L'Uno.
Può accadere che al primo approccio con una informazione (che si può presentare sotto forma di insegnamento, riflessione, comunicazione e condivisione ricevuta da un altro, lettura, ecc...) non se ne riesca a cogliere la profondità e pienezza.
In effetti maggiore è la semplicità apparente dell'informazione e tanto più possono essere trovati chiavi di lettura, punti di vista ed aspetti che ne arricchiscono la nostra visione.
Uno degli insegnamenti che in questi tempi stanno emergendo all'interno, dell'ambito culturale di chi faccia ricerca su di sé e di crescita personale, è l'affermazione che “tutti siamo uno”.
Apparirebbe persino banale, se trattata con superficialità, la dichiarazione che l'universo in tutte le sue svariate dimensioni, aspetti, parti sia uno anche perchè il separare le cose è un'operazione compiuta dalla nostra mente ma rimane solo una percezione.
La differenza tra percezione e ciò che potrebbe dirsi reale porterebbe ad affrontare tutto il dibattito che vi è attorno a quello che si può considerare un altro pilastro della ricerca nell'ambito della consapevolezza umana.
Per suggerire una semplice linea di esplorazione immaginate quando ci si trovi a passeggiare in un bosco e di quanto, in funzione dell'attenzione che poniamo nel momento, il bosco possa rivelare piuttosto che nascondere la propria bellezza e magnificenza: un fiore può essere una macchia colorata piuttosto che un universo meraviglioso.
Quindi dov'è la realtà? Possiamo piuttosto parlare della nostra realtà personale, unica e diversa per ognuno di noi? Questo è solo un accenno ma collegato a ciò che è la linea principale di questo pensiero scritto.
Quindi se “visto” con superficialità il fatto che siamo tutti uno, appartenenti ad un unico “qualcosa”, di cui possiamo intuire e la scienza può tentare di darne un abbozzo, diventa una banalità che non cambia la nostra consapevolezza quotidiana e non migliora la qualità di vita.
Iniziamo a calarci questo concetto, come un esploratore farebbe in un luogo nuovo che ha in sé molti tesori, e cerchiamo quelle gemme che potranno arricchire la nostra visione di vita.
IO SONO UNO IN ME ed IO SONO UNO CON TE
Se vogliamo mantenere ancora la percezione che abbiamo delle cose e delle persone possiamo usare le categorie “io e te” od anche “dentro di me e fuori di me”.
Iniziamo da questo: cos'è dentro e cos'è fuori? Accontentiamoci per ora di dire che dentro è ciò che percepisco appartenere a ciò che possiamo definire l'incarnazione umana e nella quale riconosciamo una componente materiale (il corpo ed il campo energetico personale), una componente emozionale, un'altra mentale ed infine quella eterna chiamata anche complesso spirito-anima.
Ripeto, sto mantenendo separazioni che sfumeranno con l'aumentare della consapevolezza e se siete già a questo stato, mi auguro che possiate apprezzare comunque gli ulteriori significati che trasmetto. Per poterlo fare vi suggerisco, anche se possedete già queste nozioni a livello mentale, di fermarvi e percepirle in voi come esperienza: sarà facile se non le avete solo come teoria mentale ed illusoria.
Quindi “me” e “dentro” possono essere collegati a questo complesso corpo-emozioni-mente-eterno che percepisco differenziarsi da altro.
La differenziazione può avvenire, in questa fase, dando anche una connotazione spaziale (qui o lì, sopra o sotto, ecc...) piuttosto che una connotazione temporale (oggi e domani, giovane e anziano, ecc...).
Potremmo quindi indicare tante cose differenti quanti sono gli infiniti spazi che possiamo vivere e tempi che possiamo ricordare.
Se si rimane in questo modo di percezione possiamo perderci in una complessità di differenze che non ci possono aiutare nel nostro percorso quotidiano poiché non sempre riusciamo a fornire una spiegazione a ciò che accade e quando lo facciamo ci dobbiamo accontentare di una ricostruzione parziale ed inefficiente.
