LA RICERCA INCESSANTE
Ed eccoci a cercare una tecnica.
Siamo stati talmente condizionati dalla mentalità trasmessa attraverso gli insegnamenti degli adulti, dei maestri, dei professori, dei professionisti e di altri che abbiamo incontrato e che abbiamo considerato depositari della conoscenza, che immaginiamo e crediamo ancora ora che per vivere bene abbiamo bisogno di una tecnica.
Un po' come immaginarci degli automi che, vittime di regole oscure, seguono il loro programma che li possa aiutare a svolgere la propria esistenza.
Abbiamo letto storie di fantascienza che ci hanno affascinato e nelle quali il robot prendeva vita, anima e forza, riuscendo infine ad affrancarsi dalla sua realtà meccanica.
Abbiamo pianto in film come Blade Runner nel comprendere quanto la voce della libertà poteva levarsi anche in coloro che avevamo giudicato non possederne: ma per chi piangevamo? Per chi abbiamo versato quelle lacrime ed abbiamo provato quei sentimenti?
In realtà era proprio per noi che muovevamo quel sentimento e quel pianto poiché vedevamo, riflessi in una moderna favola, la nostra realtà.
Quindi ora ecco a cercare una tecnica e qualcuno che la insegni poiché abbiamo delegato a qualche oscuro meccanismo la nostra possibilità di salvezza.
Ecco l'essere più potente dell'universo materiale che si trova ad immaginarsi come meccanismo di una grande catena di montaggio, che distrugge tutto e tutti, ed alla quale si può sfuggire solo se si scoprono i segreti dei suoi ingranaggi.
Deleghiamo costantemente, in nome di questa religione-credenza di massa che ci ha disumanizzato, il nostro potere, volgendo lo sguardo verso altri, organizzazioni, sistemi che pensiamo racchiudano le risposte.
Come al solito i richiami di coloro che, con giusto motivo, chiamiamo Maestri vengono disattesi poiché il loro invito a guardarci dentro, a cercare il bello in noi, a riconoscere Dio in noi vengono presi come farneticazioni di chi si è allontanato dalla realtà.
Ci si accorge però, a ben vedere, che coloro che si sono allontanati da sé stessi, dall'unica realtà che può essere definita tale, sono proprio coloro che con sufficienza liquidano questi consigli come stoltezza.
Eccoci ora a cercare una tecnica come a sostituzione della responsabilità individuale di sperimentare il percorso.
Siamo abituati a frequentare scuole di ballo dove ci insegnano i movimenti, scuole di canto dove insegnano la modulazione della voce, infinite varietà di percorsi dove insegnano persino a respirare, affannati in questa ricerca incessante.
Arriva però il punto che, passando da tecnica a tecnica, insegnante ad insegnate, arriviamo finalmente al momento ne quale ci guardiamo, forse per la prima volta, e scopriamo qualcosa che non avevamo visto, per tanto che eravamo immersi in questa illusione.
Benediciamo così ogni singolo insegnante che abbiamo incontrato, benediciamo ogni singolo aiuto che ci è stato fornito, benediciamo ogni tecnica che abbiamo incontrato perchè possiamo spogliarci di tutto per vestirci del Tutto: noi stessi che emerge da questa lunga ricerca, quel Sé che tutto ha come sua parte e che molto di più promette come prossimo passaggio.
Le maschere, quindi, vengono dismesse e come a fine spettacolo, a margine della scena del teatro, rimangono a memoria del gioco al quale abbiamo partecipato.
Esseri eterni che sperimentano il procedere nel tempo.
Luca Ferretti
www.trasfomazioneconsapevole.it

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