Archetipi e fisica quantistica: l'evoluzione della Consapevolezza

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LA FORZA DEGLI ARCHETIPI E LE NUOVE PROSPETTIVE APERTE DALLA FISICA QUANTISCA E DALLA RICERCA INTERIORE.

 

Assistiamo in questi decenni ad una nuova tipologia di connessione tra diversi ambiti della ricerca che mostrano un quadro applicativo, all'interno della vita degli individui, inedito e stupefacente.

In questo articolo, che vuole essere un rimando ad alcuni temi basilari che meritano un approfondimento sicuramente maggiore, ho l'intenzione di collegare alcuni aspetti per stimolarvi in nuove direzioni di esplorazione.

Sono approdato allo studio degli archetipi da un punto di vista singolare ma che mi sta stimolando in una interazione molto profonda con alcune parti di me e in questo scritto inserirò alcuni spunti.

 

COSA SONO GLI ARCHETIPI E PERCHE' SONO DI FONDAMENTALE IMPORTANZA

La definizione di archetipo rimanda a qualcosa che esiste in una dimensione spazio-temporale diversa da quella che viviamo in uno stato di coscienza normale e che esprime realtà che affondano la loro forza nelle profondità dei meccanismi con i quali noi, in quanto esseri umani, interagiamo con noi stessi e con l'universo intero.

La genialità di Carl Gustav Jung ci ha permesso di individuare un campo di ricerca immenso in una maniera moderna, seppur essa sia in effetti antica quanto l'uomo.

Basti richiamare velocemente alcuni ambiti di espressione dell'umanità come la religione, la magia e la ricerca interiore in senso lato per osservare come gli esseri umani abbiano percepito l'esistenza di un significato più ampio a quanto accadesse loro quotidianamente, rispetto a quello immediatamente percepibile, tanto da essere spinti ad includere nella loro attenzione aspetti invisibili della realtà che vivevano.

Alcune volte venivano individuate delle forze, delle potenze, che esprimevano la loro influenza nella realtà vissuta dagli uomini sia nella loro interiorità che in eventi definiti esterni.

L'uso di queste forze od il dialogo con esse per propri fini è stata un interesse che ci ha sempre accompagnato e che è ora rinnovato nella ricerca scientifica.

Gli antichi sacerdoti, sciamani e maghi del sapere sono diventati oggi gli scienziati che sono riusciti a sostituire figure ritenute ora superate ereditandone, però, alcune prerogative tra le quali quella del potere della fede.

Non si può certamente generalizzare ma assistiamo quotidianamente all'uso strumentale di ciò che si pretende scientifico per altri scopi, un po' come precedentemente si minacciava l'ira divina se non si adempivano certi obblighi: diverso linguaggio ma simili gli obiettivi di gestione delle persone.

Ecco un archetipo che si maschera in maniera diversa a seconda del tempo e della cultura o, viceversa, come una determinata cultura modifica la percezione del medesimo archetipo.

 

Dopo questa digressione possiamo dire che sovente si fa riferimento agli archetipi come qualcosa di precedente al pensiero.

Ad una riflessione più ampia, però, appare non utile parlare di un precedente e di un successivo.

Se concepiamo gli archetipi come facenti parte del tessuto stesso della realtà, sviluppandosi in essa e da essa, emergenti alla nostra osservazione come singolarità ma espressione di un molteplice unico, non ci aiuta affermare che le nostre emozioni, pensieri e quindi azioni vengono determinate da archetipi che si sviluppano nella nostra consapevolezza individuale e collettiva.

Propongo, invece, di pensare e concepire gli archetipi come uno degli elementi di funzionamento dei nostri processi interiori e che, in una interazione multidimensionale con aspetti della nostra mente ed emozionalità, essi compenetrano tutto quanto pensiamo e sentiamo.

Non c'è precedenza temporale perchè ci spostiamo in una dimensione atemporale dove risiedono queste funzioni, significati, connessioni.

Essi però influenzano potentemente la realtà che si sviluppa nel tempo e nello spazio.

 

In questi anni molti ricercatori e sperimentatori di nuove strategie di miglioramento personale, si sono focalizzati sugli schemi di pensiero e sulle emozioni, spesso studiandoli separatamente e creando una suddivisione artificiale di una entità unica che racchiude in sè ciò che noi osserviamo come un pensiero ed una emozione.

