| il Sogno personale originario: riconoscersi |
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REALIZZARE IL SOGNO PERSONALE E RADICARSI NEL NUOVO
Ognuno di noi nutre in sé almeno un sogno. Osserviamo la realtà che viviamo e ci proiettiamo in un diverso momento e luogo dove possiamo vivere un'esperienza che possa darci gioia. Passiamo, quindi, molto tempo nel rincorrere con la mente questo sogno e quanto più il nostro quotidiano non ci soddisfa, tanto più ci rifugiamo in questa prospettiva diversa. Alcuni sogni però non sono nostri e non esprimono noi stessi: esistono difatti “sogni preconfezionati” che le persone possono accogliere ma che sono dettati dall'ambiente familiare e sociale ai quali si appartiene. L'originalità del sogno è qualcosa che non è sempre presente e considerata poiché si riproducono questi schemi precostituiti: ci si accontenta di scegliere alcune varianti, come ad esempio “una villa in montagna piuttosto che al mare”, ma spesso non si va molto oltre. E' possibile persino formare delle statistiche per raccogliere in gruppi coloro che pongono certe priorità piuttosto che altre e le risposte alla domanda “che sogno hai?” possono risultare molto simili. Questo da una parte ci può ricordare che in fondo vogliamo tutti le medesime cose (salute, amore, benessere, serenità...) ma d'altra parte potrebbe anche dirci che pochi osano davvero sognare in modo originale e personale. Questo potrebbe essere anche uno dei motivi alla base del fatto incontestabile che non tutti riescono a vivere il proprio sogno: esiste un grande livello di insoddisfazione dipendente dal fatto che tra la vita quotidiana e quella desiderata esiste spesso un baratro. Questo baratro può divenire insuperabile se il sogno che rincorriamo non è il nostro.
Nel processo ed esperienza che io chiamo “la ricerca del proprio sogno” si individua in maniera pratica un obiettivo nella propria realizzazione: non importa in quale ambito si scelga di porre la propria attenzione ma l'importante è depurare il proprio sogno da inquinanti che si possono essere acquisiti nel nostro percorso precedente. Il sogno originale è qualcosa che infonde una forza ed un'energia unica, alimentando tutte le capacità di rinnovamento che si hanno a disposizione favorendo realmente il cambiamento ed il suo raggiungimento. Non è una illusione, quindi, che una volta raggiunta ci delude ma è una manifestazione di una parte di noi che una volta vissuta ci offre una energia ed entusiasmo capace di proiettarci verso altre nuove prospettive.
Intrecciato al processo di individuazione del proprio sogno si vive il processo di conoscenza di sè stessi, delle proprie qualità e caratteristiche. Spesso non ci conosciamo e quindi vestiamo un vestito fatto di preconcetti ed idee, su di noi, che possono essere molto sbagliate. Alcuni tendono a svalutarsi enormemente, altri a sentirsi superiori e quasi tutti non riconoscono le proprie qualità perchè le si danno per scontate, per acquisite non riuscendo a valorizzarle al massimo. Mentre si individua il sogno già si intravedono gli elementi che possono contraddistinguerci e mentre si depura il sogno originario da quanto acquisito dagli altri o derivanti da pensieri non propri, si inizia ad osservare meglio chi siamo, cosa ci può rendere davvero felici e come attuare dei cambiamenti. Dopo aver individuato il proprio sogno il processo di disvelamento di ciò che siamo, rilasciando quei filtri e maschere che abbiamo indossato lungo il percorso di vita, ci permette di sentirci, di ritrovarci e di intraprendere un processo che può risultare stupefacente e stimolante oltre quanto immaginato.
