Questi tempi meravigliosi che permettono l'incontro con ciò che è davvero importante.
Essere cio che si E' , liberi da ciò che si pensava di essere.
Con l'espressione “Essere ciò che si è” non voglio suggerirvi di rimanere inerti rispetto al procedere della vostra vita e del vostro impulso emozionale, vittima di schemi comportamentali e di pensiero che sono frutto di un'abile semina in voi di erbacce che offrono un frutto maleodorante.
In ogni manifestazione noi siamo un aspetto dell'immensità di variazioni che l'umanità può sperimentare, come espressione della massima creatività e libertà.
La forza creativa che sostiene l'Universo è infinita e permette il fiorire di qualsiasi tipo di fiore, qualsiasi tipo di manifestazione poiché entra a far parte di quella infinità possibilità che la vera Sorgente di tutte le cose rende possibili.
Un errore concettuale è immaginarsi la Sorgente come una esplosione iniziale che abbia poi generato il tutto, come la oramai sorpassata teoria del Big Bang ci suggerisce erroneamente, ma la vera Sorgente è intrinseca alla manifestazione delle sue forme e permea il tempo e lo spazio assieme a tutte le infinite altre dimensioni che non sono nemmeno concepibili da mente umana ma solo intuibili.
Ognuno di noi, quindi, in ogni propria microparticella come anche nei vasti macrosistemi, è intimamente connesso a questa forza che ci permette di Essere.
Poter parlare, ragionare, sentire è proprio il frutto di questo e sostenuto da questa immensa Forza.
Ognuno di noi nel proprio ricercare una qualche costruzione, di carattere concettuale e mentale, manifesta l'insostenibilità di una realtà che ha una magnificenza oltre quanto descrivibile e quindi abbiamo utilizzato parole, descrizioni, visioni che altro non sono se non semplici riflessi di ciò che realmente siamo.
In questi anni ho potuto conoscere tante fonti, di diversificata natura, che hanno tentato di trasmettere e tentano tutt'ora di diffondere proprie visioni.
Tentativi di aiutarci ad innescare un processo e non a farci fermare in un contenuto statico.
Ciò di cui davvero abbiamo bisogno ora più che mai e riattivare questo processo di espansione della consapevolezza e della ricerca.
Vi siete chiesti come mai ogni nuova credenza che accogliete dopo un po' crolli miseramente?
Vi siete resi conto di quanto sia fragile una qualsivoglia ricostruzione di ciò che sta accadendo?
Come mai, secondo voi, assistete a questa danza caleidoscopica ed ipnotica di visioni così diverse della realtà?
Alcuni amano trovare similitudini e punti di contatto, ed io lo ritengo utile certo, ma se si ascolta la descrizione di qualsiasi persona del proprio sentire, davvero poco rimane da potersi dire condiviso.
Il condiviso e condivisibile, in realtà, è solo espressione di una fase transitoria che è destinata, in un tempo ora rapidissimo, a lasciar spazio alla successiva.
Da tante voci, della più disparata natura, chi vestite di misticismo o chi di scientismo cercano di descrivere chi siamo e cosa accade e, davvero, dopo un po' viene da sorridere se osserviamo lo sviluppo nella sua parte fondamentale.
Con tempi più o meno brevi, in base ai settori ed ai personaggi, assistiamo a questo avvicendarsi di fotogrammi che, uno dopo l'altro, se visti in sequenza mostrano lo sviluppo della consapevolezza che viene accettata mediamente dal collettivo.
La scienza e le religioni o qualsiasi altro filone di esplorazione, in pratica vanno a costituire ed alimentare la “visione” di qualcosa che è incomprimibile ed indescrivibile che, per necessità, è solo parziale e temporanea.
Questo sarebbe frutto di grande sostegno nella crescita personale se non fosse per una innata propensione a cercare una fantomatica eterna verità, che sfugge come uno spettro alla nostra presa.
Se invece osserviamo direttamente il processo e ci rendiamo conto del movimento, sorrideremo al movimento interiore che vede noi stessi cambiare visione man mano che procediamo e soprattutto aiuterebbe ad amare gli altri che sono impegnati nello stesso passaggio.
Anche la ricerca della verità, per capire come le cose stiano realmente, è vana poiché non si può cristallizzare qualcosa che è in persistente mutamento e, se lo si vuole fare, ricordarsi che è un fotogramma del film passato già da tempo.
