La Fenice e la propria Unicità

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ALCUNE IDEE SULL'EVOLUZIONE PERSONALE.

 

Evoluzione è una parola che potrebbe dirsi magica ed alla quale spesso associamo dei significati positivi ed incoraggianti.

Utilizzo spesso questa parola per richiamare il processo attraverso il quale noi stessi acquisiamo delle capacità di migliorarci ed uso l'espressione “evoluzione personale”.

L'evoluzione intesa come trasformazione e come passaggio da uno stato ad un altro, è qualcosa che non necessariamente deve essere consapevole ed, infatti, molte dei nostri cambiamenti fisici, ad esempio, sono guidati da influenze di cui non abbiamo, soggettivamente, conoscenza nè controllo.

Anche se uno scienziato che studia la biologia umana potrebbe offrirci alcune informazioni, è evidente che il processo in sé si sviluppa indipendentemente da tali informazioni.

Con la rivoluzione della scienza genetica e della manipolazione genetica si sta tentando di comprendere la struttura biologica dell'essere umano, il suo funzionamento affinchè si possa, quando necessario, intervenire per curare anche gravi malattie.

Sappiamo, anche, che tali sperimentazioni possono essere oggetto di profonda controversia e di rischi enormi dovuti al fatto che stiamo interagendo con funzionamenti che possono creare grandi conseguenze nel tempo, attraverso la comparsa di effetti indesiderati.

Anche in altri campi si sta procedendo a questo studio approfondito delle dinamiche umane però considerando altri aspetti come ad esempio il comportamento ed il carattere.

Molte delle problematiche, non biologiche, che ci troviamo a vivere possono essere ricondotte a delle tendenze comportamentali che non riescono a garantirci la riuscita dei progetti che desidereremmo portare a termine.

Immaginate una persona con forte emozionalità che viene impedita nel rapportarsi socialmente in occasione di situazioni in cui è richiesta lucidità e precisione.

Alle volte noi ci ostiniamo a portare avanti dei progetti che abbiamo acquisito durante il nostro cammino ma che non sono pienamente rispondenti alle nostre qualità, ed ecco che possiamo osservare potenziali grandi artisti a svolgere lavori d'ufficio e grandi manager persi in lavori che non permettono un uso ottimale delle proprie attitudini.

In questo caso non vi è un problema che richieda un intervento risolutivo all'interno del funzionamento del sistema personale quanto, piuttosto, una rivalutazione di ciò che si sta vivendo ed eventualmente un cambiamento di ambiente e lavoro.

In altri casi, invece, possiamo affermare che determinati meccanismi interiori ci ostacolano dell'espressione di ciò che siamo veramente.

In questi ultimi anni si fa, ad esempio, grande riferimento alle convinzioni limitanti ed al pensiero negativo.

Alcuni affermano essere questo il centro di intervento che garantisce, una volta attuato, il maggior risultato ma chi ha svolto anni di ricerca e di sperimentazione può osservare come questa è solo una parte del puzzle: modificare le convinzioni, i pensieri e le meccaniche mentali non è la soluzione definitiva.

Tendiamo, ad esempio, a separare le emozioni dai meccanismi mentali ma in realtà ciò non è pienamente rispondente al vero.

E' nostra esperienza di quanto le emozioni siano dipendenti dai pensieri che nutriamo e viceversa.

Durante la vita, inoltre, così come accumuliamo ricordi mentali assieme ed anche indipendentemente creiamo una vasta biblioteca di ricordi emozionali e molte discipline olistiche stanno sperimentando ciò che viene, da alcuni , chiamata memoria cellulare.

Quindi se si intende realmente modificare una propria tendenza è necessario operare sia sul piano delle convinzioni associate ad un certo limite che al piano emozionale ed al bagaglio, spesso costellato da veri e propri traumi, che ognuno di noi si porta dietro.

Questi già enormi campi di interesse ed intervento però non sono ancora definitivi e, seppur possono dare risultati, non necessariamente sono risolutivi per tutti.

Ecco perchè anche delle tecniche più affermate e conosciute hanno i loro limiti e non sono adeguate a tutti né tutti riescono ad utilizzarle al meglio.

La complessità di ciò che siamo è solo superficialmente toccata da una pur profonda esplorazione delle dinamiche mentali ed emozionali.