 

I nostri pensieri e le nostre emozioni sono espressione di qualcosa di altro, più ampio ed unico.

 

Per poter aumentare la nostra capacità di indagare questo complesso unico, questo “altro che è più ampio” è importante includere in esso i rapporti che ognuno di noi crea con altre apparenti distinte entità, che vanno da un oggetto fisico, ad un animale per giungere alle persone.

Di aiuto fare l'esempio dell'elettromagnetismo terrestre e degli ambienti ove viviamo: ogni giorno noi respiriamo una certa quantità d'aria, nella quale siamo immersi, che necessita ai nostri processi biologici ma si può dire che “respiriamo” anche il magnetismo nel quale ugualmente siamo costantemente immersi.

Se vogliamo capire meglio cosa ci accade, non possiamo evitare di includere anche il magnetismo quale elemento di influenza nel nostro sistema, così come non possiamo non pensare alla qualità dell'aria che respiriamo ai fini di comprendere alcuni funzionamenti del nostro corpo.

Se poi pensiamo che noi stessi emettiamo elettromagnetismo possiamo anche comprendere come i nostri campi siano in una costante relazione tra di essi e ci offrano degli stimoli, seppur non chiaramente percepiti.

In questo senso come si può dire che il nostro campo sia distinto da quello di chi ci è vicino e da quello globale del pianeta?

 

Per chiarire alcune dinamiche, inoltre, sempre in questa unicità vanno ricomprese altre forze ed influenze che noi attribuiamo, ad esempio, agli archetipi.

Se apriamo il nostro orizzonte di pensiero alla possibilità di concepire una dimensione dove lo spazio ed il tempo non esistono nella maniera che noi siamo abituati a sperimentare, l'esistenza degli archetipi è espressione di un certo ordine all'interno di un movimento incessante di trasformazione e di passaggio da ciò che non è manifesto a ciò che diviene manifesto: può essere immaginata come una trama di un tessuto nel quale filtra la luce creata da una lampadina che lampeggia.

Il risultato che un ipotetico osservatore possa percepire nel guardare la luce proveniente dalla lampadina, che viene influenzata dalla presenza di questo tessuto che la filtra e la modifica, è paragonabile a ciò che noi percepiamo come materia che è la risultante di una dinamica tra sorgente da dove la materia sembra emergere (il campo punto 0) ed elementi che ne influenzano la manifestazione.

In questa immagine è chiaro che senza intervenire nella dimensione degli archetipi, il tessuto dell'esempio, si potrà modificare solo una manifestazione già espressa e che ha già preso un certo imprinting: essa è la realtà che percepiamo come finale.

Proseguendo nell'esempio se modifichiamo il colore o il disegno della trama del tessuto, che va a modificare la luce bianca della sorgente, si riesce a modificare profondamente la realtà percepita come ultimo passaggio.

 

Nell'ambito personale, della nostra quotidianità, se volessimo paragonare il nostro pensare e le nostre emozioni alla luce finale dell'esempio, questi sono influenzati e determinati per alcuni aspetti dagli archetipi ma hanno come vera sorgente in una dimensione che è oltre gli stessi.

 

Interagire con questa dimensione in modo consapevole, ci apre una possibilità di libertà molto ampia.

 

Da ciò che cerco di mostrare con le parole, spero emerga il concetto centrale che seppur io riesca a lavorare sul pensiero, modificando le abitudini di pensiero, e sulle emozioni, guarendo i traumi emozionali e le ferite, non posso considerarmi pienamente autonomo da quello che emerge dalla dimensione dove risiedono gli archetipi.

Operare su questi significa amplificare il processo di crescita che stiamo attuando in altri aspetti della nostra ricerca.

 

LINEARITA' E MULTIDIMENSIONALITA'

E' evidente che il nostro modo di ragionare è condizionato da quella che è la percezione temporale della realtà, nella quale un passato è antecedente al nostro presente che poi si proietta in un futuro. Questa percezione ci permette di mettere in collegamento tra loro diversi eventi avvenuti nel passato nel rapporto di causa-effetto.

