VEDERE L'ESSERE UMANO
uscire dalle sabbie mobili per vivere la Magia di ciò che siamo
una danza di pensieri per aiutare a danzare la propria musica
un fiume che porta il nutrimento al terreno che l'abbraccia
un tempo dedicato nell'infinito Essere per ri-conoscersi
un atto d'amore per l'Umanità e la sua Divinità
Siamo imbrigliati in una fitta rete davvero intricata che oscura la vera natura delle cose.
Ogni persona che nasca all'interno delle nostre civiltà che noi definiamo evolute e civilizzate, a dispetto di quello che essa è venuta a portare all'interno della società, vede negato il diritto di auto-riconoscimento ed auto-determinazione libera per sostituirlo con un riconoscimento e determinazione all'interno di stretti parametri ed opzioni, contemplate dalla società stessa in base alle idee dominanti, in un determinato momento.
Coloro che si accorgono del sistema nel quale sono calati, pagando sovente dei cari prezzi, fuoriescono da questo processo omologante per far emergere la propria unicità in maniera più piena.
Tutti coloro che hanno vissuto questo processo possono testimoniare la difficoltà del percorso che ha portato ad allargare le maglie di questa trama stretta, affinchè potessero acquisire un po' di quella capacità di movimento necessaria per procedere in un cambiamento della loro quotidianità.
Molte persone si avvicinano a percorsi di crescita personale spinti da un bisogno di recupera un po' della propria autonomia e, seppur mascherata sotto il disegno di malattia, disagio ed insoddisfazione, in loro si è destata la voglia di libertà e di espressione.
In una prima fase di questo processo si pensa che la soluzione sia negli altri e nella seconda fase ci si rivolge dentro di sé affinchè i legacci, i ganci ed i blocchi che ci impediscono di esplorare ed esplorarci vengano “rimossi”.
Non è cosa nuova ricordarvi di quanti condizionamenti abbiamo acquisito nei più svariati modi, sia consapevoli che inconsapevoli.
La vita comunemente intesa all'interno delle nostre società, robotizzate ed iper-informatizzate, è paragonabile ad un grosso pantano od alle sabbie mobili nelle quali, per ottenere la sopravvivenza, è necessario non muoversi troppo ma gestire al meglio lo spazio vitale residuo che è stato offerto dal sistema stesso.
In nome di una fantomatica possibilità di crescita e convivenza pacifica, costruiamo una vita fatta di sopravvivenza e lotte sotterranee e continue: l'arte dell'illusionismo riesce persino a spegnere quei moti di cambiamento sinceri, veicolandoli in strade preimpostate e gestite.
Un po' come nel caso di un fume che esca dai bordi assegnati e che venga fatto defluire in appositi spazi di sfogo: non c'è stato un vero libero flusso ma un semplice effetto ottico.
Questo sistema però ha un grande pregio perchè, seppur non in forma ampia e maggioritaria, stimola la capacità del singolo di gestirsi in maniera molto attenta e conoscersi in maniera profonda.
Tutto nell'universo ad un senso e tutto è creato anche dal nostro contributo: noi stessi sosteniamo il sistema perchè svolge una funzione all'interno della nostra crescita.
Certo questo non accade a livello consapevole ma ad altri livelli che possono essere individuati nella sfera inconsapevole e trascendente.
Quindi noi stessi alimentiamo e costruiamo la nostra prigione? Certo, la risposta è si.
Se volessimo conoscere il perchè di questo a chi dovremmo rivolgerci? A noi stessi, come per ogni vera ricerca.
Condividendo le mie riflessioni posso richiamare la metafora ed il mito, ricordando le epopee di eroi leggendari che superando pericoli e vivendo grandi avventure, trasmutano loro stessi come in un processo alchemico. Il cavaliere diviene iniziato, il combattente diventa guaritore, il semplice diventa voce della verità, il giovane diventa saggio, l'amante diventa amato.
Quindi la sussistenza e persistenza di questo sistema ha le sue radici all'interno di noi e, non a caso, le più valide proposte di crescita e trasformazione prendono in esame l'alchimia interiore piuttosto che quella esteriore, in quanto è strada più diretta e per molti più efficace.