Molti tecniche per raggiungere i propri obiettivi ed approcci per migliorare falliscono anche a causa di una mancata percezione del nostro sogno e di chi siamo. Se, per esempio, immagino che una vita con un lavoro fisso in un certo settore, una famiglia numerosa, una casa in collina sia un obiettivo importante da raggiungere sono sicuro che tale esperienza, una volta creata risponda alle mie reali esigenze interiori? Se la raggiungo e poi mi rendo conto che “non sono soddisfatto ed appagato”? Inoltre spesso nel tentativo di perseguire questa esperienza vivo numerosi fallimenti: può essere un segnale? Un evento improvviso, inoltre, come un licenziamento o la perdita di un rapporto forse non potrebbe essere visto come un messaggio di rivalutare ciò che si era pensato?
Vivere una vita senza conoscersi crea necessariamente un disagio quando ci troviamo a creare “i sogni di un altro”: se non abbiamo un sogno originale difatti finiamo per offrire la nostra energia ai sogni altrui. L'organizzazione sociale esiste in funzione di determinati obiettivi ritenuti centrali, che spesso confliggono con il benessere della maggioranza delle persone, perchè sono volti al soddisfacimento di solo una piccola parte della società. Esiste una "gestione a monte" persino delle grandi rivoluzioni sociali che possono essere usate a vantaggio dei pochi.
Sin da bambini veniamo letteralmente invasi da messaggi che cercano di conformare l'individuo in crescita ad un certo tipo di libertà condizionata ed a sua volta condizionante degli altri. Uno dei condizionamenti più importanti è quello di “non valere” e di “non essere capaci” che instilla in noi la necessità di rivolgerci a chi possiede una certa autorità (anche semplicemente intellettuale) per orientare la nostra vita: sono queste le fondamenta del controllo e della gestione sociale. In questo quadro il sogno originario viene semplicemente trasformato in un sogno derivato da obiettivi altrui: è l'incubo dell'anima.
Riscoprire il proprio sogno e riscoprire sé stessi è un processo importante che certamente non si può ridurre “ad un corso” od “un incontro” con me ma certo in occasioni definite possono essere attivate delle tendenze nuove, che si appoggiano sull'interiorità vera di ognuno, per smantellare questi condizionamenti.
In questo momento osservo come molti vivono una estrema difficoltà nell'ambito lavorativo: il lavoro non funziona come in passato e viene addirittura perso. Questo cambiamento produce angoscia e sofferenza e non viene salutato come opportunità ma come distruzione dell'individuo: in realtà è questa idea che lo distrugge e non il cambiamento. Certo posso dire che il “riconvertirsi” è una parola spesso usata per indicare un cambio di lavoro ma sento molto più corretto dire che in un processo di profondo cambiamento è necessario “ritrovarsi”. Anni nei quali abbiamo nutrito una certa immagine di noi, determinati rapporti finalizzati a mantenere certi equilibri in un ambiente ed il semplice stress quotidiano dovuto anche ad una insoddisfazione più o meno palese hanno minato le nostre energie e capacità di visione. Concedersi una occasione per “riguardarsi e riguardare” anche grazie allo stimolo ricevuto può risultare di grande beneficio: questo non nell'ottica di acquisire “la tecnica all'ultima moda” e tratta “dall'ultimo libro” ma per riconnettersi alla propria radice. Questo processo di “radicamento in sè” è un altro aspetto importante del lavoro svolto perchè permette di costruire delle basi che possano dirsi davvero vitali.
Questo riconoscimento permetterà di intraprendere un cammino diverso, anche avendo appreso approcci e strumenti innovativi, ma soprattutto perchè ci si è riconosciuti. Colui che “sa chi è” non potrà essere più usato come prima o cadere vittima di una illusione “di seconda mano” perchè avrà maggiore consapevolezza di ciò che lo caratterizza.
Si vivrà così il ritorno alla propria unicità per poter ricollegarsi agli altri con una forza rinnovata di miglioramento.
In questo tempo in cui tanto sta crollando , la nostra società ha un bisogno enorme dei “sognatori originari”: coloro che potranno cambiare il proprio mondo contribuendo allo sviluppo di tutti.
“Riparto da me stesso” è una espressione molto usata ma che è valida a patto di conoscere chi sia “me stesso”.
Questi passaggi possono essere vissuti nella TRASFORMAZIONE CONSAPEVOLE e negli incontri individuali.
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