La legge di causa-effetto, ad esempio, in molti campi sta mostrando i suoi limiti ed ecco che emerge la sincronicità quale spiegazione razionale di ciò che apparentemente non lo sarebbe.
Praticamente man mano che aumentiamo la nostra percezione, aumentiamo le nostre categorie mentali che si muovono, però, sempre nell'ambito della separazione.
Alcune volte percepiamo la sincronicità ma altre volte non la vediamo, pur essendo operante costantemente. Quando questa appare come principio di causa-effetto non la riconosciamo ma in definitiva il concetto di sincronicità include in sé il principio di causa-effetto. Offro anche il suggerimento che la sincronicità è abbracciata dal concetto di co-creazione.
Per comprendere questo vi invito a leggere le varie definizioni che si danno di sincronicità o co-creazione e capirete come il collegamento tra gli eventi può essere visto o meno a seconda del punto di vista dal quale li si osserva e della consapevolezza che si possiede.
Per fare un esempio più comprensibile, possiamo immaginare che ad una persona poco colta il fulmine appaia come un fenomeno creato dal semplice atto di puro arbitrio, di una divinità incomprensibile. Per uno scienziato sarà agevole invece spiegare il fenomeno fisico che crea il fulmine. Per un poeta esso potrà rappresentare una parte di eternità che si concentra in un momento di luce. Per un mistico potrà essere un portale verso la luce universale. Per alcuni potrebbe essere “anche io sono fulmine ed il fulmine è me”.
Stesso evento, diverse percezioni: dov'è la realtà? O sono tutte realtà?
Tornando a noi, quando ci osserviamo, non guardiamo qualcosa di immutabile ma bensì un sistema in evoluzione, che noi chiamiamo “me stesso”, che a seconda del punto di vista può dare l'idea di parti separate (corpo, mente, emozioni, eterno) pur essendo unica espressione di qualcosa di non ancora percepito ad un livello superiore.
Se quindi vogliamo migliorare qualcosa di noi stessi e permaniamo in questo stato nel quale osserviamo tutto separato andremo a cercare rimedi anch'essi studiati per cose apparentemente separate e, quindi, andremo da qualcuno che ci dia una pillola per il corpo, da altri che ci forniscano una idea che modifichi la mente, da altri ancora che offrano uno stimolo emozionale e di solito finiamo in uno degli infiniti culti e credi per ciò che è eterno.
E' nell'esperienza di molti come questo tipo di approccio non è efficace né stabile nel tempo, sicuramente non ci offre una porta verso la realizzazione e gioia personale ma semmai una momentanea anestetizzazione.
Quindi comprendere che ognuno di noi è Uno significa percepirsi come un sistema che ha delle relazioni multimensionali nella sua essenza e manifestazione apparente.
Le dimensioni sono quelle che ho nominate ma non solo: vi sono tutte le infinite dimensioni che non vediamo pur offrendo il loro contributo ed influenza nel nostro quotidiano.
Richiamo, qui, il concetto di olistico che rappresenta un tentativo di risolvere questa estrema separazione e che, in termini di aiuto alle persone, offre una via integrata che supporta ognuno di noi come complesso unico pur avendo in sé infiniti aspetti e dimensioni.
Queste però sono tutte collegate e, potremmo dire, espressioni l'una dell'altra quindi non stupisce se posso descrivere precisamente lo stato di salute del corpo attraverso l'osservazione e la percezione del campo non visibile ed addirittura descrivere cosa la persona abbia vissuto nel suo passato. Chi ha vissuto o pratica terapie complementari ed energetiche ha questa esperienza.
Inoltre intervenire e stimolare una parte ha un effetto su un'altra e su tutto il complesso.
Ciò richiama il moderno concetto di “olografico” e quello di “non località”: modifico una parte per modificare il tutto.
Nel concetto di “non località” si fa rientrare anche il tempo e non solo lo spazio: se modifico Ora, modificherò anche il passato ed il futuro.
Una spiegazione semplice può essere come il mio passato non è altro che un ricordo, se ne modifico la percezione presente del ricordo, modificherò anche gli effetti che il passato ha sul presente.
