per indicare colui che non partecipa alle battaglie.

Ora non voglio annullare la necessità di autodifesa che sia individualmente che collettivamente ha un suo spazio ma se non andiamo alla radice dell'aggressione per cercare di disattivarne i motori, il ciclo attacco/difesa/attacco non verrà mai interrotto ma solo sospeso momentaneamente, in funzione di interessi momentaneamente prevalenti.

Al momento questa “disattivazione dei motori” è ben lontana dall'essere attuata collettivamente ma può essere intrapresa individualmente.

A livello sociale la soluzione che appare praticabile, nel frattempo che il processo si estenda, è l'uso di interessi prevalenti che fermino le armi.

In effetti l'Europa dopo secoli di scontri cruenti, sta attraversando un periodo di quiete (tra i suoi confini) grazie all'interesse prevalente dell'economia e degli scambi che si stanno attuando in maniera sempre più intensa tra gli stati, prima nemici storici.

In effetti uno dei modi per disinnescare questo conflitto è stato quello della unificazione delle nazioni in accordi economici e politici di una tale complessità che nessuno, ora, si sognerebbe di muovere guerra ad un paese con forti accordi economici.

A questo segue, poi, una progressiva integrazione e dialogo culturale che cementa in “un unico” ciò che prima era diviso ed in lotta.

Osserviamo, quindi, interessi prevalenti che bloccano il ricorso alla violenza ed alla lotta espressa ma certo non possiamo dire che siamo un popolo pacifico.

La vera pace, difatti, non è una scelta utilitaristica, che può cambiare se cambiano le condizioni che l'hanno creata, ma frutto di un vero processo interiore di trasformazione e riconoscimento di sé e dell'altro.

Una strada ancora lunga nel collettivo ma possibile per ognuno di noi.

 

Quando osservo ciò che è successo, durante la mia vita, e che ha portato a quelle guerre di “democrazia e libertà” alle quali stiamo assistendo anche oggi, mi ricorda che vi è ancora molto da fare.

Il passaggio più accessibile è quello individuale.

 

Per il collettivo, ripeto, nel breve e medio periodo penso che siano l'accordo economico e culturale che crei una tale integrazione che, quantomeno, impedisca fenomeni quali la guerra tra popoli.

Questo tipo di strategia o di processo, come lo vogliate intendere, è però limitato poiché vediamo quante divisioni poi possono esserci all'interno della società.

Quando si parla di unificazione, infatti, si fraintende questa con uniformazione che è una grande paura di chi ami la propria individualità.

Quello che emergerà, come modello nuovo, sarà una unificazione mantenendo l'unicità di ognuno come patrimonio inviolabile.

 

In questa fase, nel presente studio, sto alimentando proprio la ricerca della unicità di ognuno e della capacità di esprimerla pienamente perchè ritengo ciò un contributo importante a livello ampio.

Permette di guarire uno squilibrio antico che si esprime nella lotta al drago ed al serpente, che alimenta tutta una serie di meccaniche che poi portano ad individuare, di volta in volta, il drago ed il serpente in persone diverse da noi.

 

Se osservate ed avete seguito questo flusso di pensieri, potrete forse iniziare a sentire che tante figure, alle quali ci siamo affezionati, sono davvero espressione di qualcosa che è giunto il tempo di modificare dentro di noi.

 

LA CO-OPERAZIONE E LA CO-ORDINAZIONE: IL DRAGO ED IL SERPENTE PERDONO LA FEROCIA DINANZI AI NIPOTI

 

Quindi se dovessimo immaginare un processo ampio nel quale siamo coinvolti tutti noi all'interno di un'onda collettiva, è presente all'orizzonte una sempre maggiore integrazione culturale ed economica imperfetta, perchè tenuta assieme da interessi di carattere utilitaristico e, parallelamente, un'opera di riappacificazione interiore che darà frutto nel tempo.

