COSA EMERGE DIETRO I MURI CHE SI SCUOTONO E LE MASCHERE CHE SI SGRETOLANO.
In questa nostra esistenza e con forza aumentata negli ultimi anni, in coloro che osservano la vita riuscendo a distaccarsi dal suo vorticoso flusso costituito da eventi, emozioni e pensieri, sta emergendo sempre più chiara la sensazione che vi sia “qualcosa oltre” che però continua a sfuggire.
E' condivisa l'esperienza di continui cambiamenti del “come descriviamo noi stessi” e del “come descriviamo il mondo” che si susseguono man mano che procediamo nelle nostre esperienze.
Alcune volte afferriamo una certa visione illudendoci di essere arrivati ad un qualche punto stabile solo per accorgerci, alle volte con molta sorpresa e poco piacere, che si trattava di un altro miraggio.
Questo procedere però, se non diventa demoralizzante e non fa nascere un senso di sconforto troppo grande, è accompagnato dall'idea che cerchiamo “qualcosa di più” ma che non sappiamo definire.
Brancoliamo in una nebbia e cerchiamo di capire il territorio intorno a noi ma siamo come destinati a poter usufruire solo di una visuale ridottissima e parziale.
Ma cosa cerchiamo? Perchè questa sensazione di “qualcosa di più”?
A questo punto del mio percorso posso suggerire che non è Qualcosa ma un Chi, non un altro ma un Sè.
Inizialmente noi cerchiamo all'esterno ciò che possa migliorare il nostro stato presente ma questo, come molti sanno, porta a disillusioni continue ed assistiamo a come ideologie, maestri, sistemi crollino miseramente dinanzi alla loro inadeguatezza, rispetto alla nostra vera e profonda domanda.
Inizia così un processo interiore che ci spinge a ricercare in noi degli elementi nuovi, di rinnovamento e di trasformazione.
Prima si cercava un fuoco esterno, che con qualche alchimia avrebbe potuto modificarci e ci accorgiamo che lo ha fatto ma non come immaginavamo: ci ha temprato nel riconoscere e ricordare che il nostro mondo è in noi.
Poi si cerca un fuoco interiore, che come nuova risorsa possa farci compiere un salto ed anche qui inizia un lungo processo di sperimentazione.
Siamo intrisi di influenze che provengono da tempi, spazi e dimensioni che non percepiamo ma che fungono da veri e propri muri e maschere.
Nutriamo in noi delle convinzioni, ad esempio, su noi stessi che ci impediscono di percepirci per ciò che siamo.
Questa riflessione è condivisa da tanti ma come eliminare le maschere ed i muri?
Qui si apre un campo di esplorazione che però inizialmente fa “entrare dalla finestra ciò che abbiamo fatto uscire dalla porta”: ci creiamo ed accogliamo dei presunti percorsi di aiuto che però da strumento possono poi trasformarsi in un nuovo limite.
Quando anche questi strumenti giungono al termine del loro corso, quando siamo stanchi di ciò che è l'illusione esterna e quella interna ecco che abbiamo un grande potenziale.
Il ciò che vi è oltre, quindi, emerge dal frantumarsi di queste maschere e muri che crollano come elementi posticci ma che ci impedivano di percepirci.
Tra questi elementi c'è tutto quello che possiamo ricomprendere nelle ricostruzioni mentali e nelle aspettative nutrite sino a quel momento.
Ciò dove conduce questo potenziale è qualcosa di imprevisto ed imprevedibile ma è nella direzione di quell'oltre che sentiamo esistere.
L'esempio che vi trasmetto è quello di un bambino immerso completamente nel suo gioco di costruzioni. Usa mattoncini di diverso colore e forma per costruire i suoi giocattoli e le sue fantasie.
I mattoncini hanno il nome di “denaro”, “amore sensuale”, “potere sociale”, “controllo”, “dipendenza”, “ideologie”, “progettualità” e potete voi aggiungere a questo breve elenco tutto quello che avete percepito nelle vostre vite.
Immaginate un bambino che ha perso consapevolezza di sé e che è diventato il suo gioco.
Arriva il momento però che qualcosa lo distoglie dal quell'universo ed alza lo sguardo per osservare altro.
In questo momento può essere preso da un altro gioco, un altro circo di sensazioni e pensieri che lo riportano ad immergersi in maniera diversa ma potrebbe anche accadere che si renda conto di sé, di chi è, della inconsistenza dei giochi.
Questa è la fase che alcuni di noi possono ora vivere.
A questo passaggio può essere accompagnata una paura molto profonda perchè si lasciano tutti i vecchi pilastri dei vecchi modi di concepire e sperimentare la propria vita.
E' davvero come un terremoto che fa scuotere i muri e cadere le maschere a terra, infrangendole come fossero di creta.