Come conseguenza di questo procedimento la nostra mente proietta nel futuro una previsione in funzione di ciò che abbiamo già sperimentato e che crediamo doversi verificare di nuovo.

La mente, quindi, nelle sue funzioni di ricordo e previsione è ancorata al flusso del tempo ed ha difficoltà ad accogliere altre spiegazioni che non siano riconducibili a questi meccanismi.

Irrompe, però, nella nostra conoscenza come esseri umani del 21° secolo quanto emerso dallo studio dell'universo e dalle scienze, nell'ultimo secolo, che ci riporta inaspettatamente ad antichi riferimenti che vengono rinnovati in una chiave diversa.

In questo momento, quindi, si apre un potenziale molto ampio di recuperare una maggiore completezza nella percezione ed interazione con la nostra vita.

Le nuove e più interessanti spiegazioni del nostro “mondo” iniziano a parlare di multidimensionalità e ad osservare il tempo e lo spazio in maniera diversa: cosa si intende e come può influenzare la nostra vita?

La fisica ha permesso di accogliere l'idea che oltre a quanto vediamo direttamente esistono piani ulteriori, teoricamente definiti e poi sperimentalmente verificati, rispetto al mondo che ci appare usuale.

Abbiamo assistito agli effetti delle teorie che Albert Einstein che si sono riversate sulla nostra vita quotidiana ed ora stiamo assistendo all'irrompere di tutto quanto apportato dalla ricerca nel campo della Fisica Quantistica.

La parola “quantico” è oramai usata in molti ambiti anche distanti da quello che possa essere definito proprio originario.

Le radici di questa espansione può essere individuata nella forte capacità rivoluzionaria che certi concetti possono apportare a tutti i campi della nostra esistenza tanto che, seppur in maniera alle volte ingenua, essi vengono usati per sviluppare una nuova visione di ciò che sperimentiamo e definire nuovi orizzonti di ricerca.

Chissà che anche questo scritto potrà annoverarsi tra queste ingenuità ma è possibile che sia comunque di vostro ausilio ed ha una sua propria dignità e senso.

Assistiamo ad un “fenomeno di attrazione di significati e parole” che vengono estrapolate da un contesto per essere usato in altro differente, poiché si intuisce una qualche connessione e si ha necessità di uscire da ambiti divenuti troppo asfittici.

 

Per chi volesse approfondire, tra tutti gli autori che hanno divulgato le loro ipotesi e ricerche, qui mi interessa richiamare David Bohm.

Approfondire la sua descrizione dell'universo quale sistema olografico ma soprattutto il concetto di ordine implicato come dimensione antecedente all'esplicato, a ciò che è possibile osservare direttamente, ci proietta in quella che è un'affascinante esplorazione di ciò che c'è oltre quello che pensiamo.

Se infatti il pensiero come lo percepiamo in noi è legato allo sviluppo del tempo all'interno di uno spazio, riconoscere che possa esistere qualcosa che va oltre queste dimensioni basilari, ci proietta in una percezione od intuizione di qualcosa che è molto più articolato e stupefacente ma della quale facciamo parte.

 

Se noi condensassimo il tempo e lo spazio, arrivando ad una dimensione nel quale i significati di ciò che conosciamo si esprimono in maniera diversa da quello prodotto nella nostra percezione quotidiana, potremmo intuire del perchè molti mistici hanno lasciato in eredità all'umanità una descrizione “dell'oltre” nella quale l'essere umano ha una sua specifica importanza e dove il Divino, che condensa l'eternità e l'infinito, può essere intuito in maniera diversa come propria identità.

Se ora tentiamo di superare, almeno mentalmente, la percezione del tempo e dello spazio potremmo affermare che ognuno di noi si estende nell'eternità e nell'infinito.

Ci appare la connessione di tutto con tutto, come una danza di significati che interagiscono gli uni con gli altri in un mare unico: noi ne facciamo parte.

Siamo connessi alla più lontana stella, a tutti gli eventi che sono distribuiti nel tempo, all'infinitamente piccolo come all'infinitamente grande.

 

E' una questione di dove noi ci poniamo e di dove orientiamo lo sguardo.

Poniamo l'esempio di un palazzo molto alto nel centro cittadino, con molte strade percorse da diverse auto.