Un esempio “semplice” che vi propongo è quello di un mercato di paese, nei quali i singoli venditori non si piacciano molto ma hanno deciso di organizzarsi assieme, perchè così si permette di aumentare a tutti il proprio personale benessere tramite una crescita degli affari, dovuta ad una migliore organizzazione della piazza.

Mentre il fruttivendolo litiga con il venditore di pentole e lavorano vicini pur nella diffidenza, le nuove generazioni iniziano a conoscersi e capire maggiormente grazie al contatto, sino a che i figli dei due possono creare una famiglia assieme.

Quindi l'integrazione e la cooperazione sarà poi rafforzata dalla venuta dei nipotini e dalla loro nuova visione della vita: le cose poi sono molto semplici se le riportiamo alla quotidianità.

Significa che i due nonni si saranno riappacificati? L'esperienza familiare, penso di molti, insegna proprio il contrario ma nel frattempo le cose evolvono.

A questo quadro, forse simpatico, aggiungo poi l'emersione di una nuova coscienza individuale che comprende quanto siano inutili i battibecchi e di quanto sia importante creare la vera pace interiore ed esteriore.

Suggerisco che questo processo viene sostenuto dal contatto con altri punti di vista e dalla comprensione che l'altro non sia il drago ed il serpente che si temeva.

 

IL CONFLITTO COME PROCESSO SQUILIBRATO DI ACQUISIZIONE DEL TESORO

Attraverso il mito del viaggio dell'eroe, ben studiato da chi ami la scrittura ed usato anche come preciso stimolo di comprensione delle proprie dinamiche interiori, abbiamo integrato lo strumento della lotta quale comportamento di evoluzione.

Libri, film, videogiochi e tutto quello che è di più ampia diffusione tra di noi, in ogni generazione, puntano con intensità su questo seducente concetto.

 

Applicando il processo di esternare parti di noi e proiettarle sugli altri, si rinnova l'illusione che distruggendo l'altro si superi la dinamica interiore.

 

Nell'uccidere il drago ed il serpente si immagina che il pericolo sia debellato.

Nell'uccidere il nemico, si immagina che il nostro futuro sia assicurato.

Una grande illusione che ha intriso di sangue la nostra terra e che si ripropone ancora oggi sotto le più diverse sembianze.

 

In effetti il processo di disfacimento che osserviamo nel sistema economico e sociale odierno è un aspetto di questo atteggiamento che può portare solo ad una dissoluzione e non una soluzione.

Parallelamente a questo disfacimento, che ricorda il crollo di un impero e nel quale vediamo convivere le vestigia del vecchio sistema morente con il nuovo che sta incalzando, vediamo emergere la ricerca di un diverso equilibrio che possa non solo essere sostenibile ma virtuoso.

Al momento per ciò che è dato vedere e prevedere nel breve e corto periodo, si nutrono scarse speranze che una organizzazione sociale possa accogliere ed esprimere pienamente questo nuovo sentire.

Possiamo però vedere alcuni che, pur rimanendo inquinati da vecchie visioni, iniziano ad esprimere qualcosa di diverso.

Il lavoro interiore, ribadisco, è da fare in ognuno di noi, personalmente e senza delegare.

 

Quante volte vi siete sentiti eroi ed eroine di una storia?

Quante volte vi siete emozionati nel sentire di battaglie vinte dalla figura che vi era “simpatica”?

L'appellativo di “eroe” non muove in voi ancora dei sentimenti?

Nel sentire di “giovani che hanno sacrificato la vita per noi” non avete provato nessuna reazione interiore?

Non vi siete sentiti orgogliosi di essere parte di un certo gruppo poiché questo, nel passato, ha versato sangue per una giusta causa?

Pensateci e soprattutto ascoltatevi.

 

Ora questo procedere, attraverso questi pensieri, non vuole togliere valore ed intaccare il ricordo di eventi, passioni e ideologie che possano essere a voi care ma di fronte al momento presente, sento importante aiutare e stimolare una osservazione da un punto di vista diverso di questa illusione individuale e collettiva.