Se però riusciamo a mantenere un equilibrio e non ci facciamo travolgere, lasciando che questa paura fluisca come fosse una folata di vento per allontanarsi senza avvolgerci e travolgerci, diventando trasparenti ad essa e collegati alla voglia di vedere cosa c'è oltre, ecco che possiamo compiere un vero passaggio.
Questo passaggio non deve essere considerato come un abbandono assoluto dei giochi, perchè non sto descrivendo una scelta di colui che abbandona la società per rifugiarsi in un suo mondo esclusivo, ascetico e solitario: anche questa è una trappola-gioco.
Il passaggio è nel guardare i giochi per ciò che sono ed essere capace di interagire con gli altri e con ciò che mi è utile senza farsi avvinghiare nella dimenticanza.
Ci proiettiamo, così, con questa nuova consapevolezza e percezione verso nuovi orizzonti.
Ci si lascia alle spalle il muro e la maschera perchè si è recuperata una nuova dimensione di percezione di sé e delle cose.
E' un processo individuale e difficilmente codificabile nei suoi sviluppi ma che conduce a quell'oltre che intuivamo.
Posso dire di aver compiuto alcuni passi ma ne intravedo altri ed è come un cammino nel quale rimaniamo in una interazione ricca e movimentata con ciò che è lo spazio di condivisione con gli altri, anche attraverso funzionamenti sociali che come archetipi di linguaggio permettono di entrare in contatto con l'interiorità dell'altro, ma ponendo lo sguardo all'orizzonte.
In questo senso sento sia importante essere un elemento della società che contribuisce alla sua evoluzione nella ricerca di un equilibrio di benessere e sviluppo ma radicandosi in una percezione di se stessi che è oltre il sociale ed i giochi che svolgiamo assieme.
In effetti si può parlare il linguaggio degli archetipi ma senza essere immerso totalmente negli stessi , alimentando una graduale disidentificazione da essi.
Altra sensazione che vi trasmetto è quella di alimentare uno stato personele dell'essere con i piedi ben piantati “a terra” e con la percezione dell'infinito interiore che sboccia come un fiore.
Questo sbocciare non ci impedisce di essere uomo o donna ma ci permette di essere un tipo nuovo di uomo e donna.
L'oltre che è inesprimibile emerge e traspare da ciò che siamo e trasforma anche altri che vogliano ricordare e riabbracciare quella parte unica, eterna ed infinita di cui noi siamo espressione.
La pratica per attuare questo è semplice o complessa in base al nostro punto di partenza ma il motore è quella sottile insoddisfazione di ciò che viviamo in questo momento unito all'intuizione dell'esistenza di altro.
Posso suggerire che non vi è una “metodo degli 11 passi” da potervi trasmettere o “la tecnica per abbattere i muri e le maschere” da potervi vendere, quanto piuttosto una condivisione piena di ciò che sono ed attraverso questa stimolare.
In questo modo io amo condividere spazio e tempo, sul piano pratico, e certe modalità di espressione che possono essere delle più varie.
E' uno stimolo che può essere più o meno percepito ma che indubbiamente emerge da una risposta interiore a ciò che l'altro trasmette.
E' il nucleo essenziale di tutto il mio procedere e sperimentare con coloro che mi incontrano.
Come una scintilla non è il fuoco, così lo stimolo non è il cambiamento e quindi piuttosto posso suggerire questa immagine: condividiamo le scintille e prepariamo il legno perchè possiamo così sperimentare il calore del fuoco.
Molte cose andranno abbandonate, speranze e fedi che sono nate nel processo di esplorazione-delusione diverranno il carburante per questo processo ma dentro di questo, attraverso questo, emergeremo nella nostra essenza più pura che trasformerà il nostro mondo personale.
Quindi potremo anche decidere di fare le stesse cose, frequentare gli stessi ambienti e persone, fare il medesimo lavoro svolto da una vita ma sapremo che tutto questo non potrà più avvinghiarci nell'oblio poiché avremo radicato il nostro punto di vista in una dimensione molto più ampia.
Immaginate un alto palazzo nel quale io posso svolgere il mio lavoro sia al piano terra che sulla cima. Se rimango al piano terra tutto per me assumerà un certo significato e potrò osservare solo le auto e coloro che camminano sulla via fuori dalla mia finestra,
Se mi sposto sulla sommità vedrò molto di più, oltre la città persino e le nuvole ed il cielo mi aiuteranno ad aprire il respiro.
Potrò svolgere anche lo stesso lavoro di prima ma il quadro di riferimento è diverso ed io ho recuperato una parte di me che prima non avevo.
Questo spostamento entro il palazzo è una metafora dello spostamento all'interno della vostra consapevolezza e di ciò che sentite come vostro e centrale.
Vi è una porta nella stanza che abitiamo ma io non posso aprirla per voi.
Vi sono delle scale oltre quella porta ma io non posso percorrerle per voi.
Posso però invitarvi a guardare la porta e provare poiché l'alternativa già la conoscete.
Coglierete l'occasione?
Luca Ferretti
http://www.trasformazioneconsapevole.it/

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