Nella strada esteriore, attraverso la quale si cerca di modificare il mondo senza guardare sé stessi, si ottengono alcuni risultati ma il livello di consapevolezza è diverso e si vaga negli immensi labirinti illusori che la vita ha predisposto.
In questi labirinti ci sono molti specchi che riflettono la nostra immagine, costituiti da eventi che permettono attraverso l'osservazione degli altri di guardare noi stessi, ma che per molto tempo vengono ignorati.
Quando però si inizierà a far caso a questi specchi e si tornerà a guardarsi, il percorso esterno diviene di nuovo interno.
Viceversa chi ha lavorato intensamente in sé, ed ha approfondito le dimensioni interiori, si troverà a rimodulare completamente il rapporto con l'esterno e creare una dinamica diversa con il proprio mondo.
Quindi osserviamo, di seguito, alcuni aspetti di questo pantano, alcuni componenti delle sabbie mobili.
Lo strato più consistente ed immediato che si presenta nella vita di ognuno sono le illusioni della società che ci mostra come inserirci in essa per avere il successo che la società permette.
Da bambini assorbiamo gli insegnamenti degli adulti che fanno spostare l'attenzione da dentro di noi, dal mondo interiore, al mondo degli specchi.
Diventiamo così avvocati, ingegneri, impiegati, operai, politici, imprenditori, attori ...
A dire il vero siamo tutti attori, di una sceneggiatura però non scritta da noi.
La società ha una complessità enorme ed offre infiniti livelli di approfondimento e di perdita.
E' come un labirinto multidimensionale che quando ci sembra di esserne usciti, siamo semplicemente saltati in un labirinto ad un altro livello.
Le consapevolezza vagano per vite intere in questi multipli livelli.
Alcuni dei loro nomi? Potremmo chiamarli “Società e realtà visibile”, intesa come quello che si può leggere sui libri di scuola ed in televisione e “Livelli sommersi”, intesi come il sistema di rapporti non visibili ma che guidano la società visibile.
Man mano che superiamo il livello nel quale siamo, approfondendo la percezione dei meccanismi che appaiono nella nostra vita, entriamo in uno dei livelli sommersi che ci conduce, se continuiamo la ricerca, al successivo e così via, in una giostra senza apparente fine.
Molti nel procedere in questa ricerca vengono allettati dalla possibilità di esercitare il potere che la consapevolezza permette: appena si posseggono alcuni comandi del sistema, se ne fa tesoro e li si utilizza per il proprio tornaconto.
Molti ricercatori cedono la loro volontà di ricerca a favore del vantaggio personale all'interno dei sistemi esplorati. Un po' come se in una immensa casa che sembra essere fuori dal mio controllo, una volta che ho imparato a far funzionare le lampadine, sfrutti questa capacità per dominare i miei simili che vivendo nella casa pensano che la luce delle stanze derivi da una sorta di magia.
Io divengo il loro mago, eroe e padrone: questa è una grande tentazione.
Altri invece percepiscono che ci sono molti altri livelli e procedono ma poiché, se si focalizza l'attenzione all'esterno essi non finiscono mai, consumano la loro spinta in un oceano di sabbie senza arrivar ad afferrare nulla in sé.
Chi ricerca in sé capisce ben presto che possedere sé stesso significa influenzare il mondo circostante ed anche qui si ripresenta l'allettante possibilità che ci fa perdere nella ricerca di potere.
Per alcuni che sono nella dinamica esteriore la possibilità di modificare il mondo tramite la conoscenza interiore è una favola, altri che invece l'hanno sperimentata sorridono e si compiacciono perchè essa è un patrimonio immenso, soprattutto perchè non compreso.
Anche in questo caso, però, può trattarsi del sorriso di una persona che si è fermata ed imbrigliata da sola in un gioco probabilmente più soddisfacente di altri ma comunque che costituisce una rete che frena la propria fioritura piena.
In questa fase possiamo osservare come molte persone cercano risposte al loro malessere quotidiano e, per ottenere un benessere od un cambiamento, si inoltrano in una ricerca.