Quindi la differenza tra il capire ed il sentire è proprio che nel capire stiamo osservando già qualcosa che non c'è più, mentre nel sentire vero che intende essere aperti a doti di percezione ampie e diverse e liberi dal dover definire, siamo nell'Essere che può svolgersi solo nel presente.
Ecco uno dei motivi perchè grandi insegnamenti stanno spingendo ed hanno stimolato la ricerca dell'Essere presenti, senza rifugiarsi in un passato o nel futuro.
E' una chiave per capire che passato e futuro sono semplicemente frutto di questo tentativo di capire mentre nel presente siamo nel vivere.
Ciò detto non si vuole svuotare di utilità tutto il processo mentale e di comprensione che da millenni ci accompagna ma poterlo vedere in una luce nuova.
Se volessimo costruire una immagine. È paragonabile alla costruzione di un trampolino utile a tuffarci nella piscina, in una calda estate.
Ogni credenza e ricostruzione è solo un gradino ma che ha la sua utilità proprio nel permetterci di compiere un salto nell'acqua.
Più saremo in grado di salire i gradini in velocità, senza arroccarsi in una assurda difesa di qualcosa che non è il finale, meglio vivremo questi tempi nei quali sentiremo tante sirene, che come ad Ulisse potranno inviare una grande tentazione, ma che è portatrice di una definitiva distruzione.
Ma come proteggersi dalle sirene? Prima di tutto non è necessaria una vera protezione ma quanto l'osservarle, similmente al bambino che guarda un nuovo giocattolo.
Se vi piacerà potrete giocare con le sirene ma non fermatevi con esse, qui ognuno troverà il sistema più adatto a sé ma certo è che risulta impossibile non guardarle od ascoltarle perchè “bendarsi gli occhi e chiudersi le orecchie” nella vita non è possibile.
Chi dice di non guardare e non sentire, in realtà si è solo creato la propria camera dei giochi che però essa stessa è una prigione molto stretta.
Ulisse nel mito si fece legare per resistere e superare la prova ma ora possiamo arricchire il mito che era necessario al passato di ciò che invece è ora più ampiamente possibile.
Allenare la visione dei giochi, giocarci e saperli abbandonare.
Qui inizia la mia Condivisione.
LE CREDENZE COME REALTA' TRANSITORIA, FIGLIA DELLA MENTE
La nostra voglia di capire è una dei motori dell'evoluzione ma è anche una spinta che può essere incanalata in una direzione penalizzante.
Dentro di noi cova la voglia di trovare la grande riposta, la verità che immutabile possa aiutarci nel caos della vita e permettere di guardare al divenire in una maniera chiara e prevedibile.
Ma ciò è semplicemente una illusione della mente che vorrebbe estendere il suo funzionamento, parziale e limitato, al tutto.
Molti possono spiegare l'avvento di questa tendenza in molte differenti forme ma certo è che l'immagine dell'universo e dell'uomo come macchine complesse è una moderna espressione di questa vera e propria deviazione.
Si ha paura del mistero, di ciò che non si può capire, e si tenta disperatamente di ricondurlo a schemi rassicuranti.
Questo è un passaggio che ad un certo punto viene superato perchè ci si rende conte, prima o poi, che la visione che si nutriva è semplicemente falsa.
Dopo un po' di smarrimento ecco che sorge un'altra visione, più complessa, e che fa parte di quei gradini di cui parlavo.
Alcune filosofie ed insegnamenti hanno trasmesso il concetto che tutto sia illusione e che ci si possa però liberare da questo gioco. Lo hanno fatto con percorsi accettabili un tempo ma poiché essi stessi si sono dimostrati limitati, ecco che l'evoluzione sta esplorando ulteriori piste attraverso di noi.
Per chi pensa che gli antichi sapessero e fossero giunti alla verità, posso affermare che ciò non è altro che un aspetto di quelle ideologie del “tempo dell'Eden” che sono frutto di ricostruzioni parziali.
Certo posso amare ogni tipo di illusione che mi viene presentata o che ho vissuto perchè hanno costituito i passaggi che mi hanno permesso di procedere, ma nel momento nel quale sorge in me la spinta di difendere qualcosa con la violenza verso e contro un altro, allora risulta palese che sono scivolato in uno schema di paura.
Rimettersi in gioco costantemente non è semplice per chi non vi è abituato perchè amiamo le storie di eroi che dopo un peregrinare difficile arrivano alla “terra promessa” e “vissero felici e contenti”.
