la trappola lungo il cammino

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I GIOCHI DELLA MENTE E DELLE ETICHETTE

 

 

Ogni volta che definiamo, uccidiamo la vita.

Quando osserviamo senza definire, godiamo della Vita”


Si fa un gran parlare di risveglio di coscienza ed anche io sovente tratto tematiche connesse.
La ricerca procede e condivido alcune semplici considerazioni che possono contribuire alla ricerca collettiva.



Esiste davvero il risveglio inteso come status, come modo di essere (il risvegliato)?


Il risvegliato è piuttosto una mente che si è autodefinita ed attribuita una maschera nuova?


Lo stesso non si potrebbe dire per chi si definisce illuminato?



suggerisco di pensare ad un film recente che ci da un ottimo spunto...

 

Il titolo del film è "Inception" nel quale sono sviluppati vari interessanti punti di vista e dove ha un ruolo fondamentale il concetto del "sogno dentro al sogno".

I protagonisti apprendono come muoversi nei vari sogni che sono l'uno contenuto nell'altro che, come una matrioska multidimensionale, costituiscono il palcoscenico delle rappresentazione, drammi e gioie della vita dei protagonisti.

Osservo che molte volte ci si sente "risvegliati" solo perchè si è superato un livello di profondità, come se emergessimo dal fondo di un lago ed in varie tappe, osservando ciò che ci siamo lasciati indietro immaginiamo e ci identifichiamo con l'essere risvegliato.

In effetti confrontando la situazione precedente con quella attuale, percependone la differenza ed avendo nel nostro “bagaglio concettuale” una immagine del risveglio e dell'illuminazione possiamo essere tentati da sovrapporre questa immagine al nostro presente e definirci come risvegliati ed illuminati.

 

In realtà stiamo semplicemente muovendoci e suggerisco di fare attenzione nell'autodefinizione, qualsiasi sia la definizione che scegliate anche la più “elevata e nobile”, perchè si ferma il movimento.

 

Navighiamo in questi livelli, in queste dimensioni di consapevolezza.

Sono sogni dentro sogni, nei quali danziamo e dei quali non vediamo la fine.

 

Rischio enorme inoltre è accettare e credere nelle definizioni di noi stessi che altri ci possono dare, sia in negativo demolendo il nostro amor proprio sia in positivo, imprigionandoci in una maschera, struttura da illuminato, risvegliato, evoluto...capace, bravo.... buono, amorevole, giusto.....

 

Dal mio punto di vista osservo come in varie fasi del mio percorso ho accarezzato questa idea di aver raggiunto un qualche stato di maggior consapevolezza rispetto a molti altri: una grande trappola se ci si permane dentro.

Ora sento che questo tipo di considerazione può essere migliorata affermando di avere una consapevolezza diversa dagli altri ma non maggiore o minore.

 

Nel definire maggiore o minore un nostro attributo si procede ad un giudizio ed una comparazione con gli altri.

Questo è, per ciò che sento, un livello di separazione e di autoinganno molto importante.

Se invece accogliamo il concetto di diversità quale unicità di ognuno di noi, ci apriamo ad una maggiore armonia.

Il “non giudicare” non è qualcosa da poter imporre o trasmettere come insegnamento morale ma è, dal mio punto di vista, un frutto di un processo che porta ad osservare le cose e gli altri in maniera lucida.

In questo senso forse potrebbe poi risuonare con il concetto di “accettazione” e “perdono” ma tutte queste espressioni sono talmente inquinate da un uso distorto che si è fatto in secoli, di insegnamento religioso e spirituale, che davvero è difficile riutilizzarle senza rimanervi invischiato.

Un po' come voler maneggiare uno strumento completamente immerso nel catrame, tanto che diventa difficile non rimanerne invischiato così anche i termini che vado ad usare, li posso adottare solo temporaneamente, nel frattempo che emergeranno altre immagini e parole più efficienti.

 

Nel settore di ricerca che sto approfondendo, settore che riflette tutti gli altri in virtù del principio di connessione olografica di tutti gli aspetti che viviamo, esiste il mito di uno status personale che viene definito come “risvegliato” od “illuminato”.

E' un obiettivo per tanti, un traguardo, una meta che muove milioni di persone nel mondo.

 

E se fossero solo dei miti mentali?

 

In molti casi vedo come essi fungano da miti, personali e collettivi, che come miraggi che guidano nel deserto.

Ho osservato sia in me, in diversi tempi ma anche negli altri questo atteggiamento di aver superato un ostacolo.

