LA VERITA': SEI PRONTO A RI-TROVARLA?
Nella ricerca che ognuno di noi svolge nella vita, consapevolmente o meno, il concetto di “verità” e l'apparente controparte di “falsità” ricoprono un ruolo centrale.
Voglio sottolineare che anche nelle menti più semplici opera questa influenza poiché anche colui che non si porrà mai, durante la propria vita, una domanda volta ad una comprensione interiore del proprio mondo si comporta, comunque, in funzione dei parametri di vero/falso che ha adottato.
L'aver acquisito determinate tendenze a ricomprendere nei due insiemi (verità e falsità) quanto ci accade può avere diverse radici e fonti: educazione, predisposizione, condizionamento solo per indicarne alcune.
L'educazione familiare e del gruppo sociale al quale si appartiene è importante ma nonostante ciò vi sono sempre individui che si differenziano.
Anche la predisposizione gioca un ruolo cruciale poiché ci sono persone che sembrano portare in sé un profondo significato in relazione a certe tematiche, che appaiono quasi provenire da una loro storia antecedente.
In questi decenni, però, la fonte acquisita e particolarmente efficace di cambiamento, nonchè sostituzione delle verità altrui con propri significati e riferimenti, è stata la televisione essieme agli altri mezzi di comunicazione di massa.
Alcuni affermano che la vera unità d'Italia è stata, culturalmente, creata proprio dai primi 50 anni di diffusione sempre crescente di questo strumento: una delle nostre grandi "insegnanti".
A questa oggi si affiancando altri canali, quali internet, che hanno caratteristiche più evolute ma è indubbio che ora le presenti generazioni acquisiscono una mole di informazioni e significati proprio da questa nuova fonte, che sta scalzando la televisione dal suo predominio indiscutibile che vi era sino a 10 anni fa.
Quindi le categorie, gli attributi ed i pregiudizi su ciò che sia vero e falso affondano le radici su tutto quello che ci trasmettono le rappresentazioni del mondo esterno a noi.
Parlare di esterno ed interno, per come funziona la percezione umana, non è totalmente rappresentativo del fenomeno in forza del quale gnuno di noi ricrea il mondo dentro di sé grazie alle uniche (e personali) percezioni che abbiamo. La tematica di “che cosa stiamo vedendo” è direttamente connessa all'argomento sino ad ora trattato quindi possiamo trovare molte dinamiche comuni.
IO VEDO, IO TOCCO, IO CREDO
Quante volte ci hanno trasmesso questo concetto nelle più diverse storie: credo a ciò che vedo e tocco.
In effetti si dava in passato una centrale importanza ai nostri sensi che sembravano darci una maggiore certezza su quanto percepito.
Ora pur sapendo a livello intellettuale che ciò che vediamo e tocchiamo è solo una minuscola porzione della realtà, tutta la moderna ricerca scientifica è concorde su questo, continuiamo nella nostra vita quotidiana a comportarci come dei ciechi con una fede certa.
Praticamente il problema che si può riscontrare in chi ha appoggiato la propria forza personale su una credenza di qualsiasi genere, che essa sia religiosa o scientifica non c'è una reale differenza, è che pur di non crollare si ostina a difendere con tutte le proprie forze la credenza.
Non è una lotta ideologica, come alcuni vorrebbero affermare, ma una pura lotta per la sopravvivenza della propria personalità limitata.
Poiché non si è approfondita la propria conoscenza, di ciò che siamo veramente, si accetta quella descrizione di noi stessi, che ognuno si crea durante la vita e che prende come riferimento, un aggregato di concetti, ideologie, paure, esperienze che come un quadro multicolorato sembra rimandarci la nostra immagine e rispondere alla domanda: chi sono io?
Aver acquisito una certa identificazione con una specifica immagine di sé, fa scattare immediatamente una reazione violenta se qualcosa o qualcuno, in qualsiasi modo, sembri mettere in discussione questa immagine: è la dinamica, ripeto, della sopravvivenza.
Quindi l'estrema o parziale ignoranza di sé stessi genera sempre paura e lotta poiché inevitabilmente non saremo mai sempre concordi con ciò che altri ritengono per sé.