Modificare un gene, prendere un farmaco, modificare un convinzione o rilasciare una emozione vanno ad interagire in un sistema molto vasto ed è imprevedibile il risultato finale che potrebbe in alcuni casi non essere quello voluto.

Dove rivolgerci allora? Quali sono ulteriori aspetti da prendere in considerazione?

 

L'APPROCCIO OLISTICO

Nel procedere della mia personale esplorazione ho dato una grande attenzione all'amplificazione di una qualità che mi ha sempre accompagnato.

Questa qualità è un ascolto personale molto attento alle dinamiche interiori ed è una sensibilità che mi aiuta a delineare, come potrete vedere negli articoli, alcuni elementi che possono sfuggire ad una osservazione superficiale.

Come altri ho potuto approfondire oltre un approccio alla dimensione fisica, mentale ed emozionale, altre dimensioni del nostro essere.

Non voglio usare parole che possono essere fraintese quale “spirituale” o “sottile”, perchè in effetti in questi anni si è fatto un abuso di tale terminologia, ma suggerire come l'essere umano non è solo un complesso di fenomeni fisici-biologici, emozionali (che molti fanno rientrare nel chimico-biologico) e mentali.

Quando uniamo vari sistemi interconnessi, della complessità di quelli che ritroviamo in ognuno di noi, emerge qualcosa di diverso.

Di nuovo qui ci tengo a chiarire che non mi sto riferendo a concetti quali “anima” e “spirito” perchè è necessario compiere un passo che ci distanzia da varie ricostruzioni filosofiche e religiose che non sono di mio interesse e che non ci forniscono le nuove chiavi di cui abbiamo ora bisogno.

Quando mi riferisco all'approccio olistico cerco di introdurre questo elemento di osservazione dove emerge “l'oltre”, che si manifesta quando più elementi complessi entrano in stretta relazione, sino a diventare parte di un sistema più ampio.

 

LE NUOVE CHIAVI

In questo tentativo di creare un discorso che non vada ad intercettare percorsi diversi da quello che sto sperimentando, che condivido con le persone che mi incontrano ed alle quali offro la mia assistenza, userò la parola Unicità per indicare ciò che emerge dalla complessità che noi siamo.

Questa Unicità non è qualcosa che può essere ridotta alle sue parti, sezionata con la falsa illusione che si possa operare solo su alcuni aspetti ma, come sanno tutti coloro che operano con le persone anche con diversissime metodologie, un pur piccolo cambiamento può influenzare enormemente il tutto e, viceversa, un pur grande intervento non sempre riesce a modificare ciò che per noi costituisce un ostacolo.

In questo senso la parola Unicità ricorda alcuni aspetti di ciò che viene portato all'attenzione di un approccio olistico.

Le nuove chiavi che permettono di accedere a sistemi complessi di interrelazione, che possono comprendere in loro anche aspetti del piano emozionale, mentale e fisico, hanno delle caratteristiche diverse che abbracciano multipli livelli del nostro modo di funzionare.

I risultati aumentano di molto se si applicano varie metodologie che, ognuna, sembra privilegiare un singolo aspetto ma che poi entrando “in sistema” riescono a sbloccare dinamiche che creano disturbo alla persona.

Da ciò che sperimento la maggior parte delle volte è necessario operare sia sul piano delle convinzioni e credenze oltre che su quello emozionale, dei traumi e paure interiori.

Non è però sufficiente ed ecco che entrano in gioco altre dimensioni, di relazione interpersonale oltre che di sviluppo interiore, che permettono di giungere ad un risultato percepibile ed effettivo.

Cosa accade? Come mai alle volte la parola di un amico può compiere dei veri e propri miracoli mentre pratiche molto sofisticate sembrano essere inefficaci? Viceversa, come lo stesso concetto affermato da chi fa parte del nostro gruppo di frequentazione non viene accettato ed il medesimo, formulato da un operatore, può diviene l'elemento risolutivo?

In effetti molto spesso tendiamo a dare il merito all'ultimo anello di una catena di stimoli, perdendo il valore delle varie fasi del nostro percorso.

Da ciò che posso percepire sono giunto alla visione che il vero operatore del cambiamento è sempre la persona che è oggetto del cambiamento.