Anche il futuro influenza il presente ma se modifico le aspettative e ciò che immagino del futuro, io modificherò il presente.
Tutto si svolge ora, in definitiva, e questo è un aspetto di una grande insegnamento (o suggerimento) di vivere nello stato di Presenza per accedere ad un rivoluzionario cambiamento di consapevolezza.
Nella “ricerca di sé stessi” ci si può perdere se si accolgono credenze nelle quali ci si immerge nelle separazioni senza riportare ad unità.
Se io entro nella mente e mi immergo nelle meccaniche che essa custodisce e di cui è espressione, mi addentro in un labirinto senza fine, come molti che lo hanno fatto potranno testimoniare. Ad un certo punto necessariamente, per ritrovare un equilibrio, sono condotto ad abbracciare tante altri aspetti come quelli menzionati.
Sin qui siamo però ancora ad un livello di separazione nel quale “io sono diverso da te” ed il “dentro è cosa diversa dal fuori”.
Mantenere questa separazione significa, nella ricerca del benessere personale, fermarsi prima o poi dinanzi ad un muro.
SUPERARE IL MURO DELL “IO SONO SEPARATO DA TE”
Ognuno di noi può avere la consapevolezza che i pensieri che si muovono nella propria mente e che le emozioni che si provino sono espressione di noi stessi.
Siamo proprio sicuri?
Credo che molti abbiano sperimentato come sia possibile avere lo stesso pensiero dell'altro, senza parlarsi, o provare la stessa emozione senza avere una comunicazione verbale o contatto fisico. Come lo interpretate?
Il concetto di “telepatia” vuole spiegare questo fenomeno ma è ancora una separazione ed un abbozzo di qualcosa di più ampio.
Se scendiamo a livello sub-atomico la moderna scienza ci dice che le apparenti separazioni si dissolvono in onde, vibrazioni, luce ed informazioni.
Cosa separa ciò che io chiamo me da ciò che posso affermare sia te?
Se ci osservassimo a livello micro potremmo vedere semplici onde che interagiscono.
Moltiplicate questo per le infinite possibili “sorgenti” di queste onde e potrete capire come la realtà percepita non sia altro che la “interferenza” tra le varie onde o, per usare un altro termine, la creazione che le stesse fanno apparire alle varie dimensioni.
Se quindi ci percepiamo come onde, connesse a tutti ed a tutto, cosa è me e cosa è te?
Siamo connessi a tutti gli esseri umani come anche a tutta la materia visibile (anche la stella lontana anni-luce da noi) ed a tutto l'invisibile.
Cosa significa questo?
Che i pensieri che percepiamo in noi, le emozioni e tutte le reazioni biochimiche hanno una connessione anche con le persone che sono accanto a noi e con le stelle.
Come posso comprendere la modalità di migliorare la mia vita se ho una confusione infinita in me?
Potrei vivere, ad esempio, uno stato depressivo originato da un pensiero ossessivo che è trasmesso da altre fonti alle quali io sono sensibile.
Un po' come una malattia fisica originata da un inquinante che è presente nella mia casa, nei muri.
Se non cerco l'origine non posso capire cosa sia e, soprattutto, se non comprendo che sono collegato ad esso non saprò come intervenire. Nell'esempio della casa potrò aprire i muri ed eliminare la polvere di cemento che mi intossica ma nel caso dei pensieri? E delle emozioni?
Poiché la nostra osservazione tende a selezionare sembra che la soluzione sia separare, di nuovo, ciò che avevamo appena unito: il mio “me” sta male perchè il tuo “me” mi influenza negativamente.
Di conseguenza, io mi allontano da te e metto una barriera per proteggermi.
Questo tipo di ragionamento che molti fanno è una risposta antica ad una percezione nuova.
Se io e te siamo uno, poiché espressione di questa infinita interazione universale che fa emergere ognuno di noi come esseri umani ma che ha le sue radici nelle stelle, come è possibile allontanarsi?
Sembriamo condannati: non trovate?
In realtà la via di risoluzione della cosa è amarla.
Amare sé stessi quando il sé si mostra nell'altro.