Se noi siamo al piano terrà, noi potremo osservare ciò che accade immediatamente dinanzi alla nostra posizione e le auto che transitano nella strada.

Se ci spostiamo sulla sommità, noi possiamo vedere le interazioni dei movimenti delle auto nelle strade e come il tutto possa assumere un significato diverso, guardandone il flusso e le interazioni che si sviluppano.

Se pongo una telecamera sulla sommità che riprenda tutto quanto accade nelle strade e poi sovrapponga i vari momenti fissati dalla telecamera, come a voler annullare quella porzione di tempo, l'immagine che ne emergerà potrà mostrarmi dei flussi di colore sulle strade ed altri elementi prima non percepiti.

Se mi proietto oltre il tempo e lo spazio, rimane percepibile delle auto e del movimento un qualcosa che è ancora diverso ma di cui io stesso sono parte poiché non più localizzabile in una posizione definita ed in un tempo definito.

Si può dire, inoltre, che io influenzo in qualche maniera le auto e loro influenzano me e, se ci liberiamo anche di questo residuo derivante dalla nostra quotidianità, io sono tutto e posso esplorare tutto di me.

In pratica la separazione tra te e me che stai leggendo è solo apparente e dovuta agli elementi che noi chiamiamo tempo e spazio.

 

Ecco che la multidimensionalità intesa come possibilità di accompagnare la mente in una modalità espansa di funzionamento che integri altre nostre componenti, ci proietta in una realtà individuale olografica ed olistica, nella quale possiamo esplorare nuove vie di crescita ed interazione.

 

In ogni parte vi è l'informazione del tutto, poiché ogni parte contribuisce nella sua infinita ed eterna estensione al tutto: è questa la conseguenza del principio olografico applicato alla realtà.

Se vogliamo compiere un passo nella nostra esplorazione ed interazione con il tutto, dobbiamo iniziare a percepirci come l'Uno, poiché ne siamo espressione.

Più la mia consapevolezza diviene capace di percepire maggiori espressioni dell'Uno e sempre più io sarò capace di influenzare la mia vita quotidiana: i divengo colui che modula la propria espressione.

 

Per tornare all'esempio del palazzo, se io osservo il flusso delle auto fuori dallo spazio-tempo, al ridiscendere della mia consapevolezza entro i parametri dello spazio-tempo saprò come agire al meglio quando tornerò al piano terra e vivrò l'apparente separazione tra le auto che circolano sulla via.

 

E' importante poi considerare la possibilità di essere sempre informati di ciò che accade, come se una versione di me stesso sia fuori dal tempo e parli costantemente al me stesso in strada nello spazio-tempo.

Difatti non solo io sono espressione del tutto quando estendo la mia consapevolezza ma sempre: quindi è possibile una comunicazione tra dimensioni della mia esistenza che si svolga anche quando la mia consapevolezza è posizionata all'interno del tempo e dello spazio.

Se mi avete seguito penso che il discorso potrebbe interessarvi molto di più che all'inizio.

La multidimensionalità diventa una nuova modalità di sperimentare la realtà quotidiana offrendoci ambiti di percezione ed azione prima inimmaginabili.

La comunicazione tra il sé infinito ed eterno e la parte che sta scrivendo, e per voi leggendo queste parole, è individuabile nell'intuito e nella sincronicità.

 

LO STATO DI COSCIENZA AMPLIATO E COME MEDIARE LE INTERAZIONI CON IL MULTIDIMENSIONALE ALL'INTERNO DEL NOSTRO MENTALE

 

Abbiamo notizia e molti di noi anche esperienza di stati di coscienza ampliati.

Intendo con questa espressione una percezione di sé e dell'universo profondamente diversa da quella quotidiana che permette di sperimentare la connessione con tutto ciò che è.

Nella ricerca sviluppata in oriente e poi diffusasi in occidente, il concetto di Maya vuole esprimere l'illusorietà di ciò che noi chiamiamo realtà rispetto a questo diverso piano di esperienza.

Se qualcuno di voi ha sperimentato questi stati, ad esempio durante una meditazione o spontaneamente, comprende come possa essere difficile anche semplicemente definire ciò che si è sperimentato.

In effetti mancano delle categorie mentali e di parola che possano essere precise e spesso si possono solo utilizzare metafore e simbologie che possano rimandare a significati più ampi.