 

Il processo di “individuazione del nemico/lotta con il nemico/ conquista e vittoria” offre tutto il suo amaro frutto in questa nostra esistenza.

Questo atteggiamento è presente in tanti approcci e settori della nostra esistenza: politica, ambienti lavorativi, trattamenti terapeutici, cultura sono intrisi da questa dinamica.

 

Il Drago viene visto come essere che condensa in sé il male, il serpente ci ricorda costantemente che è fuori di noi il problema da estirpare e che, una volta compiuta tale opera, saremo “santi e felici”.

Siamo proprio sicuri che dentro di noi questo pensiero non esista?

Vi invito a scendere dalla metafora/archetipo agli eventi della vostra vita ed ai pensieri che si sviluppano quotidianamente in voi.

 

Tutta la lotta al drago ed al serpente, in definitiva, è vista come acquisizione del tesoro.

Difatti si intende che il drago, nell'espressione della sua ritenuta malvagità, ha accumulato un grande tesoro che l'uccisore potrà reclamare di diritto.

Il serpente nell'espressione della sua astuzia ritenuta malefica, ha derubato i proprietari della propria innocenza e ricchezza ed, una volta eliminato tramite il retto comportamento, si renderà possibile il reingresso nell'eden.

Alla fine abbiamo una lotta per un beneficio molto materiale.

Alcuni potrebbero dire che possiamo portare questi archetipi ad un livello più alto così da vedere che non si tratta di materialità ma di altro, come aspetti di noi stessi e del nostro sé.

Questo concentrarsi sul premio, sul tesoro, arricchendolo in base ai propri criteri di importanza non sminuisce lo squilibrio della lotta come processo per l'ottenimento dello stesso.

Inoltre se il drago ed il serpente vengono non più visti come esseri umani diversi da noi (individui o gruppi) ma come ideologie o parti di noi, ancora però separate, rivolgiamo la violenza dall'esterno all'interno.

 

Immaginate una malattia: è vista come qualcosa da combattere ed eliminare.

Questo approccio porta a dolore e squilibrio ulteriore.

In questo campo tutta una ricerca maggiormente evoluta sta indicando che qualsiasi malattia è un messaggio e non un nemico: ciò permette che dei veri miracoli avvengano.

Se una persona che dentro di sé alimenta la visione che la malattia sia un nemico, non potrà trarre beneficio da un rimedio che intende la stessa come messaggio ( quindi sarà in sintonia con rimedi figli della stessa mentalità ).

A questo si deve una parziale spiegazione del perchè il medesimo approccio non offre a tutti il medesimo risultato.

Se io adotto una risoluzione che però interiormente non accetto, non potrò avere un risultato poiché il conflitto non è stato superato.

 

TRASMUTARE IL DRAGO ED IL SERPENTE

In questa rapida carrellata di elementi di riflessione, si potrebbe dimenticare che ognuno di noi ha il potere di modificare il proprio “panorama interiore” che in un dato momento è presente ed attivo.

Poiché la gran parte dei significati, simboli, ideologie sono acquisite e frutto della comunicazione con il complesso sociale ed il collettivo, inteso nella sua accezione più ampia, sembrerebbe che quanto appreso sia cristallizzato.

In realtà l'essere umano ha la capacità di modificare qualsiasi cosa a patto di rendersene conto.

Il mito dell'eroe e della lotta ha un suo fascino particolare che non è facile da osservare nella sua totalità.

Quando si pensa allo scontro tra l'eroe ed il drago, ad esempio, si immagina l'avvicinamento, il combattimento, l'uccisione ed il tesoro ma pochissimi osservano gli occhi del drago.

Quando si uccide un nemico pochi hanno la forza di guardarlo attraverso “la finestra dell'anima”.