Assistiamo, quindi, a guerre tra fantasmi: i fantasmi sono le singole descrizioni e percezioni di sé delle varie persone che lottano tra loro.
Il fantasma, per come ho usato questa parola intendendo la descrizione della propria maschera interiore, esiste o non esiste? E' vero od è falso?
Ci saranno coloro che potrebbero affermare che esso esiste ma è falso: esiste perchè produce effetti ma è falso perchè non corrisponde alla verità personale.
Altri potrebbero dire che non esiste ed è falso, anche se già si nota una certa contraddizione, affermando che è una errata percezione che permane solo nella mente della persona che la ha e che è falso proprio perchè non descrive la vera natura della persona.
Altri potrebbero inoltre dire che non esiste ma è vero, poiché è una invenzione, una illusione ma che essendo quella che guida la persona, esso può considerarsi vero.
Ed infine altri ancora arriverebbero a dire che esiste ed è vero: produce effetti ed è la verità della persona e di coloro che vogliono interagire con esso.
Tutte le combinazioni esiste/vero, non esiste/vero, non esiste/falso e esiste/falso sono possibili.
Quindi come vedete gli attributi di verità ed esistenza si modificano nei loro contenuti e si modifica il giudizio complessivo che possiamo dare a questo aspetto del nostro vivere (la maschera).
Io poi ho solo accennato alcuni semplici elementi, vi lascio immaginare quante possibilità vi possano esistere e quante questioni di “lana caprina” essere create.
In tutti i casi, qualsiasi siano i contenuti dai quali sono poi state generate le considerazioni che ho richiamato, si attiverebbe una grande resistenza o lotta tra coloro che appartengano ad una certa linea di pensiero che si vedessero aggrediti nella propria convinzione.
Il vero ed il falso, ciò che esiste da ciò che non esiste sono solo specchi deformanti di una lotta tra menti e sentimenti vittime di un riflesso parziale di loro stessi.
"Io vedo ciò che posso vedere, io tocco ciò che posso toccare ed io credo ciò che mi sembra dare sicurezza: se vengo aggredito nelle mie credenze ,io rischio di morire interiormente."
Questo è veritiero sotto alcuni punti di vista che io sento, ed è per me qui che possiamo osservare una delle radici di tutti i conflitti.
Affidandoci completamente alle nostre percezioni, per quelle che sono, noi poi creiamo un processo interiore mentale ed emozionale che è all'origine delle azioni che intraprendiamo.
Quando però commettiamo l'errore, abbiamo una importante “via di uscita”: in realtà se lo volessimo vedere è una risposta da ciò che mi circonda e dagli altri ad una erronea percezione personale, un erroneo processo logico interiore ed un erronea messa in pratica.
Tutta la nostra esistenza la spendiamo a perfezionare questa catena di elementi eppure ci ostiniamo a pensare che sappiamo “come stanno e cose”.
La saggezza di chi ha vissuto, se non si è sclerotizzata in ideologia, trauma o pensiero fisso ci ricorda che sino a che vi è l'ultimo respiro si impara e si migliora.
Quindi la vita è piena di incertezze se pensiamo che le percezioni che abbiamo sono limitate, che il pensiero che svolgiamo può essere non ottimale e che l'applicazione altrettanto può subire deformazioni: viene da sorridere a pensare quando si affermi o si percepisca di conoscere qualche presunta verità.
L'INCERTEZZA COME CERTEZZA E LA SAGGEZZA COME RISPOSTA ALLA PAURA
Se quanto affermato può essere condivisibile, come mai anche ora stiamo difendendo qualche nostra presa di posizione a spada tratta? Perchè ci ostiniamo a sentirci minacciati da queste morti interiori, che derivano dal cambiamento della nostra percezione di noi stessi e del mondo quando questo è il processo naturale che permette di evolvere?
Alcuni combattono per difendere un vantaggio ma in questo caso, una maschera davvero ci garantisce tanti di quei vantaggi da portarci, per la sua sopravvivenza, a vivere una esistenza infernale?