E' vero, però, che seppur non ne siamo consapevoli noi compartecipiamo continuamente a queste multiple dimensioni della nostra realtà, intendendo con realtà tutte le infinite dimensioni dell'esistenza.

 

La mente, quindi, non potendo gestire una certa tipologia di informazione in maniera consapevole e lineare, può utilizzare degli stratagemmi e delle semplificazioni per farlo, come io sto facendo dall'inizio di questo scritto.

Questa opera di traduzione dell'inesprimibile a qualcosa di trasmissibile non è altro che la costruzione di una via, con segnali stradali, che porta in un certo “luogo di consapevolezza” dove ognuno dovrà fare la propria individuale esperienza.

Alcuni stratagemmi usati sin dall'antichità sono la simbologia grafica e l'uso di ciò che possiamo definire gli archetipi.

Ciò è stato usato in tutti gli ambiti e non solo in quelli della magia pratica e della religione.

Da sempre l'essere umano ha saputo usare alcuni specifici elementi che interagendo con il proprio sistema mentale-emozionale-fisico permetteva questo salto di percezione.

E' anche di nostra comune esperienza come questo tipo di strumento può essere usato per definire scelte di comportamento diverse da quelle ottimali ed è una conoscenza ben applicata nel campo della pubblicità e della politica volta ad ottenere determinati risultati.

Quindi se eliminiamo dal nostro campo di esplorazione residui antichi, frutto di interpretazioni legate a certi ambiti culturali, possiamo distillare un sistema nostro personale che ci permetta di interagire con ciò che siamo veramente, nella sua dimensione più ampia, facendolo divenire un portentoso strumento di evoluzione che da personale diviene collettiva.

 

ATTIVITA' E PASSIVITA': ESEMPI DI INTERAZIONE E DEL SUPERAMENTO DEL LIMITE

Ora per tornare all'ultimo argomento trattato, siamo abituati a pensarci vittime di manipolazioni che provengono dal mondo della pubblicità e delle ideologie politiche.

In effetti questo corrisponde a ciò che sperimentiamo ed esprime alcune dinamiche di intervento che alcuni gruppi spinti da un determinato interesse attuano sul collettivo.

Il subire una influenza è possibile se si accorda tale connessione ed importanza a questa tipologia di stimoli e quindi tutta l'attività educativa che ci coinvolge sin da molto piccoli non fa altro che plasmare determinati agganci che potranno, in seguito, essere utilizzati come stimoli.

Il rispetto delle autorità, ad esempio, che si vive inizialmente nelle figure genitoriali e poi viene trasportato nelle istituzioni sociali è usato come forma di condizionamento dei comportamenti singoli anche da chi, “vestendosi” da autorità, non mira al benessere delle persone che si sentono “sottoposti e dipendenti” ma ad altri scopi.

Si attua una sovrapposizione tra figure interiorizzate, che attivano determinati meccanismi mentali ed emozionali, con quanto proposto all'esterno da coloro che hanno anche inconsapevolmente rivestito ruoli ed archetipi sociali.

Vi è quindi una connessione tra uno schema interiore con uno proposto esteriormente che genera una serie di conseguenze che escludono una osservazione limpida della realtà.

Tale connessione avviene anche tra la percezione di un certo prodotto di consumo che viene abbinato a certe immagini-archetipo: queste richiamano specifiche sensazioni che poi inducono all'acquisto.

Ma queste connessioni, queste risposte, non avvengono solo sul piano delle ideologie, dei sentimenti e degli agganci vissuti sin dall'infanzia ma possono attingere ancora più in profondità.

Lo stesso gruppo di forze che definiamo archetipi possono intendersi come di diversa influenza e stratificazione, che possono essere più o meno ancorate ad aspetti ampi o ristretti della nostra realtà.

L'archetipo del potere-autorità ha una diversa influenza rispetto all'archetipo della morte-rinascita.

Gli archetipi possono essere anche manipolati per creare dei risultati voluti.

Un sistema che alcuni hanno attuato, per creare una fiducia nell'altro, è quella del creare un problema e poi offrire la soluzione. Ruota attorno alla paura che l'individuo nutre per un pericolo che è solo immaginato ma che può spingere a dei comportamenti prevedibili.