Molte pratiche passate ed anche quelle che ora vengono usate sembrano prendere in sé il merito della risoluzione e così l'operatore, che in qualche modo veste la figura di colui che “ha risolto” il problema.

Ciò è una eccessiva semplificazione di qualcosa ben più complesso che ha la sua radice dentro la persona che modifica e migliora e che, certamente, beneficia della relazione con l'altro.

Difatti non voglio con questa riflessione togliere meriti di quanti operano al servizio del benessere altrui.

Per poter compiere dei passaggi ulteriori, però, è importante ora riappropriarsi del proprio ruolo all'interno di un processo di miglioramento senza omettere questo auto-riconoscimento.

Questo tipo di riflessione non è certo nuovo e nemmeno relegato agli ambiti delle pratiche olistiche perchè è conoscenza e saggezza diffusa quanto sia importante la “reattività” della persona ad una malattia per poter guarire.

 

IL NOVELLO STREGONE

Nell'ambito che mi è proprio nel quale si cerca di esplorare nuovi spazi del nostro essere, si corre il rischio di assumere ruoli non consoni e che non rispecchino alcune vere dinamiche.

Siamo ancora vittime di vecchi schemi di pensiero ed antichi ancestrali ricordi nei quali la figura dello stregone, che interagiva con forze sconosciute ai più, operava i miracoli.

Nella nostra cultura tecnologica ora lo stregone ha assunto le vesti di scienziato e medico, ad esempio, e permettetemi di chiarire che anche qui non sto svalutando l'opera che coloro che hanno investito tanta parte della loro vita nella conoscenza, ma spesso questi acquisiscono un'aura che davvero ricorda l'autorità di una figura religiosa.

A questa autorità si vanno a sacrificare il buon senso personale e l'intuizione, per andare a sperimentare processi che non sempre sono i più opportuni per noi.

Accade che incontriamo sulla nostra via persone che hanno approfondito ad un tal punto uno specifico settore che possono aver perso di vista il sistema nel suo complesso: l'umanità nella sua totalità.

Questo recupero, della nostra Unicità e complessità, è ora richiesto se vogliamo accelerare i passaggi che sentiamo necessari.

La crescente intensità degli stimoli che giungono dall'esterno, nei più diversi modi, impongono delle nuove scelte e tendenze che non possono più rispondere a criteri di specificità e settorialità ma sono una complessiva ricalibrazione dell'intera nostra vita: immaginate cosa accade quando si perde un lavoro e ci si mette alla ricerca di una nuova occupazione e capirete quando questa situazione metta in crisi ogni precedente parametro di riferimento.

 

LA FENICE

La mitologia offre ancora oggi stimoli affascinanti ed efficaci ed il mito della fenice, che rinasce dalle proprie ceneri, è un efficace richiamo al passaggio che in molti vivono in questi anni.

La rinascita è un fenomeno ed una esperienza di una intensità notevole, simile alle fiamme che bruciano nel mito, che non può essere vissuta parzialmente.

Un grande passaggio impone una serie di cambiamenti a diversissimi livelli e dimensioni di esistenza tanto che, per una sua efficace risoluzione, l'approccio del “prendere la pillola” è evidentemente insufficiente.

La medesima cosa può dirsi, però, per approcci alternativi che siano eccessivamente centrati su singoli aspetti, come ad esempio l'attenzione esclusiva ai ricordi emozionali vissuti o ai processi mentali e di credenze che sono in atto in noi.

Una vera rinascita ed un operatore che voglia, in qualche maniera, essere di stimolo a questo eccezionale passaggio personale, ha necessità di integrare in sé e nel proprio operare qualcosa in più.

Questo “qualcosa in più” ha la sua patria in un ambito nel quale si può accedere attraverso le facoltà dell'intuizione che permettono di compiere un vero e proprio salto di qualità.

Non potendo disporre di un quadro mentale chiaro di tutti i processi che avvengono in un altra persona, la mente non sa come intervenire in maniera efficace e si può perdere all'interno di loop parziali che non riescono a sbloccare la situazione percepita come problematica.

Dal lato di chi vuole compiere il passaggio, questi non può delegare il proprio lavoro interiore ad un altro poiché si è già destinati ad arenarsi di fronte agli esiti di quell'atto di ricostruzione compiuto dall'esterno ma che non è personale e non è di vera rinascita.