In questo tipo di discorso convivere con l'incertezza può risultare difficile da accettare ma se poniamo questa come base del nostro osservare e vivere il mondo, potremmo aprire una grande via verso la tolleranza dei nostri errori e di quelli altrui: la pace si costruisce partendo dalle fondamenta interiori.
Il mio mondo ed il mondo dell'altro rimangono diversi ma entrano in comunicazione equilibrata ed in interazione armoniosa se ognuno di noi si percepisce come in costante mutamento e perfezionamento, accettando la diversità quale espressione di questo processo.
Se in una ricerca interiore ed evoluzione personale ci liberiamo da tutte le maschere, arriviamo infine a cogliere il movimento in noi e nell'altro nonchè l'eterno che sottostà a questo movimento vitale.
Entriamo in un diverso stato di coscienza ed un diverso modo di rapportarci che conduce per una via larga e dritta verso la manifestazione di un nuovo equilibrio sociale, meno conflittuale.
La certezza dell'incertezza e la saggezza derivante dall'esperienza di questo processo ci permette di superare quella paura ancestrale di essere distrutti.
In effetti questa paura ha una sua ragion d'essere perchè identificandoci con la maschera creata dall'insieme di percezioni, ideologie e pensieri che abbiamo accettati come veri per noi e su di noi e gli altri, quando con noi interagisce qualcosa che ne mina le fondamenta ci sentiamo morire.
La morte della maschera, però, è una piccola morte che è preludio alla rinascita di un nuovo stato d'essere che ci accompagnerà per un nuovo tratto sino ad un'altra piccola morte.
Abituarci a questo procedere ci rafforza e ci permette di attuare un movimento interiore che non è di ideologia ma di esperienza: ci avviciniamo alla nostra vera natura che ha attributi che persistono nonostante il susseguirsi delle maschere.
Ci avviciniamo alle radici della nostra vita ed della nostra verità più profonda.
GLI INFINITI LIVELLI E DIMENSIONI DELLA VERITA'
Esiste una verità ultima o “La Verità”?
Come in un deserto nel quale osserviamo un miraggio, man mano che ci avviciniamo esso ci sfugge.
Quindi “La Verità” è una illusione?
In questa fase della mia vita posso dire di sì, perchè ne abbiamo una idea distorta, frutto del processo delle maschere.
Richiamo un atto di umiltà nell'affermare di “non sapere”, come anticamente ci fu ricordato essere espressione della somma saggezza, e procedo in questa ricerca.
Il non sapere è una forza enorme se vissuta nella sua forza, quale propulsore alla ricerca ed alla scoperta.
Il sapere che anche gli altri non sanno, anche quando affermano il contrario, mi permette di accettarli come fratelli e di apprezzarne la Bellezza unica quale movimento e riflesso della mia Bellezza.
Il “Non Sapere in evoluzione”, quindi, sembra descrivere meglio ciò che viviamo rispetto all'altra espressione di “Sapere in Evoluzione”.
Per voi quale espressione ha in sé un maggior grado di verità?
Ogni nostra esperienza, anche la più concreta, ci mostra questi infiniti livelli e dimensioni che possono essere tutte esplorate, se siamo liberi dai condizionamenti e dalle paure.
La nostra Natura profonda non morirà se cambieremo una idea, un atteggiamento ed i rapporti saranno più fluidi accettando questo processo negli altri.
La società che esprima pace ha in sé questa forma alta di riconoscimento nell'ignoranza unita alla disposizione a sperimentare assieme le soluzioni nuove che man mano si presentano.
Io non ho la verità ultima, tu non hai la verità ultima ma se assieme procediamo senza distruggerci a vicenda, potremo avanzare verso una verità più ampia più velocemente.
Vi offro questo scritto, in onore e come contributo alla vostra verità.
Luca Ferretti
www.trasformazioneconsapevole.it
QUESTA FOTO HA ENORME FORZA DI SAGGEZZA E TRASFORMAZIONE
LA SUA BELLEZZA VA OLTRE QUANTO SI VEDE: VAI IN PROFONDITA'!

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