Questa può aiutare ed è uno dei motivi che sostengono l'attuale crisi sociale ed economica, poiché è un forte catalizzatore: se si sta male si cercano soluzioni.
Anche qui però prima o poi va compiuto un passaggio che dall'obiettivo esterno, come avere una vita più agiata, sposta la nostra attenzione all'interno: come vivere una vita.
Si, perchè tutto può definirsi vita ma in questa ultima affermazione intendo una vita che permetta al fiore di aprirsi, alle doti personali di essere espresse, alla magia interiore di espandersi: una qualità di vita che alcuni definiscono del Risvegliato od Illuminato.
Risvegliato come sperimentatore della propria coscienza vigile, illuminato come sperimentatore della propria luce.
Questi appellativi che hanno racchiuso un obiettivo per tanti che si sono affacciati all'evoluzione personale vanno oggi riformulati ed arricchiti di quanto si è compreso nel tempo.
L'umanità lavora come un sistema interconnesso e multidimensionale nel quale la consapevolezza acquisita non va persa e si rende disponibile a tutti, al fine di procedere oltre.
Gli antichi insegnamenti quindi vengono arricchiti di nuovi significati, un po' come accade quando la vita esteriore rende disponibile una nuova scoperta scientifica che permette di organizzare diversamente la società.
L'essere umano è per natura creativo ed ha potenzialità immense: chi lo ha capito ed ha acquisito alcune informazioni, riesce a convogliare questa immensa e divina forza per ottenerne un beneficio determinato.
Uno dei sistemi migliori è far credere al Creatore di essere la Vittima: al Potere di sentirsi Impotente.
Una modalità geniale, non potete non convenirne, poiché con una abile opera di illusionismo si fa diventare l'oro in piombo e viceversa, in una alchimia inversa ed illusoria.
La ricerca della trasmutazione personale e della trasformazione, voglio chiarirlo meglio, è un'attività che si concentra sugli strati superficiali dell'essere e non nella Fonte che è in uno stato quantico perfettamente in evoluzione, eterna ed infinita poiché non imbrigliata dallo spazio-tempo.
Molti sanno che il nostro operato è volto a “far emergere” da una parte e “trasformare i freni” dall'altra.
Trasformare è il cambiare forma, come un camaleonte che cambi pelle o come una proiezione cinematografica che cambi il film, ma non tocca la nostra Sorgente e la nostra Essenza che è l'equivalente della vita nel camaleonte e della luce del proiettore.
Trasformare e trasmutare il piombo in oro è possibile se si comprende che non si sta operando sull'essenza dell'oro, che è in maniera indiscutibile parte di una realtà già presente, ma su quello che manifesta il piombo come apparenza.
Entrare nella nostra Essenza o quantomeno avvicinarvisi permette di modificare tutto quello che ne consegue: si può cambiare ciò che è superficiale ed apparente man mano che ci si immerge in quello che è nel nucleo e non visto.
In Essenza l'Oro esiste e va fatto emergere.
In questo balletto tra esterno ed interno si comprendono quanto questi siano espressioni di una cosa unica e si accede, man mano, a forze e capacità che permettono di modificare l'equilibrio generale.
Poiché siamo interconnessi oltre il tempo e lo spazio, gli antichi alchimisti ed iniziati sono ancora in noi e stanno operando con noi per questo processo. Non parlo solo di coloro che vivono secoli fa ma parlo di tutti coloro che umani o non umani possono essere connessi a noi nell'infinita estensione del tempo futuro e passato, sul Pianeta ed Altrove.
Una immensa alchimia cosmica che richiama ciò che noi siamo: aspetti olografici del Divino Uno.
Man mano che accediamo alla rete consapevole di connessione con il Tutto, allarghiamo il nostro “sapere di noi” e “vivere il sé” che conduce ad uno stato diverso di coscienza.
Se ne hanno degli assaggi per poi ricadere nelle sabbie mobili ma c'è sempre più facile permanere in questo stato per un tempo maggiore.