Come nel film Inception, nel quale ci si risvegliava da un livello di sogno in un sogno più ampio, può essere raffigurato il processo che viviamo anche noi nelle nostre vite con la differenza, però, che i protagonisti del film era consapevoli dei vari livelli e noi spesso non lo siamo.

Differenza non da poco che può creare un grande fraintendimento tra di noi.

 

E' fenomeno evidente quanta separazione sussista tra coloro che hanno diverse visioni della vita.

Ognuno reputa sé stesso giunto alla verità e che quindi tutti coloro che non sono in accordo sono sbagliati, addormentati, perduti, dannati...

Ora nel procedere a questo tipo di separazione praticamente releghiamo noi stessi in una gabbia dalla quale difficilmente ci si libera e diveniamo noi le vittime di questo autoinganno.

 

La vita aiuta, certamente, nel suo fluire a mettere in discussione le certezze acquisiste ma ciò può essere un percorso molto lungo.

 

Come ho scritto già altre volte ognuno ha la sua verità, ogni verità è in evoluzione e poi costituisce solo una dimensione di quelle infinite possibilità che confluiscono nel tutto.

Questo tipo di visione e la difficoltà se non impossibilità di afferrare una presunta verità unica non soddisfa la mente che viene posta in una situazione non confortevole.

Nella nostra ricerca umana amiamo tanto le regole, le formule e le definizioni perchè permettono di costruire dei mattoni con i quali edifichiamo la nostra realtà e basiamo le nostre scelte.

La mente non riesce ad accogliere e contemplare un modo alternativo sino a che, grazie anche a delusioni ed insegnamenti ricevuti dalla vita stessa, ci facciamo una ragione della insondabilità dell'universo con la sola razionalità e logica.

Questo tipo di procedimento che pone la mente in questo apparente disequilibrio può essere riportato ad armonia attraverso altre nostre componenti che io definisco “Cuore”, “Nucleo”, “Essenza” che sono la porta di accesso, l'archetipo, l'icona attraverso il quale entriamo in una parte di noi altrimenti indescrivibile.

In alcuni insegnamenti viene usata la formula "Io Sono ciò che Io Sono" che crea un loop mentale di indefinibilità.

E' come un sistema di crack, all'interno del sistema di un software per computer, che permette un salto in qualcosa di diverso e che, posso dire, risulta utile nell'aiutarci a disattivare questa dinamica di autodefinizione.

 

Il matrimonio e riunificazione di questi nostri aspetti che vede il mentale solo come una parte, nemmeno la più vasta, ci permette di superare l'impasse mentale ed anche la frustrazione che ci troviamo a vivere spesso durante le nostre esperienze.

 

I concetti di risveglio, illuminazione sono delle grandi trappole se vissute come status, cristallizzate in un ruolo ed in un sistema d'essere che una volta raggiunto sembra promettere la quiete.

In effetti non ci si riposa mai ma siamo un flusso in trasformazione continuo, come un fiume che scende dalla montagna: se ci fermiamo, ci impantaniamo ed imputridiamo.

Riconoscersi in questo fiume, può aiutare a livello immaginativo.

 

Da questo punto di vista il risveglio e l'illuminazione non descrivono, per me, uno status ma quanto un tipo di movimento.

Un movimento della consapevolezza che permette di abbracciare sempre più la realtà che percepiamo nelle sue infinite sfaccettature, alimentando un dialogo con gli altri che non sia di separazione ed esclusivo.

 

Ho visto nascere e crollare gruppi sociali fondati su un presunto elitarismo che è una specie di virus mentale, che tanto dolore ha diffuso nel tempo e nell'umanità durante il suo sviluppi.

 

Ogni definizione è una scatola che può aiutarci temporaneamente ma appena sentiamo stagnare la nostra vitalità, ecco che diamo chiamati a muoverci di nuovo.

 

Sogno dopo sogno, livello dopo livello, illusione dopo illusione possiamo immaginarci emergere man mano verso una consapevolezza più limpida, che contempla quanto ha vissuto e non è spaventata di quando vi sia da conoscere.

 

Non so se mai possa essere formulata una parola adeguata che non diventi poi un limite ma forse in questo scritto sono riuscito a dare il senso del movimento: maschere su maschere vengono abbandonate e si dissolvono lungo il nostro fluire.

 

Rimaniamo vigili al rischio di crearcene di nuove e non fermiamoci mai!

 

trappolacuore

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