In altre parole è un processo che può essere vissuto solo se è espressione di Libertà poiché, in difetto, non si fa altro che sostituire modelli che stanno crollando con impalcature posticce fornite da colui al quale chiediamo consiglio e supporto.

Dal lato dell'operatore, quindi, è oggi richiesta una grande attenzione alla salvaguardia della libertà di colui o colei che si rivolge e chiede la sua opera.

Necessariamente questa passa da un atteggiamento di rispetto dell'Unicità dell'altro e della Verità dell'altro: inserire credenze e contenuti nuovi attraverso un'opera di convinzione, non permette di avere una vera rinascita ma solo di simularne alcuni aspetti.

Con questa ultima affermazione mi riferisco a sistemi di credenze che sono reputati ottimali per una crescita. Questi sistemi di credenze, elaborati all'interno di ambiti specifici, non necessariamente possono essere applicati agli altri.

Se ad esempio io sono guarito grazie ad una particolare disciplina, il pensare che questa disciplina sia la risoluzione per tutti è fonte di una serie di insuccessi e di frustrazioni.

Dal lato di colui che si rivolge ad un operatore, il pensare che questi abbia la soluzione per sé può portare ad un non riconoscimento della propria Unicità ed unica via di risoluzione.

Quando si alimentano tali fraintendimenti si vive quel ciclo di illusione-delusione che in tanti sperimentano.

La rinascita è un miracolo personale.

 

IL NUOVO MIRACOLO

La parola miracolo richiama il concetto di mistero e di non comprensibile.

In effetti la rinascita personale ha qualcosa di miracoloso e certamente non è pienamente comprensibile.

Il “non comprensibile” risiede ed è espressione di quel livello di Unicità personale che non può essere analizzato.

Da questo punto di vista l'intuizione, intesa come capacità di ricevere indicazioni da un piano di complessità superiore al mentale, è uno strumento fondamentale sia per chi offra il suo contributo che per colui o colei che si trovi a vivere la propria trasformazione.

In tutto questo processo emerge il nucleo di forza fondamentale che è la fiducia in sé ed in ciò che si è.

Questa fiducia non deve essere confusa con una falsa esaltazione, costrutto posticcio e spesso squilibrato di alcune ideologie od approcci, ma come una profonda consapevolezza delle proprie capacità, complessità e risorse latenti.

Tra la fiducia in sé e l'illusione tra ciò che non si è, esiste una linea di demarcazione che può essere superata attraverso un ascolto interiore che non sia vittima di schemi ripetitivi.

L'intuizione difatti emerge dove non c'è ripetitività e dove vi è lo spazio per il nuovo: operare sul piano emozionale e mentale permette di aumentare questo spazio.

Quindi tutto il lavoro di miglioramento delle credenze limitanti e di rilascio delle memorie emozionali è, al più, una preparazione.

La vera qualità che può accompagnarci in questo viaggio imprevedibile, quale è la rinascita personale, emerge in questo spazio.

Quando un operatore od ognuno di noi si trovi ad osservare questa emersione, dopo aver svolto un percorso di preparazione che abbia sciolto alcune difficoltà più grossolane, è chiamato ad accoglierla e rispettarla.

Spesso non è facile individuare questa novità, che può essere persa all'interno di una procedura molto tecnica o nel caos generato da un processo molto intenso, ma è questa che costituisce il frutto di tutto il lavoro svolto.

Intervenire ed assistere nel cambiamento di convinzioni limitanti e nel superamento di emozioni bloccanti è simile ad un processo di disvelamento di una sorgente luminosa, coperta da molti filtri scuri.

Ogni volta che un filtro viene schiarito o rimosso, si permette ad una sempre maggiore luce di emergere.

Così, similmente, ogni volta che compiamo un passo di liberazione personale, la nostra unicità si rende maggiormente percepibile.

Il nuovo miracolo, quindi, non è nel cambiare secondo un progetto definito ma, anzi, smantellare vecchi progetti non più utili per recuperare quella originalità primordiale.

Il nuovo miracolo è tornare alla propria Originalità Unica.

 

Luca Ferretti

 

www.trasformazioneconsapevole.it

 

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