Amare significa prendere consapevolezza, riconoscersi e liberarsi dall'influenza.
Alcuni in questo momento sono affascinati dell'insegnamento che recita “Ti amo, mi dispiace, perdono, grazie” che ha una grande connessione con quello che sto cercando di raffigurare.
In definitiva è l'aumento della consapevolezza nella quale manteniamo il nostro “punto di vista” ma siamo capaci di sfumarlo od espanderlo all'interno di una interrelazione più ampia, non sono tra persone ma universale.
Il precedente insegnamento è estendibile a tutto l'universo, provate e sperimentate cosa accade.
Quindi seppur possiamo mantenere la percezione di un sé, questo si va ad ampliare sino a collegarsi con quell'Uno universale.
Ecco che un atto di amore per sé diventa un atto d'amore per l'universo. Ecco superata la grande separazione che “porta a soffrire per aiutare”: è una percezione parziale che provoca sofferenza.
Se io vivo la mia vita esprimendo il pieno potenziale che io posso offrire all'universo, sto compiendo ciò che l'universo accoglierà come guarigione.
Siamo abituati a pensarci “tutti missionari” verso gli altri, ma se dimentichiamo noi stessi stiamo creando squilibrio nell'universo: non si ama se non ci si ama.
Questa riflessione non porta, però, a forme egoiche di sfruttamento e potere sugli altri, poiché se si permane nella consapevolezza dell'unità, tutto viene armonizzato.
Un esempio che mi ha sempre accompagnato è quello dell'onda del mare, che spinge il surfista.
Per procedere nella direzione desiderata, senza cadere, debbo necessariamente diventare uno con l'onda.
Quindi mantenere la consapevolezza del proprio vero nucleo assieme alla fusione nell'Uno.
Possibile? Certamente a patto di ritrovare il vero nucleo di sé.
IL NOSTRO NUCLEO
Di nuovo appare che nel parlare di nucleo si sia di nuovo fatta una divisione tra nucleo ed esterno.
In realtà è proprio così: da quello che posso vedere e comprendere ora, questa è la modalità che permette l'avvicinamento ad uno stato di consapevolezza ulteriore che abbraccia ancora più parte di ciò che è.
E' una oscillazione dinamica e fluida.
Chiaramente posso parlarvi di quanto vissuto da me e troverete molti mistici che potranno affrontare e descrivervi il passaggio successivo ma confido di esser di stimolo a voi (le parti di me) con le quali condivido una fase d'essere similare.
Per tornare a ciò che vivo e che intuisco viviate (ora o molto presto) è un'oscillazione tra ciò che è me da ciò che è uno. In questa oscillazione, come nell'immersione di un oggetto che abbia una incrostazione dentro un liquido detergente, man mano rilascio parti non utili che componevano la corazza che mi sono costruito.
La corazza è quella “parte fisica, energetica, mentale, informazionale” che separa la mia sorgente da ciò che ora percepisco di me.
Man mano che trasformiamo parti di noi, aumentiamo di consapevolezza e ci ritroviamo.
Io parlo di trasformazione consapevole: il nucleo è eterno, la forma cambia in funzione della consapevolezza. In altri termini operando questa “disincrostazione” man mano ritorno nella consapevolezza e nel ricordo del mio nucleo.
Da quello che intuisco e che ho sperimentato in alcuni momenti, il mio nucleo è l'Uno.
Ecco che il circuito si chiude in una bellezza mozzafiato.
Momenti, fugaci, che in alcune volte mi hanno avvolto per poi, ripiombare, nella fase di oscillazione di cui ho parlato.
Questa opera di rilascio può essere agevolata in vario modo e ci sono molteplici vie che potrete trovare e che io stesso offro come mio aiuto alle persone che si rivolgono da me.
Posso aggiungere, per chiudere questo scritto che è offerto come stimolo, che anche queste pur diversissime, apparentemente tra loro, sono espressione dell'Uno ma il bello è che ognuno potrà scegliere ciò che è in risonanza con sé.
Auguro che la vostra risonanza sia nella sintonia dell'Amore.
Luca Ferretti

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