Tutto questo che ho descritto è quanto la mia mente può percepire ma se ricordiamo che la mente, per definizione, è limitata e non abbraccia tutto il multidimensionale (di cui parla ma di cui non può avere una esperienza piena) è necessariamente parziale.
Questi concetto sono “canditi per la mente” come i dolcetti che daremmo ad un bambino.
Ci accompagnano ma intuisco che la vera crescita sta avvenendo a piani diversificati che comunicano con noi attraverso sistemi quali l'intuizione ed attraverso ciò che chiamiamo Cuore.
Non mi riferisco al muscolo, evidentemente, ma chi mi ha seguito lo ha ben compreso.
Quindi nonostante gli sforzi che le nostre menti possano mettere in atto si arriva ad un punto in cui ci si rende conto che esiste una barriera nebulosa oltre la quale c'è Altro.
Questo Altro però può interagire con noi e può creare grandi effetti sul piano di quanto osservabile.
Alcuni lo chiamerebbero Magia, per indicare una qualche forza che modifichi la realtà osservabile in modo non prevedibile e comprensibile dalla mente.
Non parlo della magia da scaffale, ma della vera Magia che richiama l'infinita intercomunicazione e dinamica all'interno di dimensioni dell'esistente e del potenzialmente esistente che superficialmente , come pellicola visibile di una vastità, manifesta la realtà che osserviamo tutti i giorni.
Così come tecnicamente ora siamo in grado di osservare l'universo attraverso telescopi che esplorano spettri di frequenze non visibili quando alziamo lo sguardo al cielo, così interiormente stiamo sviluppando sensibilità sottili che ci permettano di vedere dimensioni non osservabili dagli occhi normalmente condizionati dai filtri della mente.
Queste sensibilità sottili alcuni le comunicano attraverso tecnologie, metodologie che possono essere utili, quanto sono utili delle stampelle a chi voglia reimparare a camminare dopo un trauma, ma presto lasciano lo spazio ad altro, si trascendono e si usano ad un altro livello.
Non suggerisco che scompariranno le tecniche ma saranno usate, se lo si vorrà, ad un livello superiore perchè integrate in una consapevolezza più ampia.
L'elemento fondamentale è rimanere centrati in sé e nel proprio potere di essere, non delegando alcuna delle proprie facoltà ad altri e cose che riteniamo diversi da noi.
Ad un certo livello si può convenire che se noi creiamo il nostro mondo personale, nel quale viviamo, ed attraverso il quale interagiamo con altri creatori anche questi strumenti sono nostre creazioni.
Se nella mia vita appare un metodo che mi appassiona e mi aiuta è in realtà una creazione della nostra consapevolezza che inserisce in sé una illusione affinchè possiamo compiere un passaggio.
Quindi in questa prospettiva tutto può essere parte di noi ma così come io gioco con le mie dita tamburellando su un tavolo per far ascoltare una piccola melodia, così è importante che ricordi che tali illusioni sono parti di me e non pensare che “le dita funzionino senza di me ed anzi siano superiori a me”.
Quindi si riesce ad amare l'altro per ciò che mi porta, anche se non piacevole, rimanendo centrati in sé. Man mano che si avanza si riesca a percepire la connessione tra me e l'altro ed in prospettiva ad accedere al livello che ci unisce in uno: la ricerca dell'unità è un viaggio della consapevolezza che ci vede tutti impegnati.
Al livello in esame, però, se io accolgo l'idea che il mio mondo personale non è il medesimo di quello degli altri, posso riacquistare la capacità di modificarlo perchè mi ripongo al centro.
Non sono “solo” ma coopero con il Tutto: riacquisto però “il mio posto di comando”, dove posso interagire in maniera più efficace.
Per farvi un esempio di come non viviamo lo stesso mondo, pur condividendone delle dimensioni parziali, pensate a quando vi recate ad un concerto od un cinema.
Lo spettacolo visto sarà diversamente percepito dalle persone, daranno diverse emozioni, ci saranno diversi ricordi e se ci si racconta cosa si è vissuto, in realtà sarà qualcosa di diverso ed unico per ognuno.
Ci sono persone che in una situazione difficile soccombono ed altre fioriscono.