 

La guerra moderna ha allontanato il contatto tra gli uomini e reso possibili comportamenti altrimenti ritenuti riprovevoli: in televisione assistiamo alla partenza dei missili come fossero fuochi d'artificio dimenticando che l'uranio impoverito che li costituisce ferirà la terra per secoli e millenni ed ucciderà per generazioni.

 

Se vorrete, dentro di voi, procedere ad una reale trasformazione dell'archetipo provate ad osservare gli occhi del nemico che vi siete creati.

Essi potrebbero rispecchiare i vostri.

 

Questo stratagemma può iniziare un processo ben più profondo di rivalutazione dell'eroismo che ci è stato tramandato dalle precedenti generazioni.

Ogni generazione lascia alla successiva un patrimonio di ricchezza interiore e di schemi limitanti e distruttivi.

Ogni generazione ha il ruolo di elaborare una parte di questi limiti e procedere oltre.

Rivedere ed abbandonare la figura dell'eroe non significa mancare di rispetto a chi ci ha preceduto ma continuare il loro lavoro di evoluzione.

Anche tutta l'iconografia religiosa cattolica, a cui molti di noi possono essere affezionati, non viene offesa se comprendiamo che quelle immagini rappresentavano un livello superficiale di comprensione.

 

La lotta “tra il bene ed il male” perpetua “il male”, poiché è la lotta che crea squilibrio.

Il superamento dell'opposizione attraverso l'evoluzione della coscienza è un movimento ulteriore a quello di opposizione che può essere chiamata integrazione e pace.

La pace non conosce il bene ed il male, come realtà ma solo come giudizio.

 

Siamo figli di imperatori, schiavi, eroi, vittime, carnefici, santi ed eretici: in noi abbiamo tutto e tutti.

Dove siamo quindi nella nostra originalità?

Certo un primo livello di unicità si può trovare nel particolare equilibrio che ognuno di noi ha creato nella propria personalità, unione di opposti e contraddizioni.

Il livello più profondo di unicità, quella a cui aspiriamo tutti seppur senza esserne consapevoli, è l'emersione della nostra vera natura.

Attraverso la riscrittura degli archetipi e facendo spazio a nuovi processi interiori, potremo far si che questa profonda Unicità divenga azione nel concreto.

 

E' nostro diritto riprendere in mano i vecchi significati, smontarli e modificarli soprattutto se consideriamo che il frutto di quello sperimentato è ancora molto squilibrato.

La ricerca interiore ci porta a mettere in connessione il nostro nucleo con la realtà esterna: se immaginate la nostra Fonte interiore come una sorgente di energia, è tempo che togliamo filtri e deformazioni derivate da questi filtri.

 

Un altro indizio che vi offro è quello che nella lotta è insita la sofferenza.

Ritorna un elemento squilibrato che è stato elevato a virtù: per molte trasmissioni, sia tradizionali che religiose, il soffrire è visto come giusto ed anzi privilegiata via di salvezza.

Questo si combina con la figura del combattente che si immola per una causa, al fine di acquisire il premio ultraterreno.

 

Sentite questo cortocircuito: 1) se soffro, mi evolvo ed ho il premio 2) se combatto, vinco ed ho il premio. Il cortocircuito è ciò che viene connesso attraverso il premio che si cerca.

 

Alla fine tutte queste dinamiche sono ben lontane dall'essere disinteressate ed altruistiche, volte al bene comune. Si tratta semplicemente di una sotterranea ricerca di beneficio personale.

Possiamo staccare “i fili” ed interrompere il cortocircuito per poter giungere ad una nuova espressione.

 

Ecco che il drago, attraverso i suoi occhi, ci richiama a noi stessi.

Ecco che il serpente, attraverso la conoscenza, si rivela come capro espiatorio.

 

Hanno svolto il loro servizio per molto tempo ed è ora di liberaci e liberarli.

 

E' tempo di Libertà e Responsabilità personale.

 

Luca Ferretti

 

per chi voglia approfondire e sperimentare qui le prossime date

 

www.trasformazioneconsapevole.it

 


 

  

 

 

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