E' una spinta davvero profonda questa ma che non aiuta il nostro procedere.
In realtà il rimettersi sempre in gioco può essere all'inizio stancante ma davvero permette di compiere passaggi velocemente e soprattutto diventa man mano meno traumatico.
Faccio un esempio molto semplice: quando dopo un lungo periodo di inattività andate in palestra, pagherete i primi esercizi con dolori e stanchezza ma, come gli atleti ci insegnano, man mano che vi allenerete sarà sempre più facile procedere.
Lo stesso vale per la nostra mente che se non è abituata a cambiare prospettiva sarà molto contraria e stanca quando questo accadrà, di solito per eventi esterni, e vi sarà anche molta sofferenza emozionale.
Quando si apprende a vivere “il giro di giostra” per quello che è, ci si divertirà persino.
Ora nel nostro procedere umano però abbiamo bisogno di essere in qualche modo compresi dagli altri, per far si che certe dinamiche possano instaurarsi.
Quindi già questo scritto, nel momento nel quale lo leggerete, non sarà più attuale per me pur mantenendo l'indubbio vantaggio di avervi fornito un fotogramma del mio film.
Quindi se sarete affascinati od interessati a quanto dico, potreste ritornare a leggere qualcosa da me scritto od incontrarmi.
Questo permetterà quindi di condividere in un altro momento, un altro aspetto del nostro reciproco percorso che sarà, comunque, temporaneo.
Ma quando arriverà questo tuffo? Quando sapremo goderci il salto?
Il tempo che può essere impegnato prima di far questo è legato direttamente al tipo di scala che verrà creata e che esprimerà esattamente ciò che abbiamo accolto in noi.
Vi possono essere scale più veloci ed altre meno, ma il processo rimane il medesimo.
Ritengo che il diffondersi di una idea dell'evoluzione trasmissibile tra le persone possa essere fonte di fraintendimenti: ciò che ritengo sia trasmissibile è un passaggio ma il processo in sé e il dono che esso reca per noi rimane esclusivamente nostro, personale e incomprensibile per altri.
Cosa significa in due parole? Ogni insegnamento è sia falso che vero, se lo volessimo giudicare, e tale giudizio modifica nel tempo. Tutti gli insegnamenti però sono onorati ed importanti perchè sono parte delle nostre rispettive scale verso il nostro personale tuffo.
Il suggerimento che posso però ora dare è che vi può essere un' accelerazione in un tempo in cui tutto crolla e si trasforma rapidamente.
LA VELOCITA' DI ESSERE L'ESSENZA E RICONOSCERCI IN MANIERA DIVERSA
Essere ciò che si è, abbandonando le visioni nate dal pensiero di ciò che si era, è quindi centrale in questo processo se lo si vuole vivere in maniera agile e persino piacevole.
Il dolore che viviamo risiede nel fatto che ciò che vediamo e viviamo non si adatta a ciò che pensiamo e quindi costituisce motivo di lotta interiore.
La sofferenza è un segnale che è utile se transitorio ma quando diventa cronico può essere sintomo di una permanenza in una lotta che doveva essere solo momentanea.
E' chiaro che nel momento in cui ricevo una notizia od osservo un comportamento posso vivere un dolore, frutto di aspettative e credenze che ho accumulato.
Ma questa fase è transitoria perchè poi, osservandomi e comprendendo il limite nel quale ero, il tutto lascia lo spazio a quell'accettazione che non è passività, come qualcuno potrebbe pensare, ma vera azione.
Ognuno di noi ha il pieno diritto di vivere il vero proprio Essere e di modificare la propria realtà pienamente. L'accettazione è stata vista come una resa a ciò che appare lontano da noi e che ci condiziona. In realtà il condizionamento non risiede in ciò che direttamente ci coinvolge ma nel come lo viviamo interiormente. Se siamo centrati nella consapevolezza che tutto sta mutando e che mostra aspetti prima non visti, potremmo persino giungere a benedire quel passaggio di dolore e farlo andare via, superarlo verso un orizzonte diverso, interiore ed esteriore.
Se quindi il dolore diventa solo un segnale che mi aiuta ad evolvere allora lo recupereremo alla sua sacra funzione.
Altrimenti persevereremo in uno stato che ci renderà sempre più difficile procedere.
In questo senso allora ogni ideale risulta vano? Ogni programma di vita è una illusione ed inutile?