Qui si aggancia l'archetipo del salvatore e della vittima che sono profondamente depositati in noi.

Quindi se una persona crea la minaccia apparente e poi offre la soluzione, sempre apparente, senza che vi sia un reale e concreto aiuto all'altro ne assume comunque la piena fiducia che può, in seguito, utilizzare per i propri interessi.

Molti che urlano “al fuoco” sanno che il fuoco non esiste.

Quindi quello che ho rappresentato sopra può considerarsi un accenno alla dinamica passiva nella quale subiamo una certa influenza.

 

Vi è però una dinamica che definisco attiva perchè ci permette di usare a nostro vantaggio questi meccanismi.

Se io adotto come mio strumento un certo tipo di collegamento tra una precisa reazione mentale-emozionale ad un preciso stimolo, potrò usarlo nelle occasioni nelle quali può essermi utile per gestire delle difficoltà o come trampolino di lancio per una esperienza che mi possa arricchire e far evolvere.

Alcuni conoscono questo concetto perchè usato in alcune tecniche mentali come “aggancio mentale” al quale si connette una certa reazione ad una immagine o colore.

Questo però è solo espressione minima di una possibile connessione molto più ampia e profonda.

Per farvi un esempio, molti riti iniziatici non sono altro che questo: una rappresentazione “teatrale” fatta di comportamenti, parole, movimenti ed immagini utile ad attingere a certi meccanismi più ampi.

In questo esempio, la realtà non è nella rappresentazione ma nel meccanismo che soggiace nascosto dalle maschere e dei simboli.

Se quindi comprendiamo come il rito, il simbolo sia solo una connessione ma non abbia la forza in sé, dove risiede la forza di quello che sperimentiamo?

Evidentemente dobbiamo ricercare questa forza ed efficacia su altri piani che non sono immediatamente percepiti. Nella nostra immaginazione abbiamo una raffigurazione del mago o dello sciamano quale una persona che interagendo con dimensioni non visibili agli altri acquisisce dei veri e propri poteri che definiamo soprannaturali.

Certo molti possono affermare, a ragione, che in tanti casi ciò sia solo frutto di fraintendimenti e mistificazioni ma permane comunque una certa quantità di esempi che sono inspiegabili.

Questa non possibilità di spiegazione, di prima battuta, risiede proprio nel limite che la mente ha di raffigurarsi alcuni meccanismi multidimensionali.

Per fare un collegamento ad altri ambiti, nella fisica quantistica le relazioni di entanglement possono apparire “magiche” ma che può trovare, ad un altro livello di approfondimento teorico, chiara spiegazione.

Questo ha fatto Bohm nella sua ricerca sull'ordine implicato e sull'olomovimento, offrendo una spiegazione ove appariva casualità ed approssimazione in altre teorie.

Lascio al vostro approfondimento gli aspetti più scientifici che ora stanno divenendo di larga divulgazione.

Questo rimando alla fisica quantistica mi è servito per creare una connessione che possa rassicuravi sul fatto che ora le evidenze sperimentali assieme alle teorie emergenti stanno spostando i confini mentali nei quali eravamo chiusi sino a pochi decenni fa.

Attraverso la nostra sperimentazione diretta possiamo trasportare nella nostra quotidianità delle facoltà che sono dormienti in altri livelli di realtà ma, poiché interconnessi e facenti parte del nostre essere, utilizzabili.

Un altro esempio molto usato è quello di immaginare delle persone che vivano in un ipotetico mondo a due dimensioni, che si sviluppi su un foglio di carta.

Per loro l'interazione con esseri di terza dimensione, che abbiano anche la profondità, risulterebbe sconvolgente ed incomprensibile sino a che non si adottino alcuni stratagemmi.

Ad esempio essendo io tridimensionale potrei modificare lo spazio bidimensionale in una maniera che non possa essere compresa da chi vi abiti.

Basta piegare il foglio e ritagliarvi un piccolo foro ed ecco che nella realtà bidimensionale apparirebbero due zone nelle quali gli occupanti di quella realtà non possono più andare.

E' anche vero che però se si stabilisse una qualche comunicazione tra le dimensioni, ad un certo segnale colui che è tridimensionale potrebbe fare un attività di modifica del foglio voluta dagli abitanti lo stesso foglio.