Lo stesso apparente stimolo agisce in maniera profondamente diversa per i vari partecipanti.
Il mio mondo è espressione del mio mondo interiore come il tuo di quello che hai in te.
Io vedo dei colori, ascolto dei suoni, annuso degli odori che tu non percepisci e, viceversa, ciò che percepisci tu non è accessibile a me.
Quindi ognuno è portatore ed espressione della propria dimensione unica, del proprio mondo, e tutti confluiscono nel vasto mare del multi-universo.
Amplificate il tutto pensando al tempo-spazio come una semplice percezione, ed ecco che la mente si perde nella cosmica totalità.
Quindi per tornare “con i piedi per terra”, la magia non potrà essere compresa ma solo percepita e vissuta.
Permettere alla mente di lasciare uno spazio nella quale tale magia possa manifestarsi è un grande regalo: significa danzare con il mistero.
A che serve tutto questo? Si, perchè alcuni potrebbero veder sorgere questa domanda che ritengo importante e degna di risposta.
A COSA SERVE ACCEDERE ALLA MAGIA ED ALLA BELLEZZA INTERIORE
Siamo stati abituati a “lasciar perdere” la magia ed osservare soprattutto il brutto: non è vero?
Magia è stata collegata ad inutilità e pericolo.
Il bello è stato trasformato in “temporaneamente poco brutto”.
Abbiamo descritto l'umanità e noi stessi in maniera mostruosa.
Perchè? Perchè è stato fatto e soprattutto chi lo ha fatto?
Ad un certo livello di consapevolezza si potrebbe dire: perchè qualcuno così ci domina.
Risposta interessante e valida solo per un certo tempo, poi si procede oltre.
La domanda precisa è: perchè lo abbiamo fatto a noi stessi? Perchè lo abbiamo creato ed accolto nella nostra vita?
Qui la ricerca si fa personale ma è lì che si trovano le migliori risposte.
Man mano che le cercate prendetevi una pausa e considerate che se le avete create voi potrete cambiarle: ecco la chiave alla quale voglio portare la vostra attenzione.
Se ciò che vedo è connesso a ciò che sento in me, cambiando ciò che è in me cambierò ciò che vedo.
Facile a dirsi, meno a farsi: chi lo sta sperimentando sa di cosa stia parlando.
In effetti il fenomeno che noi chiamiamo co-creazione è una interazione tra sistemi e consapevolezze che rispondono a dinamiche che non sono comprensibili e seppur possiamo oggi aver conosciuto il cucchiaio, certo è ben difficile con esso svuotare il mare.
Per cucchiaio intendo tanti insegnamenti e strumenti che ci stanno aiutando ad intuire cosa accada in noi ed attorno a noi: sono meravigliosi ma c'è un altro livello a cui accedere, un'altra dimensione di consapevolezza.
E' una danza tra scoperta di sé ed ampliamento di consapevolezza, che interagisce con ciò che appare esterno a noi ma che è connesso profondamente a noi.
Man mano, in questo processo, ci inoltriamo nell'immensità del nostro sistema interiore che vede in fondo apparire una luce, la nostra Essenza.
E' una intuizione che vi offro, un “cartello stradale” che pongo in questo spazio multidimensionale di questo scritto ma che può accendere uno stimolo in ognuno che lo percepisca.
La nostra Essenza appare di pura Bellezza: ci stiamo riabituando a percepire cosa siamo.
A cosa serve fare tutto questo? Qui entra in gioco il concetto di piacere che spesso è relegato dalla cintola in giù.
Vi è un piacere particolare ed amore unico nel riscoprirsi che costituisce un motore enorme.
E' lo stupore del bambino che osserva l'alba, è l'amore della madre che per la prima volta guarda suo figlio negli occhi, è l'entusiasmo di un esploratore che pone il piede per primo in un luogo ignoto a tutti, è l'estasi del mistico che abbraccia l'Infinito.
Tutto il teatro è ben preparato per far spazio al protagonista: la Tua Divinità che si esprime attraverso Te.
A fine spettacolo gli applausi faranno apparire lacrime di Gioia sui nostri volti.
Luca

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