Tutto è utile, al contrario, e ci serve affinchè possiamo noi compiere il passo necessario ma a nulla va dato una fondamentale importanza tanto da delegare alla permanenza di una certa situazione la nostra felicità.
In questo senso sapremo allora vivere pienamente ciò che accade e saremo davvero capaci di creare qualcosa di nuovo, oltre ogni comprensione e previsione di Benessere.
In questo senso diventa centrale possedere un profondo radicamento in sé stessi e nell'amore per sé, poiché se noi lo spostiamo all'esterno saremo prima o poi chiamati a veder crollare la base sulla quale avevamo costruito il nostro nido.
Sulla scala non si può rimanere ma solo transitare, non trovate?
LA FINE DELLA SCALA
Ma allora a cosa credere? Se il credere è qualcosa di importante per un essere umano, dove riportare il piano della credenza intesa come percezione di un qualcosa che possa andare oltre il tempo presente ed offrirci una solida opportunità di sentirci persino coerenti con noi stessi?
La fiducia in sé ed il credere in sé stessi, oltre ogni immagine passeggera dell'esterno e di come ci consideriamo, coltivare il ricordo di essere parte essenziale del cosmo è per me ciò in cui possiamo davvero credere.
Non significa quindi costruirsi una immagine di sé finta alla quale dare credito oltre ogni messaggio esterno ma mantenendo quella comunicazione tra le parti di noi.
Quali sono parti di noi in un contesto che ci vede partecipi dell'intero Cosmo in senso quasi intimo?
Possiamo definire il me ed il te ma sapere anche che ad un certo livello siamo reciprocamente espressioni dei nostri mondi.
Questi diversi mondi interiori, che diventano compartecipi del mondo che condividiamo, hanno tra loro una comunicazione profonda ed incessante.
Per poter accedere a questo comunicazione in maniera più consapevole però è richiesto fiducia in sé e nella propria profonda vera natura, che è alla base e che va oltre i momenti transitori e le maschere man mano adottate.
Questa fiducia permetterà di poggiare le proprie basi su una solida fondamenta che non sarà destinata ad essere spazzata via dal tempo.
Riconoscersi il diritto di cambiare idea, ad esempio, senza mascherarla di artifizi dialettici è una espressione di questo: io mi fido di me stesso anche oltre quanto già in passato da me affermato.
Riconoscersi il diritto di ascoltare ed amare anche qualcosa di diverso da ciò che sento e nello stesso tempo operare affinchè possa emergere ciò che in quel momento sento importante, affinchè esso sia contributo al mondo.
Condividere il mio pensiero sapendo che esso è un pensiero, tra gli infiniti formulati e formulabili, ma che possiede una propria grande dignità nella sua unicità.
Liberarci dal doverci definire e svincolarci dagli effetti di definizioni che altri danno a noi e su di noi.
Allo stesso tempo essere liberi di definire gli altri, all'interno del nostro modo di vedere, solo in funzione di un momentaneo bisogno di esplorazione, senza rendere tali definizioni immodificabili.
In questo processo, quindi, saremo agevolati nell'osservare le radici di qualsivoglia pensiero o comportamento, nostro od altrui, perchè non vi avremo riposto la nostra forza.
La forza di Essere è nello stesso fatto di esistere qualunque sia l'espressione scelta in quel momento.
Tutto a questo punto diventa importante ma nulla essenziale se non la nostra percezione di questa profonda radice divina che ci unisce al tutto.
Potremo nei prossimi anni avere tante nuove notizie e consapevolezza ma anche esse saranno transitorie, utili al momento per vedere aspetti prima insospettati, ma non saranno la Verità.
La verità in quanto ad una ipotetica realtà unica non potrà essere mai trovata sul piano umano e nella dimensione tempo/spazio ma è profondamente incastonata dentro di noi, in quella dimensione che appare così lontana ma che in realtà è il nostro sostegno che è il nostro Soffio Vitale.
Fiducia in sé ed ascolto di sé permetteranno di smantellare le maschere che abbiamo creato e, man mano che ne dovessero affiorare altre, superarle sempre con più agilità sino a che potremo guardare al mondo con occhi limpidi di bambino e gioire delle sue infinite manifestazioni.
Questo è un percorso di Benessere e Salute vera che va oltre le immagini plastificate di cadaveri ben truccati.
E' il tempo di riconoscersi, è il tempo di risorgere ed è il tempo di Vivere.
Luca Ferretti
www.trasformazionconsapevole.it

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