Questa comunicazione dovrebbe avvenire attraverso la simbologia bidimensionale con la quale, grazie all'interazione, gli abitanti bidimensionali potrebbero richiamare un effetto che ha origine nel tridimensionale.

Il vero salto, però, sarà quando la consapevolezza e percezione delle persone bidimensionali si estenderà nel tridimensionale perchè mentre nell'esempio esiste ancora una separazione tra colui che piega il foglio e colui che vive sul foglio, la nostra natura multidimensionale permette di estenderci e riconnetterci alle nostre parti più ampie che vivono in quelle dimensioni.

Saremo noi stessi che piegheremo, metaforicamente, il nostro foglio.

Ricordiamoci, difatti, che se superiamo lo spazio ed il tempo siamo uniti in una unicità.

Questa è una ricerca che merita di essere approfondita.

 

COME AUMENTARE LA DIMENSIONALITA' DELLA PROPRIA CONSAPEVOLEZZA

Quindi come nel caso delle persone che abitano un mondo bidimensionale che, dopo l'iniziale incomprensione, colgano le opportunità offerte dalla tridimensionalità, il primo passaggio potrà essere quella di creare degli strumenti limitati, come simboli bidimensionali, che richiamino meccanismi e proprietà della tridimensionalità.

Certo alcuni di loro potrebbero estendere la loro consapevolezza nella tridimensionalità ma è possibile che non riescano immediatamente a mantenersi in quello stato.

Ecco che allora sarà di aiuto l'uso di strumenti transitori, mentre si allena la consapevolezza a risiedere in reami più ampi di quelli iniziali.

Questo uso di strumenti temporanei, sapendo la loro vera natura, non impedisce la crescita della consapevolezza e sono di ausilio.

Se però ci dimentichiamo del loro scopo e poniamo il potere dentro di essi, ne verremo imbrigliati e rimarremo nella consapevolezza limitata della bidimensionalità.

Lo stesso si può dire per gli archetipi nella loro funzione attiva come anche di qualsiasi altro strumento che venga adottato per questa comunicazione tra le dimensioni.

Però è sperimentato da sempre come questo uso attivo degli archetipi, attivo perchè indirizzato da una precisa volontà volta ad uno specifico scopo, risulti efficace.

Questo però spesso, se non sempre, viene ammantato di un alone di inaccessibilità e difficoltà che sostituisce la comprensione con la fede: lo strumento funzionerà ugualmente ma viene privato della sua qualifica come strumento per diventare, invece, oggetto di adorazione.

Quello che ho scritto se integrato ed utilizzato potrà offrirvi una grande libertà perchè è questo che mi preme da sempre, nella mia ricerca personale.

Chiaramente la conoscenza e l'esperienza che ho sino ad ora è comunque limitata ma viene offerta come mio contributo poiché ho fiducia che chi interagisca con me sappia andare oltre.

Tutto questo è chiaramente una ipotesi di lavoro ma che forse potrete trovare affascinante.

Nel percorso che propongo con gli archetipi lavorerò su entrambi i piani, sia su quello della consapevolezza che quello applicativo, per offrirvi il meglio di quanto descritto.

Quello che però ho inserito in questa breve condivisione può risultare molto utile alla vostra personale ricerca.

Un po' come avervi spiegato il segreto dell'”abracadabra” che apre le famose “caverne della ricchezza”: come vi comporterete ora di fronte a questo?

Lo negherete? Ne avrete paura? Lo userete per i vostri fini egoistici? Lo userete per aiutare voi e gli altri? In armonia o in disarmonia?

La risposta l'avrete nelle vostre azioni e nelle dinamiche che attiverete.

Dal canto mio non ho fatto altro che unire alcuni elementi e mostrarveli, consapevole che siamo appena all'inizio di questa esplorazione.

 

Torniamo alla Consapevolezza e come espanderla.

Nel mio modo di procedere io uso la condivisione che può essere molto limitata a livello di scritto ma molto più ampia nell'esperienza e nell'incontro.

Ciò che noi sperimentiamo nella vita è quello che con più profondità può portarci a certe riflessioni e trasformazioni perchè non viene solo attivata a parte mentale ma vengono toccati questi aspetti molto più ampi che abbiamo in noi.

Molte persone che frequentano seminari o conferenze possono testimoniare come sia molto più importante l'aver condiviso del tempo con una persona rispetto a quello che si è detto.

Questo avviene perchè seppur noi abbiamo una consapevolezza fissata su una certa dimensione della nostra realtà, quando interagiamo vi sono altre dimensioni che si intersecano, comunicano e mutano in funzione di chi siamo.

E' il grande valore dell'incontro tra le persone e di quella che è una grande ricchezza che quotidianamente diamo per scontato ma che è una chiave enorme di trasformazione.

Quindi se io volessi aiutare la mia consapevolezza ad espandersi in reami più ampi dei soliti, sarà utile condividere del tempo con persone che sono in questa espansione perchè ci si rafforza reciprocamente per un effetto di risonanza: “il simile attrae e rafforza il simile”.

Dove c'è una coerenza vi è un uso delle risorse in maniera più efficiente e con più possibilità di raggiungere un risultato utile.

Quindi in una prima fase di addestramento è utile frequentare persone che sono in una propria ricerca.

Utile ma non necessario, chiaramente, perchè se avete compreso come siamo compartecipi e compenetrati dal tutto, non vi sarebbe necessità alcuna perchè abbiamo in noi ogni risorsa e stimolo.

Ma in questo gioco della nostra dimensione, rimane di supporto la condivisione che ha non solo effetti su di noi ma anche sull'altro e quindi assiste diversi processi di sviluppo contemporaneamente.

 

Quindi l'incontro con altre persone è un elemento come anche ciò che io vivo assieme alle persone.

 

In questo senso molti amano meditare assieme poiché questa pratica offre innegabili stimoli e supporti pur non essendo determinante per il raggiungimento di una consapevolezza ampliata.

In effetti ognuno di noi ha un proprio processo che percorrerà guidato dal proprio sentire che lo avvicini, sempre più, ad un ricongiungimento con la sua realtà più ampia.

Non si tratta di chi, come, quando e dove ma piuttosto un insieme di elementi personali che creino una base ad un salto evolutivo.

 

CHI: gli altri ci possono aiutare attraverso la condivisione e le attività che svolgono ma non siamo obbligati a cercarci un presunto maestro quanto piuttosto risulta utile frequentare chi ci attrae.

COME: molti ritengono che un pratica determinata sia meglio di un altra ma in definitiva vi sono molte vie per procedere, molti archetipi disponibili e persino da creare, al fine di giungere al personale ed unico metodo.

QUANDO: il tempo è una pura illusione mentale ed è certo che se diamo importanza ad una data limitiamo da una parte la possibilità di fare un passaggio prima seppur ci creiamo un potenziale molto alto quando arriverà quella data, in questo senso la famosissima 21-12-2012 che molti hanno scelto ha in sé un potenziale ma attenti al limite perchè il campo collettivo può comunque portarvi qualcosa che non desiderate.

DOVE: lo spazio risulta una dimensione superabile come il tempo. E' pur vero che se darò importanza ad un certo luogo, quando io sarò lì avrò dei potenziali maggiori ma a questo corrispondono determinati limiti.

 

Quindi tutti elementi, simboli, convenzioni, archetipi che aumentano il potenziale ma che da soli non lo realizzano.

Il centro di questa riflessione e proprio di rimandarvi alla Consapevolezza che interagisce con le vostre più ampie percezioni e capacità.

Non vi stupite se dopo aver usato uno specifico strumento esso poi non vi interessa più: il contrario sarebbe l'equivalente di un tuffatore che in volo provasse nostalgia per il trampolino.

Ci si gode il salto, il movimento nel tuffo ed il vento e non si pensa più al trampolino che ha dato ciò che poteva.

Quindi se osservate ora le vostre esperienze passate potreste stupirvi nel vedere quanto avete lasciato che prima era considerato fondamentale ed irrinunciabile.

Ha semplicemente svolto la sua funzione che ora non è più adeguata a voi.

 

C'è altro da dire ed in seguito giungeranno altri contributi.

 

Per chi volesse sperimentare e condividere, potrà visitare la pagina dedicata agli incontri.

 

Luca Ferretti

 

www.trasformazioneconsapevole.it

 

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